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Ci sentiamo pronti a tornare ai concerti? I dati del report “Dopo l’intervallo”

Uscita la ricerca promossa dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia: il 96% degli italiani ha affermato di aver sentito la mancanza di spettacoli live

Siamo pronti alla musica live? Il report di Assomusica
Siamo pronti alla musica live? Il report. Credit: Nicholas Green on Unsplash

È stato presentato oggi, in una video conferenza, il report After the interval – Dopo l’intervallo 2020. Una ricerca relativa all’impatto dell’emergenza Covid-19 sul pubblico degli eventi dal vivo. Il tutto in uno stretto confronto con il Regno Unito e la Repubblica d’Irlanda.

Nel nostro paese l’8 marzo è stato il giorno dell’avvio del lockdown. Una data importante che ha chiesto a ognuno di noi di rinunciare ad alcune abitudini, per cercare di diminuire la capillarità del Coronavirus. Nel Regno Unito, invece, l’ordine di confinamento è arrivato solo il 23 marzo. Proprio in quel contesto, la società Indigo ha messo a disposizione gratuitamente a tutte le istituzioni culturali operanti nel Regno Unito e nella Repubblica d’Irlanda un sondaggio.

La volontà era quella di comprendere in tempo reale l’andamento dei propri dati. Insomma: come il proprio pubblico sta reagendo a questa lontananza dagli eventi dal vivo, tra concerti e spettacoli? La prima fase della ricerca è stata quindi condotta nel Regno Unito e in Irlanda dal 16 aprile al 6 maggio ed è stata presentata lo scorso 15 maggio. Inutile dichiarare la eco importante e globale che tali dati hanno raccolto. Così, il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia si è chiesto se fosse possibile attivare un questionario simile anche a casa nostra. E il risultato di questa raccolta dati – realizzata in partnership con Indigo e in collaborazione con Assomusica e Agis – è stato presentato oggi, venerdì 26 giugno. 

Vincenzo Spera, presidente di Assomusica, ha voluto dare il via alla conferenza con alcune osservazioni: «Credo che questa sia una cosa molto importante non solo per i dati emersi ma anche per quello che può essere un lavoro che ci vede tutti uniti. Mai come ora c’è bisogno di condivisione e di sinergie di questo tipo», ha iniziato. «Ma c’è anche bisogno di portare avanti le nostre istanze a livello europeo. Dobbiamo fare pressione sul Governo italiano perché nella linea guida che detterà la Comunità Europea quando ci saranno gli incontri degli stati membri vengano segnalate le linee per l’utilizzo dei fondi. Altrimenti sarà difficile usarli in Italia». E ha concluso: «La cultura è l’unica infrastruttura che nessuno stato ci può comprare. Se questa è una vera infrastruttura (e lo è: è l’infrastruttura dell’anima) è giusto che i fondi siano dati alla cultura così come vengono dati ad altri settori».

Ha poi preso la parola Serena Tonel, assessore con deleghe alla comunicazione, all’azienda digitale, e-government e teatri del Comune di Trieste: «Il settore della cultura è stato molto colpito dal Coronavirus. Le previsioni di ripresa non sono molto chiare e sono determinate dalle misure di sicurezza da applicare. Ma le ricerche e i sondaggi come questi sono fondamentali per capire le dinamiche del prossimo futuro. L’auspicio è quello che iniziative come queste possano segnare una tendenza in un nuovo approccio di analisi e di attività strategica».

Fulvio De Rosa, consigliere di Assomusica e managing director del Live Club di Milano, ci ha di fatti invitato ad accorgerci della sinergia che si è creata nel portare a casa questo lavoro capillare: «Anche noi di Assomusica avevamo visto questo sondaggio del Regno Unito e si è subito creata questa connessione per cercare un ottimo punto di unione tra i quesiti per renderlo trasversale tra le varie categorie. Finalmente si può parlare di industria della cultura. Nel nostro paese per troppo tempo questa attività è stata marginalizzata. Dobbiamo presentarci in maniera adeguata, dando numeri precisi che possano servire a noi e alle istituzioni».

I dati del report

Arriviamo ai dati. Alla ricerca italiana (conclusa il 19 giugno) hanno partecipato 53 istituzioni culturali e sono stati raccolti 32mila feedback.

«È un numero straordinario», ha spiegato Francesco Granbassi, presidente del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. «Sono risultati che danno speranza e fiducia ma che definiscono anche alcune preoccupazioni per il nostro futuro». 

Chiaramente alcune domande sono state modificate rispetto a quelle sottoposte al pubblico inglese. Soprattutto a causa delle differenze culturali. «In Inghilterra non si fanno abbonamenti per i teatri, mentre da noi è un fattore molto importante di sostentamento», ha continuato Stefano Curti, direttore organizzativo del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. 

Il fatto che ogni istituzione culturale potesse fare un check immediato sui dati riferiti ai propri “aficionados” è stato molto importante anche per avere un’ulteriore conoscenza del proprio pubblico. Oltre al fatto che l’unione di tutti i dati ha contribuito a darci una visione generale nazionale di queste tematiche.

Il 96% del pubblico italiano ha affermato di aver sentito la mancanza degli spettacoli dal vivo (in Inghilterra il dato è pari al 93%). Il pubblico ha poi dichiarato per l’81,6% che la maggiore aspettativa di ripresa dell’attività è quella di vedere in carne e ossa i propri artisti preferiti. In Inghilterra il dato è del 67%.

Ma l’attenzione si è anche spostata all’acquisto dei biglietti per eventi dal vivo. In Italia è il 30,5% del pubblico a comprare (o a pensare di comprare a breve) ticket, mentre in Inghilterra ci si ferma al 17%. 

Come stiamo vivendo questo ritorno alla normalità? Ci fidiamo delle misure restrittive? Ci sentiamo sicuri a tornare poco alla volta a una situazione di pseudo-normalità? In Italia è il 23,1% degli intervistati a dirsi disponibile a frequentare eventi a prescindere dalle misure previste (in UK è il 19%). Il 20% (28% in Inghilterra) preferisce invece non frequentare luoghi affollati per sentirsi più sicuro. Simile è anche il dato di chi pensa di aspettare almeno 4 mesi prima di riprendere ad acquistare dei biglietti. È il 39,6% in Italia e il 41% nel Regno Unito.

Un ultimo appunto: i dati raccolti sono stati anche suddivisi per regioni. I feedback raccolti in Lombardia – regione particolarmente colpita dall’emergenza sanitaria – non differiscono di molto da quelli delle altre zone d’Italia. I dati dai quali si legge una maggiore prudenza da parte del pubblico lombardo riguardano la preferenza a non frequentare luoghi affollati per proteggersi. Sono il 22,6% rispetto al 19,9% del resto d’Italia. 

Scopri a questo link tutti i dati del report. 

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