Ha ancora senso assegnare i premi agli artisti in base al genere?

Spoiler: non è quello musicale, e i Brit Awards sono i primi ad averlo davvero capito e assimilato. Dal 2022 i premi della musica inglese saranno genderless e inclusivi
Dua Lipa, fonte: Instagram, Brits
Dua Lipa, fonte: Instagram, Brits

Sembra un po’ assurdo che nel 2021 (anzi, alle soglie del 2022), ci si trovi di fronte a un problema non ancora realmente affrontato nel mondo dell’intrattenimento. Eppure, è diverso tempo che si parla di identità di genere e categorie. Una lotta che non interessa solo chi non sente tutelati i propri diritti in questo senso, perché è a dire il vero una questione di tutti.

Se l’identità ha un potere così forte da influenzare il nostro linguaggio (parlavamo del pronome iel, appena coniato in francese, discutendo del nuovo disco di Marracash), allora anche alcune divisioni poco inclusive, nascoste in posti che nemmeno ricordavamo, andrebbero riviste del tutto. Come quelle presenti nei premi, gli “awards” dell’intrattenimento, dalla musica al cinema, che spesso e volentieri per tradizione ormai secolare sono suddivisi in macro categorie.

La questione di genere nei premi agli artisti

In queste c’è anche la questione “genere”. E non è il genere musicale, chiaramente. Artista donna, artista uomo, miglior attrice, miglior attore… In questo frangente particolarmente obsoleto si inseriscono per primi i Brit Awards. Il prossimo anno, infatti, spariranno le categorie di genere per i migliori artisti britannici nominati per l’ambito riconoscimento. Niente più donne versus uomini: verrà introdotto solo un premio gender-neutral, che sia destinato al migliore artista dell’anno (e anche al miglior artista internazionale dell’anno).

La notizia esce su Twitter, comunicata tramite l’account degli stessi Brit Awards. Ed è una practice che in effetti tutti, a partire dai Grammy (le cui nomination sono presentate anche dai Maneskin quest’anno) fino agli Oscar dovrebbero in effetti applicare. «Celebriamo gli artisti solo ed esclusivamente per la musica e il lavoro che fanno, non per come scelgono di identificarsi o per come gli altri li vedono», si legge invece sul sito dei Brit Awards.

Per sopperire alla mancanza di alcune categorie che, de natura, spariranno, ne verranno anche introdotte di nuove, che riguardano sì il genere, ma quello musicale. Dall’alternative/rock act fino all’hip hop/grime/rap act, oltre al dance act e al pop/R&B. La rappresentazione giusta è quella che suddivide la musica per la sua appartenenza, non per l’artista che la crea. Un primo passo avanti – spinto anche dall’attivismo di alcuni artisti come Sam Smith – e un esempio che in tanti dovrebbero davvero seguire.

I Brit Awards si terranno l’8 febbraio alla O2 Arena di Londra.

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