Shade: «Con “Autostop” canto la voglia di estate e il desiderio di ripartire»

Per lanciare il suo nuovo singolo, Shade ha pubblicato un video freestyle sui suoi social dove alterna generi e tematiche
Shade
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Di lavoro fa l’artista ma pure il creatore di hit. Shade (all’anagrafe Vito Ventura) ha dalla sua una grande esperienza nell’hip-hop e pure una capacità di intercettare sempre ciò di cui abbiamo bisogno. Dopo il lancio del suo ultimo singolo Allora Ciao – e dopo il successo di brani divenuti tormentoni come Bene ma non benissimo, Amore a prima insta, La hit dell’estate e Senza Farlo Apposta con Federica Carta – il rapper è pronto per pubblicare la sua canzone di questa estate che è difficile ma pur sempre bisognosa di leggerezza.

Il 16 giugno esce infatti Autostop, la nuova potenziale hit di Shade che, con 8 dischi di Platino e 3 dischi d’Oro alle spalle, ha deciso di non citare in questo brano il Coronavirus. Ma Autostop riesce a essere un brano che ci ricorda una sensazione di cui abbiamo bisogno. Soprattutto in queste settimane complesse.

Per lanciare questa canzone (che vede la produzione di Jaro con la collaborazione del team di Itaca) Vito ha pubblicato un freestyle davvero divertente. Che – ancora una volta – ci mostra tutte le sue skill. Dal mondo del rap a quello delle canzoni prettamente “pop”. E che allo stesso tempo ci fa perdere la voglia di fare queste continue differenziazioni di generi musicali. Perché poi, alla fine, quello che conta è saper arrivare al proprio pubblico. E da questo punto di vista Shade non ha alcun tipo di problema. Anzi…

Ormai è tradizione l’arrivo di un freestyle per annunciare l’arrivo di un nuovo singolo. Questa volta hai voluto strafare…

Sì, guarda. Mi fa sempre piacere farlo. Ho riempito la quarantena di freestyle. Ne avrò fatti tre o quattro. Per questa occasione ho pensato: non posso farlo uguale agli altri semplicemente prendendo una base e scrivendoci sopra. Così mi sono detto: prendiamone dieci (ride, ndr). Tra l’altro ho preso spunto da generi diversi.

Era un format che avevo fatto tanti anni fa. In questo periodo sono uscite un botto di hit. Dal reggaeton di Mamacita dei Black Eyed Peas fino alla lirica del Barbiere di Siviglia o a Will Smith in Willy, il Principe di Bel-Air. Mi sono divertito un macello ed è pure andato molto bene. Ma sai che ogni volta che pubblico un freestyle ho sempre paura che vada meglio del pezzo in sé?Poi io penso sempre che possa andarmi male tutto…

Come mai?

Perché sono una persona che di base non parte mai positiva. Un po’ perché sono fatto così. Un po’ perché, quando non ti aspetti nulla, nel momento in cui arriva qualcosa è tutto di guadagnato.

Parliamo del tuo nuovo singolo Autostop. L’hai scritto in quarantena? O era già pronto?

Il pezzo è nato a ottobre. Ero in studio, c’era questa base molto bella con questa melodia. Mi sono detto: scrivo le prime cose che mi vengono in mente e al massimo le riprendo quando poi si avvicinerà l’estate. Invece alla fine sono rimasto bloccato due mesi e mezzo in Spagna e non sono riuscito ad andare in studio. Per carità, durante la quarantena ho scritto altre canzoni, ma quando ho ripreso Autostop, ho pensato che fosse il pezzo perfetto.

Perché?

Innanzitutto anticipava un po’ quello che sarebbe successo in questi mesi. E questa è una cosa che era già successa con Allora Ciao. Io forse me le mando un po’ da solo (ride, ndr). In ogni caso, ho pensato che potesse essere il brano perfetto perché parlava del desiderio di ripartire, di trovare la felicità e di cercare il mare. E il mare per me rappresenta la felicità, perché quando rivedi la spiaggia dopo tanto tempo hai quei tre secondi di blocco al cuore. Hai le farfalle nello stomaco. È importante ricercare quella situazione lì. In questo momento storico tutti abbiamo bisogno di questo. 

C’è stato un momento in cui ti sei chiesto se fosse il caso o meno di uscire con un brano come questo? Nel brano non citi il Covid e in questi tempi già questa è una vera e propria scelta…

In verità mi sono tranquillizzato a fine aprile perché ho visto che tutte le hit estive dell’anno scorso salivano prepotentemente risalite in classifica. Questo significava che la gente aveva bisogno di divertirsi e di non sentire la parola “Covid” per tutto il giorno. La cosa che mi piace di Autostop è che è perfetta per questo periodo, ma allo stesso tempo non parla di questo periodo. In ogni caso, sì, ho avuto dubbi all’inizio, quando ha preso il via il lockdown. Ho pensato per un attimo: magari quest’estate dobbiamo pensare di non uscire. 

Il mondo dei live sta soffrendo molto in questi mesi. Come vedi questa situazione?

