Nameless alza bandiera bianca: ottava edizione rinviata al 2022

A causa del persistere dell’emergenza sanitaria, l’appuntamento con Afrojack, DJ Snake, Lil Pump, Tiësto e tantissimi artisti italiani slitta al prossimo anno
Nameless Music Festival
Nameless Music Festival, fonte: ufficio stampa

Il NAMELESS MUSIC FESTIVAL ha annunciato poco fa, con grande rammarico, il rinvio dell’ottava edizione. L’evento, previsto inizialmente dal 9 al 12 settembre 2021, si terrà nelle nuove date del 2, 3, 4 e 5 giugno 2022 tra i comuni di Annone BrianzaMoltenoBosisio Parini (LC). L’organizzazione rassicura tutti coloro che hanno già acquistato i biglietti, che rimarranno validi per le nuove date. 

Nonostante l’impegno nel garantire un contesto di intrattenimento in totale in sicurezza, lo svolgimento dell’evento non sarà possibile a causa del persistere dell’emergenza sanitaria. Pur avendo previsto delle misure ad hoc per rendere minimo il rischio del contagio da Covid, mancano delle linee guida specifiche per lo svolgimento dei grandi eventi.

Le dichiarazioni di Alberto Fumagalli, CEO del Nameless Music Festival

Alberto Fumagalli, CEO e founder di Nameless, commenta così l’amara decisione: «Ci abbiamo provato, ci abbiamo sperato, ma oggi dobbiamo arrenderci. Dobbiamo arrenderci ancora una volta davanti all’evidenza che nel nostro paese non siamo considerati un’attività necessaria».

E prosegue, osservando come eventi di tutto il mondo, che da mesi stanno portando avanti esperimenti con migliaia di partecipanti, stiano facendo intravedere un graduale ritorno alla normalità. «In Italia, dopo mille protocolli presentati, discussi e talvolta approvati, siamo ancora avvolti da un imbarazzante silenzio. Ogni proposta si infrange contro il muro di gomma delle istituzioni che ai più giovani non pensano. O meglio, ci pensano quando hanno bisogno di cercare un capro espiatorio per accusare qualcuno della risalita dei contagi».

Sebbene eventi, concerti e discoteche siano un importante spazio di crescita personale, Fumagalli dichiara quanto però l’intero settore della cultura non abbia attualmente una prospettiva in Italia. Un festival come il Nameless era un messaggio di speranza. Il suo rinvio, prosegue il CEO, è “il tradimento di un paese per cui crediamo di aver fatto tanto”.

Conclude le proprie dichiarazioni con la tristezza di dover veder sacrificato il lavoro di due anni, ma con una promessa. «Ogni giorno continueremo a combattere per veder garantito il diritto sacrosanto di ogni persona di vivere la propria vita in sicurezza. Si può fare, ed è ora che anche la settima potenza industriale al mondo se ne renda conto. Perché di questo passo l’Italia rischia di perdere l’ultima occasione per togliersi di dosso l’etichetta di paese per vecchi».

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