Sanremo 2022, Amadeus: «Offensivo dare una quota alle donne, è la canzone che conta»

Nel corso di un panel virtuale tenutosi in occasione della Milano Music Week, il direttore artistico del Festival ha commentato gli straordinari risultati dell’edizione passata e ha dato alcune anticipazioni su quella a venire
Amadeus - Arena '60 '70 '80 - foto di Marco Rossi per Ufficio Stampa Rai
Foto di Marco Rossi per Ufficio Stampa Rai

Sembra che a febbraio manchi ancora molto, ma considerando la mole di produzione di un evento come Sanremo siamo ormai agli sgoccioli. Tanto più che – dopo il successo dell’edizione di quest’anno e l’incredibile exploit internazionale dei Måneskin – le aspettative sulla kermesse e sul suo direttore artistico Amadeus sono alle stelle. Inevitabile, dunque, che la Milano Music Week si occupasse del tema: si è tenuto oggi in live streaming il panel virtuale Il Sanremo che verrà, moderato da Luca De Gennaro (curatore artistico della MMW) con ospiti Amadeus e il vicedirettore di Rai 1 Claudio Fasulo.

Big e nuove proposte

«Sui big i miei amici e colleghi mi prendono in giro perché io parto sempre da 20, poi il primo anno erano 24, l’anno scorso 26…», ha detto Amadeus. «Questo succede perché quando ti arrivano 250 canzoni che si presentano in gara – e quest’anno ce ne sono più di 300 – portarle a 20 può essere complicato. Allo stato attuale sono 22 più i due ragazzi che si aggiudicheranno Sanremo Giovani».

Nuove regole, dunque, e nuovo rapporto fra le due “anime” storiche della competizione, quella dei big e quella delle nuove proposte. Il pubblico quest’anno non potrà decretare i vincitori fra i giovani perché, spiega Amadeus, «è difficile valutare una canzone al primo ascolto. Si rischia di votare più in base alla provenienza, a un gusto personale invece che obiettivo. La commissione ha ascoltato le canzoni una cinquantina di volte, quindi noi tutti siamo in grado di votare – secondo il nostro parere – i due ragazzi che poi accedono alla competizione».

D’altro canto, comunque, le ultime edizioni di Sanremo hanno confermato che le barriere fra “giovani” e “big” si stanno assottigliando: «Da qualche anno ci sono talmente tanti giovani tra i big – penso per esempio a Madame – che la differenza fra giovani e big si sta riducendo. Ci sta Madame così come Orietta Berti. E ognuno è fiero che ci sia l’altro: questa è la cosa bella».

La questione della gender equality a Sanremo

Si tocca poi il delicato tema della gender equality. Quando gli si chiede se si possa ipotizzare anche per Sanremo una policy come quella in atto da diversi anni al Primavera Sound di Barcellona (lineup divisa 50/50 fra artisti uomini e donne), Amadeus risponde: «Con grande rispetto non sono d’accordo con quella decisione. Non ho mai scelto una canzone in base al sesso dell’artista. La scelgo in base alla sua bellezza. Trovo offensivo dare una “quota” alle donne, metterle solo perché devo arrivare al 50% e non perché siano delle buone canzoni».

E si concede una frecciatina: «Se questa proposta viene ritenuta importante, questo segnale dovrebbe partire dalla stessa discografia. Non mi viene in mente – a parte Sugar Music con la grande Caterina Caselli – una casa discografica presieduta da una donna».

Il caso Måneskin

Indubbiamente Sanremo ha ricevuto una nuova credibilità anche sul piano internazionale grazie alla vittoria dei Måneskin quest’anno, da cui è partita la parabola di successo globale che è sotto gli occhi di tutti. Un punto d’orgoglio per Amadeus, che sottolinea come sia stato il gusto popolare a determinare la vittoria: «Hanno vinto con il giudizio più importante, secondo me, che è quello del pubblico. Nelle serate votate dalle altre giurie, i Måneskin non erano primi. Lo sono diventati quando è subentrato il televoto. La vittoria deve essere anche in sintonia con il mercato. Comunque quest’anno la giuria demoscopica si chiamerà “Demoscopica 1000” proprio perché sarà un gruppo ancora più largo».

L’ondata Måneskin ha anche determinato un revival delle proposte rock, in Italia come nel mondo. «Sì, abbiamo avuto più rock fra le proposte degli artisti», conferma Amadeus. «Ma non è che dobbiamo trovare altri Måneskin. Loro sono stati importanti ma hanno la loro storia. Non ci deve essere una preclusione per nessun genere musicale. Vince la canzone, non il genere».

Gli ospiti internazionali e Fiorello a Sanremo

Domanda ormai di rito quando si parla di Amadeus a Sanremo: Fiorello sì o no? «Lo conosco da 35 anni e qualsiasi cosa faccia la so una settimana prima», dice Amadeus. «Ho fatto due Festival con lui è per me è stata una gioia, perché è come un fratello. Mi auguro che lo faccia anche stavolta. In qualsiasi momento le porte per lui sono spalancate».

Infine la questione degli ospiti internazionali: «L’anno scorso era difficile averli, quest’anno sarà probabile. Dobbiamo fare in modo che l’Ariston sia pieno di gente vaccinata proprio per poter invitare un artista da Londra o da New York. Abbiamo idee e trattative in corso, ma rimangono da verificare. Non si può confermare un super ospite oggi, perché dipende da quello che succede in Europa».

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