Willie Peyote, dopo le frecciatine a Ermal Meta il mea culpa: «Potevo risparmiarmi quei commenti»

Dopo la risposta di Ermal Meta alle critiche ricevute, il rapper torinese ha fatto pubblicamente le sue scuse in una serie di storie su Instagram
Willie Peyote - foto di Chiara Mirelli
Foto di Chiara Mirelli

Ogni anno, Sanremo porta con sé anticipazioni e strascichi di polemiche che fanno del Festival un argomento di dibattito pubblico che non limita alla settimana della competizione. Quest’anno, fra le polemiche post-Festival, si è distinta – senz’altro per i suoi toni così espliciti e diretti – quella nata da alcune affermazioni fatte da Willie Peyote durante le sue dirette su Twitch a margine della trasmissione televisiva.

Nella fattispecie hanno fatto scalpore alcune dichiarazioni di Willie Peyote su altri cantanti in gara a Sanremo 2021. Per esempio su Francesco Renga e Aiello: “Era uno dei rappresentanti della bella vocalità italiana, ma questa sera ha cagato sul microfono, dico solo che sembrava Aiello”. Ma soprattutto su Ermal Meta, riguardo al quale ha definito “ruffiana” la scelta di cantare Caruso di Lucio Dalla come cover (vista la coincidenza con la data di nascita del cantautore) e ridimensionandone le doti canore (“Canta molto bene, ma Annalisa a confronto è un vulcano in eruzione”).

Le scuse di Willie Peyote

Dopo la risposta pubblica di Ermal Meta, il rapper torinese ha fatto un mea culpa in una serie di storie su Instagram: «Ci tenevo a mettere il punto su determinate questioni che sono venute fuori negli ultimi giorni», ha detto Willie Peyote. «Ho lasciato passare un attimo. Perché mi sembrava più opportuno essere lucido. Ci tengo a specificare che però con i diretti interessati mi sono già fatto vivo domenica mattina, appena sono stati resi pubblici i video del programma su Twitch. Con alcuni ho già chiarito, con altri spero di farlo nei prossimi giorni».

E quindi Willie Peyote è giunto al sodo: «Mi rendo conto che alcune frasi non sono state delle uscite felici. Quindi è giusto che quando dici una minchiata la gente te lo faccia notare. So di essere una testa di cazzo e di essermi lasciato sfuggire – fra l’altro con le parole peggiori possibili – determinati commenti che potevo risparmiarmi. Sono stati detti nell’ambito di un programma con amici comici che voleva commentare Sanremo con un fare goliardico. Come se fossimo a casa, per alleggerire un po’ la tensione del Festival. Ma mi rendo conto che questo non è una giustificazione, più che altro contestualizza la cosa. Cercherò di fare più attenzione ma non posso garantire di non dire più nessuna minchiata nella mia vita. Quello che è giusto fare è assumersene le responsabilità, come ho fatto e come farò sempre. Perdonatemi».

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