Dardust e gli Studio Murena, un matrimonio che s’ha da fare. L’intervista

Infaticabile Dario Faini che per il suo nuovo singolo ha scelto nuovi compagni di viaggio, i milanesissimi Studio Murena (e l’aiutino di IRKO e Taketo Gohara) ma la collaborazione non si fermerà qui
Dardust
Dardust, foto ufficio stampa

La curiosità musicale di Dardust per fortuna non si ferma mai. L’avevamo capito ancor di più quando lo abbiamo incontrato per la nostra cover story di oramai quasi un anno fa. E all’alba di un nuovo appuntamento con il Festival di Sanremo, dove lo scorso anno il producer/compositore era stato davvero il mattatore con ben 5 brani prodotti, lui ci stupisce ancora con un brano molto ricco di stimoli e sonorità: Parallel 43.


Qui convivono assieme in 4 minuti un bel ritmo dubstep, pulsazioni tech improvvise e un intervento dei fiati che immagino sia il “tocco Studio Murena”, il collettivo milanese che per la prima volta ha collaborato per questa nuova produzione di Dario.


Parallel 43 (che è anche il il parallelo della città natale dell’artista, Ascoli Piceno) comunque è il primo capitolo di una collaborazione che darà alla luce molto di più, seguendo un progetto con Sony Music Masterworks e Artist First. Ma non dimentichiamoci che in questo brano c’è anche IRKO, collaboratore di Kanye West, ingegnere del suono multiplatino che ha ricevuto quattro nomination ai Grammy per l’album Donda.

Abbiamo chiesto a Matteo Castiglioni e Giovanni Ferrazzi degli Studio Murena (con un intervento all’inizio di Dardust) di parlarci di più di questo bel sodalizio e qualche indizio sul loro prossimo lavoro.

L’incontro tra Dario e il collettivo milanese

Dario come sei arrivato ai ragazzi di Studio Murena?

Nell’ultimo periodo mi sono appassionando a tutta la nuova scena nu jazz e cosmic jazz e cercavo questi colori per il nuovo disco. Avevo in mente di contattare realtà come The Comet is Coming, Sons of Kemet, Badbadnotgood, sapendo quanto fosse difficile collaborare con loro. Poi ho scoperto Studio Murena, mi sono appassionato al loro sound e alla loro preparazione ed ho realizzato che non c’era bisogno di andare all’estero perché avevo trovato una realtà forte e attuale qui in Italia. Da lì a trovarmi in studio con loro è stato un attimo – il tempo di scriverci una mail – e sono veramente felice di questa scelta!

La parola passa a voi ragazzi, com’è nata questa vostra ”prima volta” con Dario?

Matteo Castiglioni: Apparentemente è nato in modo normalissimo! Una sera Dario ci ha scritto su Instagram, ci siamo conosciuti lì e a distanza di poco ci ha proposto di collaborare al suo ultimo album in studio. Un aneddoto curioso è che il giorno stesso in cui Dario ci ha scritto, la mattina Giovanni (Ferrazzi, elettronica, sampler negli Studio Murena, ndr) era in un negozio di strumenti musicali a San Benedetto del Tronto, dove era in esposizione il pianoforte usato per l’ultimo tour di Dardust! Coincidenze?

Studio Murena
Studio Murena, foto di Alessandra Lanza

C’è qualcosa che avete imparato (anche trucchi…) nel lavorare al suo fianco? E cosa vi ha maggiormente colpito della sua personalità?

Giovanni Ferrazzi: In studio Dario ha un metodo di lavoro che non avevamo ancora affrontato. In precedenza abbiamo quasi sempre registrato in “simi-live” anche in studio. Come si sente nel nostro primo album, abbiamo inciso pezzo per pezzo dall’inizio alla fine, aggiungendo veramente poche extra take. Con Dario si partiva da un concetto diverso: registrare delle parti traendo spunto dalle sue tracce pre-composte che avevano una identità ben definita, cercando di stimolarci a vicenda per risuonare parti o creare idee nuove!

