Zitti e buoni i Maneskin fanno due palazzetti a dicembre

La band si esibirà il prossimo 14 dicembre al palazzo dello sport di Roma e il 18 dicembre al Forum di Assago di Milano. E non provate a dirgli che il rock è roba da “uomini veri”
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Maneskin, foto di Gabriele Giussani

«Gli streaming sono 90mila, non 900 milioni, se no saremmo i Black Eyed Peas». Inizia così la conferenza dei Maneskin, tra le risate genuine di un gruppo di quattro ragazzi che sono passati dall’esibirsi nei “piccoli locali” ad X Factor, fino al Festival di Sanremo.

Il loro brano sanremese, Zitti e Buoni, nasce prima dell’esperienza televisiva ad X Factor, durante i loro primi mesi di “convivenza musicale”. Nato con un’identità diversa, oggi è un brano rock riadattato al loro sound e alla loro identità, costruita negli anni, soprattutto grazie all’esperienza del tour, in Italie e all’estero, e durante la loro permanenza a Londra.

«Non ci rivolgiamo a nessuno in particolare, non abbiamo nemici. Semplicemente vogliamo che sia chiara la nostra dichiarazione d’identità. Abbiamo studiato per arrivare ad un’identità riconoscibile e con questo brano vogliamo far capire chi siamo e che nessuno potrà mai cambiarci» ha raccontato Damian, frontman della band, in conferenza stampa.

L’idea di portare il brano a Sanremo è nata nei Maneskin in maniera naturale. «Abbiamo detto ‘wow, ci rispecchia tanto ed è così sbagliato per Sanremo che quasi diventa giusto’. Siamo felici di portarlo a Sanremo, un palco storico e importante dove siamo abituati ad ascoltare canzoni che rispecchiano altri canoni. Molti pensano che bisogna adattarsi e omologarsi, invece noi stiamo dimostrando che non serve farlo, perché se uno è onesto e genuino questa cosa ripaga, qualunque brano si porti sul palco».

I Maneskin, insomma, vogliono fare quello che gli piace e che li rispecchia. E il pubblico li apprezza e li segue assiduamente in tutto. Non solo. Anche Vasco Rossi ha dato il suo endorsment alla band attraverso una storia su Instagram dove ha rivelato di “tifare per loro”.

Il rock è per tutti, parola di Maneskin

«I nostri fan sono molto aperti a livello musicale. C’è sempre l’idea che i ragazzi debbano avere dei teen idol e il rock sia solo per uomini veri, ma queta è proprio una c*****a. Le persone ci seguono e ci capiscono. La sincerità nella musica paga e noi siamo molto sinceri nella nostra musica». Così Damiano e Victoria parlano della loro fanbase, annunciando inoltre le loro prime date nei palazzetti.

I Maneskin, infatti, hanno fissato due date per il prossimo dicembre: la prima il 14 al palazzo dello sport di Roma e la seconda, il 18, al Forum di Assago. Due palchi importanti che la band è pronta a calcare «sperando che tutto vada per il meglio e si possa tornare davvero a fare musica dal vivo»

Sulla scelta della cover per la serata di ieri, giovedì 4 marzo, i Maneskin hanno raccontato di aver scelto Amandoti dei CCCP perché è «un brano di un gruppo che ha fatto da sparti acque in Italia per il rock alternativo».

«Portarlo a Sanremo è stato figo e abbiamo voluto dare luce a questo tipo di musica che ha fatto la storia d’Italia» ha raccontato Victoria, spiegando inoltre che la scelta di Manuel come ospite è stata è stata naturale. «Manuel è stato il primo a spronarci ad essere sempre noi stessi e non farci porre limiti da nessuno. Abbiamo impostato il brano con lui in modo da poter esprimere qualcosa in più, sentendoci liberi ma senza snaturare il pezzo».

Il loro nuovo album

Il 16 marzo, inoltre, i Maneskin pubblicheranno il loro nuovo progetto discografico, Teatro d’Ira vol.1. Un disco che racconterà quello che i quattro componenti della band hanno vissuto negli ultimi anni. «A Londra abbiamo trovato una scena rigogliosa che ci ha dato l’imput per scrivere nuovi brani. Abbiamo registrato un album crudo e sincero e abbiamo messo noi stessi in tutto il disco. Ci saranno delle belle sorprese».

E sulla scelta di affiancare un luogo come il teatro, simbolo di delicatezza ed eleganza, all’ira, un sentimento che esprime l’esatto contrario, Damiano ha spiegato: «Abbiamo voluto posizionare l’ira in un luogo raffinato come il teatro per dare l’idea che non sia una rabbia distruttiva, ma costruiva. Una rabbia catartica da cui nasce qualcosa di positivo, che spinge alla rivoluzione».

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