Nei “Numeri primi” di Hu l’elettronica incontra testi consapevoli. L’intervista

Nel suo primo album la cantautrice, produttrice e polistrumentista marchigiana ha voluto raccontare tutto quello che le è successo negli ultimi due anni. La nostra intervista
Hu, produttrice, polistrumentista e cantautrice ha pubblicato il suo primo album ufficiale Numeri Primi
Hu, produttrice, polistrumentista e cantautrice ha pubblicato il suo primo album ufficiale Numeri Primi

Chiariamo subito una cosa: i Numeri primi del titolo del primo album di Hu non c’entrano nulla con il libro d’esordio di Paolo Giordano. «Non l’ho ancora letto ma ormai mi avete incuriosito», racconta con candore lei, al secolo Federica Ferracuti, classe ‘94. Siamo al luminosissimo ultimo piano della sua casa discografica, la Warner Music, con la quale ha firmato un contratto a settembre 2020. «Mi hanno cercato in tanti ma loro mi hanno convinta subito», prosegue lei. L’abbiamo vista tutti sul palco dell’ultimo festival di Sanremo insieme ad Highsnob per Abbi cura di te e non può aver lasciato indifferenti il suo piglio caparbio unito a un sorriso di gran dolcezza.


In questo suo nuovo album che unisce ritmi elettronici a testi cantautorali, Hu ha voluto raccontare tutto quello che le è successo negli ultimi due anni. E non è sempre stato piacevole. Ma alla fine ho capito che “Siamo unici/ irripetibili/ indivisibili/Numeri primi” come canto nella title track e questo è l’importante. Lo ha fatto insieme a Andrea Andro Mariano, che ha supervisionato la produzione, e con Michael Tenisci e Tom Beaver, in un solo anno e prodotto in sole due settimane.


«Ma se avessimo avuto più tempo non avremmo fatto di meglio!», spiega lei, cantautrice, produttrice e multistrumentista da Fermo, Marche.

La nostra intervista a Hu

Hu, che cosa volevi raccontare?

Volevo raccontare relazioni basate su sentimenti “di plastica”, storie finite male, gestione di alte aspettative, comportamenti nocivi. Tutto per arrivare a capire ciò di cui si ha davvero bisogno: i rapporti stretti che possono davvero dare serenità. C’è anche un ordine ideale tra le canzoni che non corrisponde a quello della track-list: Temporale, Prima di sparire, Avec Moi, Numeri primi, La versione migliore di noi.

Partiamo quindi da Temporale.

È un’esplosione di ritmo ma anche di emotività proprio per questa mia incapacità di comunicare con la persona che vorrei. È nata da un mantra che mi ero registrata sul telefono 3 o 4 anni fa, poi mi ha aiutata Felix Lehmann (produttore già con Jan Blomqvist)  a Berlino.

Poi Prima di sparire.

È la prima canzone che ho scritto ma che ho inserito dopo. Nel testo immagino di fare quattro chiacchiere con il destino e chiedergli cosa stia combinando. Perché secondo me mi mette sempre a dura prova ma… io sono più forte!

Cosa ti è successo?

Quest’anno mi è stata diagnosticato anche un problema uditivo a un orecchio. Proprio a me che lavoro con la musica capisci?

Però sei anche andata a Sanremo e prima, quest’estate, in tour con Emma.

Sanremo è stata un’esperienza pazzesca che ogni artista dovrebbe fare almeno una volta nella vita. E se non ci fosse stata prima l’esperienza come turnista con Emma, dove suonavo pianoforte, tastiere, chitarre e ukulele, probabilmente non sarei riuscita a farla.

Come mai?

Perché ho affrontato dei palchi giganteschi per la prima volta con una paura tremenda, perché se poi sbagli mentre suoni per qualcun altro è anche molto peggio. E mi è pure capitato durante una prova generale. Per fortuna Emma si è girata verso di me ed è scoppiata a ridere. Così sono riuscita ad andare avanti.

Tornando indietro: pensi di aver capito subito la tua strada artistica?

Volevo una strada che fosse essenzialmente mia. Ho iniziato studiando chitarra jazz a 12 anni, poi pianoforte, basso, violoncello e a 15 sono riuscita a comprarmi il mio primo computer con il programma FL Studio. Dopo pochi anni, con ulteriore fatica lavorando come cameriera, sono riuscita a comprarmi il primo Mac con Logic 8. In testa avevo molte contaminazioni e inizio a cantare in inglese, perché in fondo non volevo farmi capire.

Come hai fatto a passare all’italiano?

Suonavo in locali piccoli come turnista per alcune band locali jazz e punk del circuito marchigiano e a 17 anni ho iniziato a cantare in italiano. Non era semplice perché mi sono resa conto immediatamente di quanta importanza abbiano le parole. Nei primi concerti quando presentavo il mio primo brano in italiano, Rime, notavo come in molti si commuovessero. Così mi esortavano a continuare su questa linea. Nel 2018 ho deciso di partecipare allo JägerMusic Lab a Berlino. Ho vinto una menzione speciale e questo ha significato per me molto perché i partecipanti venivano  da tutt’altro mondo rispetto al mio, quello della techno. Avevo fatto un passetto avanti verso l’obiettivo di contaminare l’elettronica da club con le mie origini più neoclassiche e jazz.

In Guai compare anche il feat di Francesca Michielin.

Francesca mi aveva detto che era molto presa in quel periodo, perciò le avevo mandato Guai solo per aver un suo parere. Ci avevo messo molto tempo per finirla perché ero in un periodo molto negativo dove mi mancava parecchio la mia compagna. Francesca l’ha sentita e ha reagito subito in maniera entusiasta! Quindi, mi ha mandato la sua strofa ed è anche venuta da noi in studio. C’è una coda strumentale che è una particolarità di tutto questo album. C’è tanta elettronica ma ci sono anche strumenti suonati come basso, chitarra, contrabbasso, batteria.

Che direzione di piacerebbe prendere Hu?

Un po’ quella dell’ultimo brano, La versione migliore di noi, con un ritmo davvero da club ma con la giusta attenzione al testo. In quest’ultimo brano c’è anche la sintesi di quello che voglio dire: ho provato sentimenti sbagliati verso persone che non si meritavano la mia attenzione, ho messo in discussione tutti i miei rapporti, compresi quelli familiari, ma poi mi sono ritrovata. E ho deciso di dare il meglio di me.

Ascolta Numeri Primi


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