Fortunatamente con noi, oltre a Dario, c’erano Taketo Gohara e Enrico Gabrielli. Loro hanno messo in campo tutta la fantasia e, nel caso di Enrico, il suo virtuosismo. Suonare questi pezzi insieme è stato pazzesco! Ne approfittiamo anche per ringraziare Niccolò Fornabaio, il fonico che ci ha seguito alle Officine Meccaniche. Ha reso il tutto veramente semplice, e facendoci concentrare solo sulla nostra esecuzione e creatività.

Non posso non chiedervi come sta procedendo il viaggio verso il vostro atteso – lo sapete vero? – nuovo album. Queste onde pandemiche vi stanno immagino rallentando, ma spero non influiscano negativamente sulla vostra ispirazione.

G: Il lavoro sul prossimo disco sta procedendo alla grande. Abbiamo praticamente finito le registrazioni principali e ci apprestiamo alla seconda fase del lavoro. Non possiamo dire molto di più, ma non vediamo davvero l’ora di pubblicare nuovo materiale e di presentarlo live al più presto!

I dischi che hanno fatto ballare, e non solo, gli Studio Murena nel 2021

A proposito, visto che non è che possiamo andare a tanti concerti e fare feste, magari in una serata di vinili e amici, ristretti, avete scoperto dei dischi pazzeschi e avete esclamato frasi del tipo: “ma perché non proviamo a fare un pezzo così”?

M: Assolutamente sì! Come immaginerai siamo tutti grandi crate diggers e condividiamo continuamente i nostri ascolti tra di noi; sia con playlist condivise nel gruppo sia scambiandoci dischi fisicamente. La cosa interessante è che ognuno di noi ha ascolti leggermente diversi. Questo ci permette di non avere singole influenze ma di contaminarci a vicenda. Lo scorso anno sono usciti dei dischi incredibili e molti di questi stanno contribuendo in modo essenziale al rinnovamento dei generi che amiamo di più, quali hip-hop e jazz ad esempio.

Pensiamo ai dischi di Little Simz, Sons of Kemet, Moor Mother… che come hai sentito piacciono molto anche a Dario. Naturalmente queste scene musicali molto forti. Come quella UK in questo momento hanno un impatto su tutta la musica e la aiutano a crescere in modo trasversale. Penso al nostro disco passato e al prossimo, ma anche al prossimo disco di Dardust, che pur non essendo né un disco hip-hop né un disco jazz conterrà diversi riferimenti alle scene musicali e agli artisti che citavamo prima. Il punto di forza secondo noi risiede nell’ascoltare, analizzare e quindi comprendere, per poter poi trasformare un’influenza in qualcosa di nuovo e di ugualmente interessante e inedito.

E allora visto che è passato da poco il 2021, quali sono i lavori che maggiormente avete consumato?

M: Senza alcun dubbio i dischi che citavamo prima quindi Sons of Kemet, Little Simz, Madlib, Dinner party (l’unione di forze tra Robert Glasper, Terrace Martin, Kamasi Washington e il produttore 9th Wonder, ndr), Moor mother –che ha presentato 3 dischi, uno solista, uno con gli Irreversible Entanglements è uno in duo –, senza dimenticare i nostri amati Calibro 35 e il nuovo di Marracash.

Vedrete Sanremo? E se sì, nel caso, per chi farete il tifo?

G: Molti di noi lo hanno sempre guardato ma non facciamo i nomi, (ride, ndr) e negli ultimi anni è comunque capitato a tutti noi di guardarlo. Altrimenti di cosa possiamo parlare coi parenti al telefono o a pranzo? Poi negli ultimi anni le proposte sono state molto diversificate e di livello. L’anno scorso facevamo il tifo per Ghemon e per Davide Shorty. Quest’anno facciamo sicuramente il tifo per Ditonellapiaga e per Hu (che ha fatto qualche corso in Conservatorio con parte dello Studio Murena).

Ascolta Parallel 43


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