Davide Shorty: «Non serve il caps lock per comunicare»

Questa sera ci sarà l’esibizione di Davide Shorty, in gara tra le Nuove Proposte. La sua Regina sarà nell’album Fusion, fuori il 30 aprile
Davide_Shorty / Alberto Romano
Davide_Shorty / Alberto Romano

«Le persone con cui ho scritto il brano sono come una famiglia, è come portarla con me sul palco». Con queste parole Davide Shorty restituiva a Billboard Italia lo scorso dicembre il valore racchiuso in Regina, brano con cui si è buttato con tantissimo entusiasmo nell’avventura sanremese. Ai tempi l’artista doveva ancora conquistarsi il posto per gareggiare fra le Nuove Proposte della 71esima edizione del Festival. Missione compiuta, e stasera su quel palco ci sale anche lui, per giocarsi la finale con la sua canzone e il massimo della serenità. Perché comunque vada, «è un sogno immenso essere qui».

Oggi l’artista ha pubblicato il progetto Fusion a metà, progetto in 7 tracce che anticipa l’album fusion. in uscita il 30 aprile:

«Ho deciso di chiamarlo fusion., come per ribadire il fatto che è una fusione, punto. Senza bisogno di dover spiegarsi. Il minuscolo? Molti di noi scrivono in caps lock. Credo invece che stare tranquilli, parlare in maniera più pacata serva di più alla comunicazione», commentava Davide Shorty durante la sua conferenza stampa sanremese.

C’è ancora del lavoro da fare, da qui a fine aprile: «Il disco non è finito, sto ultimando il mix e il mastering dell’ultima parte. Non vedevo l’ora di condividere la prima. È il riflesso di quello che sono. Non c’è differenza concettuale tra le parti». Ma oggi la testa è tutta alla finale, che vedrà lo stesso Shorty sfidarsi con Gaudiano, Wrongonyou e Folcast.

Prima della finale di AmaSanremo avevamo chiesto a Davide Shorty di immaginarsi quella serata come una rap battle, indicandoci l’asso nella manica della sua Regina rispetto agli altri brani in gara. La sua risposta suona quanto mai attuale, vista l’occasione. Un’altra finale, ancora più importante, dove il suo brano proverà ad avere la meglio: «È un misto di tante cose. C’è una tradizione solida di cantautorato, ma allo stesso tempo il funk, il soul, il jazz. Nonostante sia stato accusato più volte di essere un pezzo vecchio – non so perché – penso sia fresco proprio per queste contaminazioni. Non credo che in Italia ci sia qualcuno che le ha presentate in questo modo sul palco di Sanremo».

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