I live senza pubblico e in streaming (a pagamento) aiuteranno l’industria?

Arrivano anche da Oltreoceano esempi di veri e propri live realizzati in venue vuote e senza pubblico ma trasmessi sulle piattaforme digitali
Coronavirus: niente concerti in Italia fino al 3 aprile
Joshua Hoehne/Unsplash

Con l’arrivo della pandemia da Coronavirus il mondo della musica dal vivo sta cercando di riorganizzarsi. Ogni paese deve fare i conti con la propria situazione sanitaria e con le norme applicate al business dei live, ma sta prendendo sempre più piede una modalità di portare avanti la musica, senza dimenticare i professionisti che lavorano dietro le quinte. Si tratta di fare veri e propri concerti in location vuote e trasmessi in streaming a pagamento.

La situazione dei live in Italia

Con un decreto firmato lo scorso 17 maggio, il nostro premier Giuseppe Conte ha permesso il ritorno dei concerti dal 15 giugno ma solamente con massimo 200 persone al chiuso e 1000 all’aperto. Il tutto con le dovute precauzioni e accorgimenti per contenere un’eventuale propagazione del virus.

Un modo per creare nuove occasioni di lavoro per le maestranze coinvolte nel mondo live.

Gli appelli degli artisti per i lavoratori del mondo della musica

Proprio su questo punto si è discusso molto in queste settimane, dopo appelli di numerosi artisti (Tiziano Ferro e Laura Pausini in primis) e dopo il flash-mob #senzamusica di domenica 21 giugno.

È infatti necessario tutelare i lavoratori del campo della musica, colpiti in maniera particolare (così come altre categorie di lavoratori) dalla pandemia da Coronavirus.

I casi

Ma da altre parti del mondo arrivano nuovi esempi di business. Billboard US ha pubblicato ieri, lunedì 22 giugno, un articolo a firma di Taylor Mims che riporta proprio questi casi. Oltreoceano sono sempre di più gli esempi di veri e propri concerti all’interno di venue senza pubblico e trasmessi in streaming a pagamento.

In questo modo, i lavoratori del mondo della musica possono sentirsi tutelati e possono ritornare – seppur lentamente – alla normalità. Dopo l’esplosione di dirette Instagram durante il lockdown, realizzate dai singoli artisti nelle loro case, è infatti necessario tornare a coinvolgere le maestranze in nuove forme dal vivo. Che, chiaramente, non potranno mai portare alle emozioni di un vero e proprio concerto. Ma, perlomeno, possono sostenere l’industria live.

Nell’articolo di Billboard US, ad esempio, si riporta il caso del Messico, dove promotori di eventi, manager di artisti e proprietari di locali si sono uniti per lanciare un ambizioso progetto che, si stima, creerà più di 1000 posti di lavoro temporanei per il mese di giugno a Città del Messico e Guadalajara.

Si apriranno due sedi per spettacoli senza pubblico che verranno trasmessi in streaming a pagamento. I guadagni di questi show verranno depositati a Asociación Civil MEXIMM A.C., che gestirà e distribuirà i fondi a musicisti e professionisti di ogni concerto.

Ma non è tutto qui. Jason Isbell ha pubblicato il suo ultimo disco Reunions lo scorso 8 maggio, in pieno lockdown. Aveva in programma di presentarlo con uno show al Brooklyn Bowl a Nashville. Chiaramente la location è stata chiusa a causa della pandemia, ma l’artista ha deciso di organizzare comunque un live con, tra gli altri, anche sua moglie Amanda Shires.

Lo show – della durata di 75 minuti – è stato trasmesso in streaming su Fans.com e ha visto più di 100mila spettatori dal vivo e altri 60mila post-evento. Le donazioni dei fan hanno raccolto oltre 100mila dollari per il fondo MusiCares. Una bella iniziativa.

Lo stesso giorno anche Bud Light Seltzer ha mandato in onda un’esibizione pre-registrata di Brad Paisley. Ha suonato insieme alla sua band nella location dove avrebbero dovuto fare le prove per il nuovo tour. Paisley ha spiegato a Billboard US che il suo team ha fatto di tutto per portare a casa uno show di qualità.

Sono arrivati a realizzare un risultato così positivo grazie al rilevamento della temperatura dei membri della band e della troupe, alla creazione di spazi personali sul palco e grazie all’uso di alcol ad asciugatura rapida su tutto ciò che toccava.

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