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Tutto sul caso Junior Cally a Sanremo. Chi è veramente il rapper di Focene

Gli attacchi del weekend contro Junior Cally, in gara con “No Grazie”, per i suoi vecchi testi violenti riaprono l’annosa questione sul senso del rap

Junior Cally, foto di Sebastiano Fernandez
Junior Cally, foto di Sebastiano Fernandez

Dopo gli ascolti dei brani in gara a Sanremo di venerdì pomeriggio in Rai, i giornalisti avevano creduto che il pezzo in gara di Junior Cally avrebbe potuto provocare delle polemiche. No Grazie, infatti, del rapper prima con la maschera anti-gas-poi-senza-poi di nuovo- con era praticamente l’unico con dei riferimenti politici molto espliciti.

«Spero si capisca che odio il razzista che pensa al Paese ma è meglio il mojito e pure il liberista di centro sinistra che perde partite e rifonda il partito». Questa la rima sensibile che spara contro due Mattei in un colpo solo, Salvini e Renzi.

La polemica per i testi sessisti

Invece, come è noto, nel weekend la polemica è scoppiata contro dei pezzi di Junior, classe 1991, del 2017 o del 2018, accusati di essere “sessisti, violenti, chiaramente contro le donne”. Non sono state indirizzate contro la canzone in gara al Festival di Sanremo, come qualcuno ha erroneamente scritto. Marco Brusati, scrittore, blogger, professore a contratto dell’Università di Firenze, di ispirazione cattolica, è stato il primo a denunciare alcune barre del rapper di Focene, provincia di Roma.

Diverse le rime incriminate del rapper. Dal brano Gioia per esempio. «Si chiama Gioia ma beve e poi ingoia Balla mezza nuda e dopo te la dà». Da Auto Blu (tratta da Ci Entro Dentro, 2018): «Sta cavalla di scena è tr**a, la galoppo». Arriviamo anche a Ronaldo, tratto dal suo ultimo album Ricercato dello scorso settembre: «Mentre guido lei mi spo***na».

La polemica è stata subito accolta e portata avanti in modo bi-partisan da un gruppo di donne parlamentari del PD che hanno firmato un appello contro il rapper alla Vigilanza Rai e da Lucia Borgonzoni, candidata alla presidenza dell’Emilia Romagna, quota Lega, in corsa alle elezioni di domenica prossima. «Junior Cally sul palco di Sanremo è disgustoso. Uno che incita al femminicidio, allo stupro, alla violenza non può esibirsi tra i big del festival nazionalpopolare più famoso del Paese davanti a un pubblico di famiglie, giovani e bambini. È indegno», così la Borgonzoni.

Anche Marcello Foa, presidente Rai, ha denunciato il caso: «Scelte come quella di Junior Cally sono eticamente inaccettabili per la stragrande maggioranza degli italiani». E ha proseguito: «Il Festival, tanto più in occasione del suo 70esimo anniversario, deve rappresentare un momento di condivisione di valori, di sano svago e di unione nazionale, nel rispetto del mandato di servizio pubblico».

Il linguaggio violento del rap

Un momento, però. Per quanto queste rime (vecchie, non portate sul palco di Sanremo)  possano essere disturbanti, si tratta di rap e questo contiene sempre un elemento violento, piaccia o meno. È l’arte che, per raccontare la realtà, sceglie di portarla all’eccesso. Lo abbiamo sempre visto nel rap americano, dagli N.W.A. e il gangsta-rap a Eminem.

E anche in quello italiano. Tutti i pezzi (o quasi) dei Club Dogo, di Noyz Narcos, Moltissimi di Fabri Fibra (Venerdì 17) o di Salmo (Yoko Ono).

La risposta del management

Il management di Junior Cally ha infatti risposto in un comunicato: «Precisiamo che la posizione dell’artista è contro il sessismo, i passi avanti o indietro, e ovviamente – sembra banale dirlo, ma non lo è – contro la violenza sulle donne.  Raccontare la realtà attraverso la fiction è la grammatica del rap. E non solo del rap: la storia della musica ha tantissimi esempi di racconto del mondo attraverso immagini esplicite, esagerate e spesso allegoriche». Spiega ulteriormente il management: «Lungi da Junior Cally scomodare i grandi nomi del cinema, della letteratura e della storia dell’arte, da Tarantino e Kubrick, da Gomorra a Caravaggio e scrittori come Nabokov e Bret Easton Ellis: l’arte può avere un linguaggio esplicito e il rap, da sempre, fa grande uso di elementi narrativi di finzione e immaginazione che non rappresentano il pensiero dell’artista. O si accetta l’arte del rap, e probabilmente l’arte in generale, che deve essere libera di esprimersi, e si ride delle polemiche. Oppure si faccia del Festival di Sanremo un’ ipocrita vetrina del buonismo, lontana dalla realtà e succursale del Parlamento italiano».

Gli altri artisti a Sanremo

Tanti anche i casi di altri artisti presenti quest’anno sul palco del Festival che hanno scritto versi o rime discutibili. Da Marco Masini («Bella stronza, mi verrebbe di strapparti quei vestiti da putt… e tenerti a gambe aperte») ad Achille Lauro ( «L’amore è un po’ ossessione, un po’ possesso, carichi la pistola e poi ti sparo in testa»). E poi M¥SS KETA, per andare all’AltroFestival che co-conduce («Sì, non sono una santa. Ma erano altri tempi: erano gli anni 80. Quando il tempo era poco. Ma la bamba era tanta» da Una Donna Che Conta).



Chi è, davvero, Junior Cally

Quello che è certo, e che non può rientrare nella polemica, ma solo costituire un elemento di riflessione è che Junior Cally è uno dei rapper più posati, educati e riflessivi che ci siano in circolazione. Nei suoi racconti di vita di strada c’è molta vita vissuta in prima persona. In passato ha avuto problemi di alcool ed è stato anche arrestato. Quello che per molti, quindi, nei testi è solo una posa per lui non lo è: «Non ho niente di cui vantarmi», ha raccontato a settembre, «ma lo capisci quando le rime di un artista sono false e mi fanno sorridere».

Staremo a vedere ora che cosa gli succederà.

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