sangiovanni sempre in bilico tra CADERE VOLARE. L’intervista

Domani esce il nuovo album del cantante con ritmi belli sostenuti e testi più introspettivi. Lo abbiamo sentito per capire come va con l’ansia, con i tradimenti, con le soddisfazioni personali
sangiovanni
sangiovanni, foto di Dirindin

CADERE VOLARE: due parole fondamentali per sangiovanni. E non soltanto perché sono il titolo del primo album ufficiale di sangiovanni che esce domani per Sugar Music ma anche perché descrivono molto bene la condizione in cui si sente. Sempre. Anche al telefono, alla domanda “Come stai?”. Risponde così, ripetendole. Un po’ in bilico. Un po’ che è soddisfatto del suo lavoro a cui ha dedicato gli ultimi mesi delle sua vita. Ma anche un po’ che sa che la prossima volta vorrà fare ancora meglio.


Di sangiovanni abbiamo già scritto tanto per la nostra cover story: l’adolescenza a Grumolo delle Abbadesse in provincia di Vicenza, l’amicizia con Madame, i suoi gusti musicali. Oggi però lo intervistiamo al telefono per fare il punto con lui su questa ultimissima uscita ufficiale. Un album molto vario dove spiccano le produzioni di DRD (ovvero Dardust/Dario Faini), Riccardo Scirè, Zef, Merk & Kremont, Takagi & Ketra, Kyv, Dinv x Cvlto, Faraone, Valerio Bulla e Bias.  Nomi molto famosi e altri più emergenti, sempre per rispettare la sua idea di non cercare solo il producer blasonato. Un lavoro dove, dietro alle basi che pompano, c’è (molto spesso) un pensiero molto intimo e delicato.


La nostra intervista a sangiovanni

Hai tolto molti pezzi per arrivare a CADERE VOLARE?

No, alla fine no. Quando ho un’emozione intensa so già che diventerà una canzone e che farà parte di qualcosa. Ho voluto scrivere le sensazioni più forti in tutti i brani e devo dire che non ho tralasciato quasi niente.

Si può dire che alla lunga sei uno dei vincitori morali di Sanremo perché anche se non sei arrivato sul podio farfalle continua ad andare benissimo, adesso è ancora al sesto posto su Spotify per esempio. Cosa hai portato a casa da quell’esperienza?

È stato tosto perché hai una grande responsabilità, anche bella, certo. Ma ne sono uscito migliore, arricchito. È stato un privilegio e spero di poter tornarci in futuro. Come persona credo di essere riuscito a dare qualcosa anche a chi mi segue.

Quando ci eravamo incontrati in precedenza mi hai detto che avevi in mente di scrivere un testo a tema quasi sociale. Possiamo dire sia che gente siamo? Dove si affronta anche la tematica del bullismo.

Certo.

Quando canti “non si può più dire un cazzo” ti unisci al coro di quelli che dicono che non si possa più parlare senza offendere nessuno?

No. Mi lamento di non poter esprimermi (ma vale anche per gli altri) senza che qualcuno storpi il contenuto e senza che venga giudicato per forza. Alla fine, non c’è così tanta libertà di espressione come sembra. Se io domani dicessi “guarda quella che fica” verrebbe fuori un pandemonio senza senso, lo so già.

Quando hai chiesto a Blanco delucidazioni sul dress-code per il suo concerto in bianco e nero, lui ti ha risposto “vieni anche nudo che va bene”. Non si fa molti problemi nella comunicazione: lo hai visto live?

Certo, ovvio, sono andato alla prima data a Padova! Fortissimo, mi è piaciuto un sacco. La band suonava benissimo, anche i visual. La qualità va elogiata.

«Mi sento di vagare per lo spazio e per il mondo»

In CADERE VOLARE invece canti “vorrei trovare un punto fermo un riferimento ricredere in quello che ho perso e sorridere”: lo hai trovato?

Assolutamente no. Mi sento di vagare per lo spazio e per il mondo. Ci sono giorni in cui sto bene e altri molto meno. Non ho niente a cui aggrapparmi. Mi capita spesso di essere triste, in modo molto intenso, ma bisogna andare avanti a vivere. E poi sono anche felice. Insomma, alterno.

In amica mia, con una chitarra quasi flamenco, molto dolce, suonata da Luca Faraone, racconti del tuo rapporto con l’ansia: come va?

Non mi lascia mai, adesso ce l’ho. È come avere un prurito perenne! Per questo ho voluto dedicarle una canzone ma non ho voluto nominarla. Così gli altri potevano anche pensare a una donna. Il suono è in contrasto con la condizione ansiogena ma è voluto. Perché in fondo l’ansia non va combattuta: meglio conviverci pacificamente.

sigarette alla menta racconta un episodio realmente vissuto? (un amante scoperto perché ha fumato le sigarette alla menta e si butta dalla finestra, ndr).

In parte. Quello che è vero è che io le fumavo davvero e quando hanno smesso di produrle ho chiuso con il fumo perché in realtà non mi piace. È totalmente inventata sul fatto che un tipo si sia suicidato dopo aver fumato le mie sigarette e dopo essersi fatto la mia ragazza. Poi da adolescente è capitato che sia venuto a conoscenza di tradimenti vari, ma non in flagranza, diciamo!

In molti mi hanno chiesto se ci fossero feat. nel tuo album. Come mai hai deciso di non chiamare nessuno?

Perché ho voluto raccontare le mie emozioni in prima persona e non potevo chiamare anche qualcun altro. Non ci sarebbe stato proprio spazio. Era anche una scommessa. Creare hype con i feat è bello ma stavolta volevo che la gente volesse ascoltare e capire me e non il suo artista preferito.

Ti sei tagliato i capelli: volevi dire qualcosa al mondo?

Eh sì, ora assomiglio a Rudy Zerbi! A parte tutto avevo bisogno di un cambiamento perché mi sentivo poco curato e alla deriva. E i miei capelli non mi piacevano più, erano troppo pesanti. E poi avere i capelli così oggi è totalmente nel mood della musica che sto per proporre.

sangiovanni sarà in tour a partire dal 2 maggio, qui tutte le date.


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