The Irishman, Robertson racconta nascita e segreti della colonna sonora

Il compositore di “The Irishman”: «Scorsese mi ha chiesto: niente di classico»
Robbie Robertson, foto di Don Dixon
Robbie Robertson, foto di Don Dixon

Ha lavorato con Martin Scorsese più di 40 anni ma per la colonna sonora di The Irishman, il compositore Robbie Robertson aveva un’unica richiesta.

Per l’epopea gangster di tre ore e mezza in onda su Netflix dal 27 novembre infatti, il regista ha chiesto a Robertson solo questo: «Non una colonna sonora tradizionale. Big bum-dah-ba-dum-brrrring, sai quella musica di quando guidano veloci?», come ha riportato The Hollywood Reporter.

Robertson, 76 anni, era già compagno di stanza di Scorsese negli anni ’70 quando si trasferì a casa del regista a Mulholland Drive. Scorsese voleva proprio che Robertson, suo compagno di antica data, creasse musica adatta al tono del film che è basato sul dramma dei personaggi più che essere un tradizionale mafia-movie.

«Il mood del film è davvero molto forte: non ho mai visto un film di gangster con questi toni», ha rivelato Robertson. «È stato complicato».

Il film era ancora più complicato per una particolare tecnologia usata da Scorsese. La trama si estende per diversi decenni dato che vengono raccontate le vicende di Robert De Niro nei panni di un camionista che diventa un sicario per una famiglia criminale italiana, incrociando il suo destino con il famigerato Teamster Jimmy Hoffa (Al Pacino).

Ciò significa che Scorsese ha utilizzato la tecnologia per far sembrare gli attori settuagenari De Niro, Pacino e Joe Pesci giovani di 30 anni.

«Ho pensato: “finché funziona” », dice Robertson della sua prima impressione quando gli è stato detto del concetto di invecchiamento. «Finché non diventa fonte di distrazione… In genere siamo abituati a vedere persone giovani che interpretano personaggi più anziani, non il contrario. Ma abbiamo visto dei test ed erano incoraggianti. Ho pensato che se fossimo riusciti a realizzarlo sarebbe stato un momento storico». Tutto ciò si è tradotto nell’idea di Robertson di voler creare qualcosa al di fuori del tempo.



«Non mi è mai capitato di dover scrivere musica che potesse andare bene per così tanti decenni!», dice. «Ho dovuto trovare qualcosa che avesse un mood e una qualità senza tempo».

In effetti, la colonna sonora di The Irishman, che appare nella colonna sonora del film (pubblicato l’8 novembre), è data da melanconiche melodie che caratterizzano le chitarre acustiche mentre magari un’armonica evoca un sentimento di solitudine.

«Non è che Marty o io non apprezziamo le fantastiche partiture di film tradizionali», racconta  Robertson. «Adoro Alex North ed Elmer Bernstein. Marty ha già lavorato con loro in passato. C’erano alcuni tipi di film per cui funzionava».

«L’importante è che non vuoi essere dato per scontato e non vuoi che nulla sia ovvio». Robertson, noto anche per il suo lavoro come chitarrista e compositore principale per The Band, ha lavorato con Scorsese sulla maggior parte delle sue colonne sonore, tra cui Raging Bull (1980), Casino (1995), The Departed (2006) e The Wolf of Wall Street ( 2013).

Ha anche continuato il suo lavoro da artista solista e ha pubblicato il suo album Sinematic il 20 settembre. Poiché stava lavorando all’album contemporaneamente a The Irishman, ha scelto di portare le ispirazioni del film direttamente nella musica.

E il primo singolo I Hear You Paint Houses, con la voce di Van Morrison, era ispirato infatti all’omonimo libro di Charles Brandt, che è stato la base di The Irishman (e del titolo provvisorio del film).

 

 

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