In questi giorni ho visto di tutto. Da manifestazioni politiche piene di gente a manifestazioni per motivi razziali. Insomma: qualsiasi tipo di assembramento. Giustamente noi cantanti diciamo: ma ci prendete in giro? Addirittura a Torino abbiamo visto piazze pienissime per guardare le Frecce Tricolori. C’erano migliaia di persone. A questo punto avremmo potuto mettere su un palco e cantare noi, no?

Per quanto ne so io, poi, la situazione ospedaliera è molto buona e per fortuna l’Italia è uscita da questo schifo. Però c’è sempre un fattore di rischio. Se si fa una ripresa, si deve fare per bene. Ma non come le partite di calcetto: ora riaprono ma alcuni dicono che non si possono fare contrasti. Cosa siamo? Gli omini del calcio balilla? In ogni caso, il calcio può andare avanti senza stadi aperti, ma i concerti senza la gente sono una merda.

Eh sì. Poi alcuni live senza pubblico durante la quarantena hanno avuto un ruolo simbolico (penso a Bocelli in piazza Duomo a Milano oppure a Zucchero a Roma). Ma in effetti i live hanno bisogno della gente…

Esatto. Sono stati eventi che sono serviti per farci sentire più uniti. Un po’ come le nostre dirette su Instagram che abbiamo fatto durante la quarantena. Hanno “salvato” tante persone chiuse in casa. Quelle, secondo me, erano le cose che potevamo fare noi. Stando vicino al nostro pubblico. Ma credimi: portava a loro ma portava tanto anche a noi. Secondo me è stata la cosa migliore da fare.

A proposito, hai passato la tua quarantena in Spagna. Come è stato? 

È stata bellissima (ride, ndr). Lo so che è strano e assurdo, ma sono stato davvero bene. Ero in un posto caldissimo, avevo un appartamento con una terrazza gigante. E, nella sfortuna generale, sono stato fortunato ad aver trovato quell’appartamento.

Avevo i miei ritmi: mi svegliavo, mi allenavo, ho imparato a suonare un po’ la chitarra, ho imparato lo spagnolo. Ho fatto freestyle, ho scritto e alla fine non mi sono fermato un secondo. Poi sono riuscito a resistere a tutti i messaggi delle mie ex (perché ovviamente la quarantena tira fuori tutte le debolezze umane): bisogna essere forti e resistere. 

Beh, il tuo precedente singoloAllora Ciao, parlava di una storia compromessa. Raccontava che le persone cambiano molto e, alla fine, ci si può accorgere di essere innamorati solamente di un ricordo. Durante la quarantena hai di nuovo riflettuto su questa cosa? Hai rivalutato rapporti e amicizie?

Ti dico la verità: sono stato veramente forte. Ho resistito. Soprattutto con le ragazze. È facile crollare quando sei da solo. Io sono crollato un paio di volte in quei mesi. Ma mai cedendo in quel senso. Mi sono riscoperto molto forte. Avevo voglia di sapere come stessero alcune persone. Ma alcuni non si stavano preoccupando per me, quindi… mi sono concentrato su di me.

Come sarà la tua estate 2020?

Il brano inizia con “Sai che c’è? Che sono stanco e voglio andarmene”. Se penso che l’ho scritto mesi e mesi fa, ho il brividino. Quest’estate comunque spero di divertirmi. Non sarà come le altre, perché per me il tour estivo è fondamentale. Sia perché mi diverto tanto con i miei amici, con Jaro, sia per la musica. Come sai, io non passo tantissimo in radio. Non avere festival e non avere concerti, mi toglie un grande tassello per diffondere la mia musica. Ma ci inventeremo qualcosa. 

Hai mai fatto autostop? Se sì, per andare dove?

È “successo” una volta che ero in vacanza in montagna con alcuni amici. Lì dove eravamo avevamo un campetto fatto di pietre e volevamo andare in quello sintetico, che però era nel paesino dopo. Quindi abbiamo provato a fare autostop, ma a dir la verità non ci ha caricato nessuno. Ce la siamo fatta a piedi.

In occasione del #blackouttuesday hai pubblicato anche tu un’immagine nera con una citazione di un pezzo di Tupac. Cosa ne pensi della discussione sul razzismo? 

A me ha dato veramente fastidio ricevere certi messaggi. Quando ho pubblicato l’immagine nera, molta gente mi ha scritto: “Dopo questa smetto di seguirti”. Io ho pensato: fai pure, non mi fai questo grande torto, io mi sveglio bene ugualmente la mattina. E poi: meglio che mi liberi di persone sceme come te. È inutile che mi vengano a scrivere: “Ma lui avrà fatto qualcosa per essere fermato dalla polizia”. Certo, ma da lì a essere ammazzato come un cane per strada con un ginocchio ce ne passa.

La mia posizione è sempre la stessa: io credo nel rispetto e nell’uguaglianza degli esseri umani. Anche quando dico la mia sui diritti LGBT, capita la stessa cosa con alcuni follower. Ma come dico nel freestyle: “C’è l’apertura delle regioni ma aspetto ancora l’apertura mentale”. Siamo nel 2020. Siamo un po’ in ritardo, direi.

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