Ceri, tra musica liquida e magia nel nuovo “Waxtape: I° Movimento”. L’intervista

Il nuovo album del produttore fa subito venire voglia di ballare e ritrovare dei veri momenti di condivisione, dove non può mancare un pizzico di magia
Ceri
Ceri, foto ufficio stampa

«Sai perché la registrazione si è cancellata? Perché è il 17, anche se non è venerdì». Riuscire a trovare il lato positivo anche nei momento critici non è facile, ma Ceri ci è riuscito. Ore 11. Il telefono squilla, dall’altro capo risponde Stefano Ceri, tra i più interessanti produttori italiani, che pubblica oggi il suo nuovo progetto, Waxtape: I° Movimento.


Parliamo per mezz’ora, il registratore cattura domande e risposte. Ci salutiamo, chiacchierando dei nostri compleanni degli ultimi due anni, passati in lockdown. Quando metto giù si manifesta l’incubo di qualunque giornalista: la registrazione si cancella da sola. È una cosa possibile? Se è successa direi proprio di sì.


Qui, ancora una volta, perché l’avevo già capito durante la nostra intervista per l’uscita di Insieme, Ceri si dimostra disponibile e alla mano. Fossero tutti come lui.

Alla fine tutto è bene quel che finisce bene. Waxtape: I° Movimento è finalmente fuori. Ecco cosa mi ha raccontato Ceri, al proposito del progetto, durante la nostra intervista.

La nostra intervista a Ceri

“La musica non è più musica, ma la musica diventa magia”. Mi spieghi questo concetto?

La forza della magia sta nel fatto che non la si può spiegare. La musica, come fatto fisico, è una semplice compressione dell’aria che fa muovere i timpani. Ma quando colpisce luoghi misteriosi delle nostre anime e apre porte che altrimenti non avremmo mai potuto immaginare, è qui che diventa magia. In quel momento succede qualcosa di misterioso, che non si può narrare con il linguaggio della quotidianità, perché le parole sono un artefatto incompleto, che può raccontare solo una piccola parte di quello che viviamo.

La parola stessa se usata in musica, o in poesia, si trasforma e diventa qualcosa di diverso. Una canzone che parla di una sedia a dondolo per me che l’ascolto può ricordare una galassia sperduta nel cielo che non ho mai nemmeno incontrato. In un momento in cui cerchiamo di spiegarci tutto, ho cercato qualcosa che mi portasse verso l’infinito.

Hai scritto una lettera che racconta il Ceri del passato e quello del presente. Credo che spieghi bene il concetto di “musica liquida, senza schieramenti”. A questo punto mi viene da chiederti: ma le etichetta che diamo alla musica servono ancora?

Comincio da un esempio pratico: la parte più difficile del preparare un dj set è capire come organizzare le tracce che hai. Un brano che nei canoni è definibile “techno” in una determinata situazione emotiva, spaziale o temporale potrebbe suonare struggente alle orecchie di qualcuno. Allo stesso modo una canzone che gira a 120BPM è probabile che venga percepita più veloce di un’altra che invece sta a 140BPM. Come posso prevedere questa eventualità? Non posso. Organizzare le canzoni quindi secondo delle etichette diventa limitante, ma so anche che bisogna comunque provarci, altrimenti sarebbe quasi impossibile costruire un dj set.

Allo stesso modo cerchiamo di organizzare la realtà e ci serviamo di artifici inevitabilmente imperfetti. Non possiamo incolparci di questo. La cosa che forse non dobbiamo fare è applicare questo modus operandi al momento della creazione. Sempre più spesso mi ritrovo a parlare con ragazzi che iniziano a produrre o a fare musica e già mi parlano di generi. I presupposti da cui partire per fare musica dovrebbero essere altri.

E per quanto riguarda invece il concetto di “musica liquida”?

La musica la intendo così perché è inafferrabile. È un susseguirsi di istanti imprevedibili che si influenzano vicendevolmente senza regole decifrabili. Quando creiamo qualcosa di nuovo ci ispiriamo sicuramente a qualcosa già esistente. L’imprevedibilità di quello che succede dopo è l’essenza di questo continuum creativo che ci tramandiamo e ci passiamo l’uno con l’altro.

Dalla collaborazione con Ginevra al videoclip di Solo Insieme

Dopo due EP, Solo e Insieme, esce questo progetto dove ci sei solo tu, ad eccezione di Ginevra. Tra l’altro proprio nel momento in cui le discoteche hanno riaperto.

Far uscire il disco nello stesso momento in cui vengono riaperte le discoteche è stato un caso. Di sicuro la mancanza dell’atto della condivisione corale durante questi anni di pandemia ha opacizzato quel mantello magico che avvolgeva la musica. Il WAXTAPE nasce anche in risposta a tutto ciò. In realtà oltre a Ginevra ci sono anche altri interventi. Ad esempio Solo Insieme l’ho prodotta in collaborazione con Jaz e Chai Ayling, due fratelli di Losanna conosciuti tramite Tatum Rush che hanno una visione molto singolare della musica. Altre tracce le ho lavorate insieme a Nobel, un mio amico produttore e dj di Milano che stimo molto.

Parlando di Ginevra, all’uscita di Insieme avevo definito il vostro un “incontro perfetto”. Cosa ti ha spinto a richiamarla per questo progetto?

In realtà non l’ho richiamata, avevo registrato la sua voce e mi sembrava perfetta per I Luv U. Non era proprio una cosa programmata questa volta, mentre per Insieme sono stato io a cercarla perché desideravo lavorare con lei.

Il videoclip di Solo Insieme è girato in UK, tra Manchester e Blackpool. Mi hanno incuriosito molto i protagonisti, membri del collettivo ACAB. Loro rispecchiano molto un certo tipo di persone che possiamo trovare in discoteca e sembrano quasi essere diverse facce della stessa personalità.

Il video è diretto da Giada Bossi e devo dirti che non ho idea di quale sia il significato che voleva dare lei al video. Torniamo un po’ al discorso di prima: ognuno vede ciò che vuole. Siamo stati due giorni via per il videoclip e devo dire che quando lo riguardo può davvero aprirsi a tantissimi significati e iconografie. Poi, era già pronto il 20 marzo 2020, ma puoi ben capire che sarebbe stato un suicidio farlo uscire in quel momento (ride, ndr). Abbiamo aspettato ed è un bel lavoro, realizzato insieme ai ragazzi di ACAB, che tra l’altro hanno curato anche le coreografie dell’evento di lancio di Kanye per Donda.

Ceri: «Il Domina è stato la mia suggestione principale per questo progetto»

Invece a chi è venuta in mente la cover di Waxtape: I° Movimento?

Nasce da un’idea dell’art director con cui lavoro, Stefano Adamo. Rispecchia perfettamente tutto il concetto che sta dietro al progetto, dove la musica, che è un insieme di formule, è in contrasto con la matematica, fredda e razionale, con questo sciamano che protegge le formule e le fa ballare con lui.

Non posso non chiederti se c’è un club in particolare dove ti piacerebbe proporre questo primo movimento.

Il Domina, che è stato la mia suggestione principale per questo progetto. Adesso è un club abbandonato, ma si trova a Savona, domina la vallata e da lì vedi il mare. Sono andato anche a visitarlo e ho sentito qualcosa muoversi nelle budella.

Ascolta Waxtape: I° Movimento, il nuovo album di Ceri


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