Arisa presenta “Potevi fare di più”: «Ora mi sento più coraggiosa»

La cantante lucana, per la settima volta al Festival di Sanremo, ha presentato alla stampa il brano in gara scritto da Gigi D’Alessio
Arisa / Bogdan Plakov
Arisa / Bogdan Plakov

Il penultimo martedì prima di Sanremo si apre con una fedelissima del Festival, che tornerà per la settima volta sul palco dell’Ariston dal 2 marzo. Si tratta di Arisa, che ha presentato questa mattina via Zoom la canzone che porterà in gara, Potevi fare di più. Un pezzo che ha già fatto molto parlare per via dell’autore del testo. Un nome d’eccezione, Gigi D’Alessio. Le prime domande della conferenza vertono proprio sulla star partenopea.

«Ho scelto di cantare una canzone di Gigi D’Alessio perché quando ho ascoltato il brano ho sentito una grandissima verità nel testo. Io ho bisogno di cantare cose autentiche. Agli autori infatti dico sempre “scrivilo per te”». La cantante lucana non si è risparmiata negli elogi personali («Lo stimo tantissimo, trovo sia un maestro della musica. È una persona molto sensibile»), ammettendo il peso della “napoletanità” di Gigi nell’economia del brano: «Volevo un po’ riavvicinarmi alla mia terra. Canto il sud con uno stampo napoletano».

foto: Bogdan Plakov

Nonostante sia stato scritto da un altro artista, Arisa sente sotto pelle il brano che porterà al Festival: «Mi rispecchio tantissimo. Io e Gigi ci siamo trovati molte volte a parlare delle nostre cose, lui è una persona molto accessibile». La cantante è rimasta comunque piuttosto ambigua sull’eventuale presenza del cantante napoletano nel suo prossimo disco.

Felicità, non solo al Festival

Sono tanti i temi racchiusi in Potevi fare di più, dall’amore tossico all’auto-accettazione. Quale messaggio dietro alla partecipazione a Sanremo con un brano simile?: «Quando ci troviamo in una situazione che non ci rende felici bisogna prendere consapevolezza che nella vita si deve essere felici. La felicità esiste, citando Benigni».

L’amore è grande protagonista: «Per citare Tiziano Ferro, l’amore è una cosa semplice. Quando ti trovi bene con una persona ci stai bene e basta. Quando troppe cose rendono difficile il rapporto non siamo semplicemente più sulla stessa lunghezza d’onda. Il tempo è poco per essere felici. Il messaggio che voglio mandare è che se ti ama sta con te, se c’è il dubbio non c’è il dubbio… quelle robe da Baci Perugini (ride, ndr)». Frasi fatte a parte, quello che conta di più per Arisa è «sviluppare un grande amore per se stessi».

Un amore che le ha permesso di ripresentarsi a Sanremo per la settima volta con maggiori consapevolezze rispetto al passato. Le stesse che cercherà di trasmettere con una canzone su una storia sofferta: «Penso che gli amori tossici capitino a tutti. E può essere anche che ci cercheremo quelli per tutta la vita. Tutte le cose che ci arrivano sono delle prove. Ciò che non ti uccide ti fortifica».

Le restrizioni per gli artisti

Impossibile mancare il commento di rito sul Festival a misura di Covid-19. Tuttavia, Arisa non ne fa un dramma, lasciando ad altri i capricci da star: «Sarà diverso, ma alla fine noi artisti siamo delle persone privilegiate. Quello che ci viene richiesto è di avere cautela e vivere un festival diverso dagli altri anni, ma non è la fine».

L’artista si è già organizzata: «Io ho preso una casa con il mio staff, dove potremo vivere questo momento in armonia facendo promozione, e cercando di ovviare a quello che mancherà con i nostri canali social».

Inutile nascondere le difficoltà che tuttora viviamo. Il tema del brano, in questo senso, potrebbe permettere a tantissimi di ritrovare punti in comune con la propria storia:

Nessuna paura di vivere un Sanremo diverso. Basta che si faccia: «Tirarsi indietro sarebbe stato un errore. Il Festival c’è da 71 anni».

