Francesca Michielin è la direttrice d’orchestra che tutti vorremmo. L’intervista

Le dimostrazioni non servono, ma noi ci siamo fatti raccontare dalla cantante, che quest’anno celebra i suoi primi dieci anni di carriera, come si è preparata a dirigere l’orchestra per Emma al Festival di Sanremo
Francesca Michielin
Francesca Michieli, foto ufficio stampa

«Da quando un pezzo di carta segna il valore di un artista?». A dirlo è stata Emma durante la conferenza stampa pre-Sanremo per presentare il suo brano in gara alla 72esima edizione del Festival, Ogni volta è così. È una domanda che, almeno una volta nella vita, tutti ci saremo posti: mi serve realmente un pezzo di carta, o qualunque altra cosa, che dimostri il mio valore? Non bastano, semplicemente, le mie capacità? Questa domanda l’ho rivolta anche a Francesca Michielin, direttrice d’orchestra per Emma a Sanremo 2022.


La cantante ha concluso il suo percorso al Conservatorio e, proprio quest’anno, celebra i primi dieci anni di carriera. Ha pubblicato quattro album, l’ultimo nel 2020, e ha partecipato al Festival di Sanremo nel 2016 e nel 2021, insieme a Fedez. Potrei andare avanti a raccontarvi quello che Francesca Michielin ha già fatto, ma non è questo il punto.


«In realtà secondo me è stato ingigantito tutto. Io, comunque, non mi pongo il problema, perché non devo dimostrare niente se non quello che so fare. Per me la musica è una cosa molto seria e qualunque cosa faccia per me l’importante è farla bene». Secca e diretta. Francesca Michielin, durante la nostra intervista, risponde così alle polemiche sulla sua partecipazione a Sanremo in veste di direttrice d’orchestra per Emma. Non aggiunge altro, perché a parlare è e sarà sempre la musica.

E anche sull’utilizzo del termine direttore/direttrice, Francesca Michielin ha le idee chiarissime: «Ovviamente preferisco direttrice, perché sono una donna e nella lingua italiana il termine si declina per entrambi i sessi. Questa cosa non è opinabile».

Come ti sei preparata per questo debutto nelle vesti di direttrice d’orchestra?

Avendo fatto il conservatorio ho avuto la possibilità di studiare composizione e orchestrazione, quindi ho potuto in parte contribuire anche alla parte d’arrangiamento, più sulla cover che sul brano di Emma. C’è una preparazione specifica che si chiama silence conducting, ovvero immagini per ore e ore di avere davanti l’orchestra e dirigi dando gli attacchi, pensando di avere le varie sezioni proprio davanti a te. Tante cose poi le fai a prima vista, ma altre vanno preparate, quasi muscolarmente.

Che atmosfera c’è stata durante le prove?

Molto bella. Emma ha un brano bellissimo e l’orchestra gli dà davvero quel tocco in più. Avendo già fatto qualche Sanremo noto uno slancio speciale per questa canzone, gli orchestrali si divertono, anche perché la stimano e hanno grande rispetto per lei.

Tra l’altro Emma torna a Sanremo a dieci anni dalla sua vittoria e tu quest’anno celebri i tuoi primi dieci anni di carriera. Un ottimo modo per festeggiare quello di trovarvi insieme sul palco dell’Ariston.

Emma me lo dice spesso che per lei è un modo di festeggiarci entrambe, anche con la scelta della cover. Per me condividere questa parte di percorso con lei, poi, è davvero una grandissima festa.

A proposito della cover, avere scelto un brano iconico di Britney Spears. Portate a Sanremo un’artista che ha fatto la storia della musica pop. Cosa significa per te portare sul palco di Sanremo questo brano?

Quando Emma mi ha proposto Baby One More Time inizialmente ero un po’ scioccata. Con il passare dei giorni mi sono resa conto che fare un brano come questo di Britney sia una dichiarazione d’intenti molto forte. Io e Emma di fatto siamo delle “poppettare” e vogliamo celebrare il genere come qualcosa di bello, importante e complesso, e per noi Britney Spears rappresenta esattamente questo tipo di complessità. Lei non è soltato il meme, ma ha tante sfaccettature. Poi, il palco di Sanremo è quello delle canzone pop e quindi credo che sia il posto più giusto su cui interpretarlo.

Quest’anno, lo abbiamo detto, celebri 10 anni di carriera. Una cifra importante, che festeggerai anche diventando il volto di Sky Nature.

Sono molto felice per Sky Nature, è bello e fondamentale parlare di ambiente in questo momento in cui abbiamo i minuti contati. Ho cercato di parlarne ponendomi dalla parte dell’ascoltare, che vorrebbe avere una guida pratica per fare delle scelte più sostenibili e consapevoli. Sono stata realistica e pragmatica, e spero piacerà.

E per quanto riguarda invece il tuo libro, Il cuore è un organo?

È un’immensa soddisfazione, perché avevo l’idea di questo libro da anni e il racconto si è formato pian piano. Tra l’altro pensavo proprio che si sarebbe chiamato “Il cuore è un organo” e che avrebbe raccontato esattamente la storia che leggerete.
Sappiamo che scrivere romanzi non è assolutamente semplice, quindi mi sono presa il mio tempo per farlo e adesso non vedo l’ora che esca.


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