«Il lockdown ha messo a dura prova le convivenze. In alcune famiglie ci si è trovati uno di fronte all’altro in spazi molto ristretti. Penso che molte coppie siano scoppiate […]. Il lockdown ha tirato fuori la verità delle cose».

Festival di Sanremo senza pubblico

Per quel che la riguarda, Arisa non ha dubbi: «La cosa più dura? Non cantare. Ho sofferto tantissimo anche la mancanza di contatto con il pubblico». Un assenza che si farà sentire anche durante la kermesse sanremese: «Mi mancherà il passaggio dentro Sanremo, con tutta la calca… Durante quella settimana ci sono tutte le caricature delle grandi star. C’è Pavarotti, Nilla Pizzi… È proprio una festa, ci mancherà questo. […] Il pubblico mancherà, ti fa capire se stai facendo bene o male. Io guardo molto le persone quando canto».

Tuttavia, l’artista non ha stigmatizzato le soluzioni alternative, come l’esibizione streaming: «È bellissima, trovo che sia un modo per sconfiggere le minacce esterne. Un modo per dire “noi ci siamo, andiamo avanti”. Ti dà la possibilità di fare uno spettacolo differente. Ho visto quello dei Negramaro, ed è stato bellissimo».

Tra napoletano e Stevie Wonder

Ma cosa ha fatto Arisa durante la quarantena? «Ho scritto delle canzoni, mi sono messa a scrivere in napoletano…avrei sempre voluto portare all’estero la mia musica, in italiano. Al massimo in napoletano. Ci tengo alla tradizione italiana, siamo un grandissimo paese. Vogliamo assomigliare agli altri, ma abbiamo tanto da dire e da dare con la nostra cultura. Devo essere più sicura di me e darmi delle opportunità senza cercarle troppo lontane dall’albero».

Arisa ha poi concesso un fun fact ai giornalisti sulle cover. Non quella che sentiremo (ancora top secret) ma quella che è stata scartata: «Io volevo fare O’ scarrafone (di Pino Daniele, ndr). Ma ne ho scelta un’altra più bella». Stesso discorso per l’eventuale ospite: «Mi piacerebbe cantare con Stevie Wonder».

Festival a parte, un passaggio della conferenza è stato anche dedicato alla condizione femminile nella discografia:

«Essere donne è sempre molto difficile. Ai vertici dell’ambiente discografico ci sono tanti uomini. È difficile uscirne, sopattutto quando passano gli anni e cominciano a farti notare che non sei più la stessa. Ma abbiamo i mezzi per sviluppare l’amore per se stesse e per trovare degli escamotage per venirne fuori, senza fare male agli altri ma facendo bene a noi stesse. Abbiamo un istinto materno di bontà rivolto anche a noi stesse che alla fine ci salva».

foto: Bogdan Plakov

Il presente di Arisa è contraddistinto da una maggior self-confidence: «Sono più coraggiosa, do dignità ai miei sentimenti. Se penso che una canzone sia bella non me ne vergogno più. Voglio provare a far conoscere il mio reale stile». La line manifesto della conferenza riguarda proprio la fiducia acquisita: «Oggi posso fare a meno di tutto tranne che di me».

Poche le anticipazioni sul disco: «Saranno sonorità sognanti e soffici. Non proprio qualcosa di soul, ma profondamente melodico e viscerale. Io sono nata a Pignola, non mi metto a fare la cantante nera».

Chiusura sul rapporto tra musica ed estetica, alla luce non solo dei numerosi cambi di look che l’hanno vista protagonista, ma anche dei molti messaggi positivi lanciati contro il body shaming:

«Quando ho sentito la voce di Chris Martin mi sono detta “questo è l’uomo che vorrei sposare”. Penso che potrei anche innamorarmi di un uomo sentendolo solo al telefono per tutta la vita. Ma quando una voce comincia ad avere un volto è giusto che ci sia una unione tra la vocalità, il repertorio e la persona. È molto importante vestire la canzone». Una chiosa perfetta, firmata non solo da «un’esteta e un’estetista», ma anche da un’artista a tutto tondo, pronta a portare l’ultima versione potenziata di sé al Festival di Sanremo.

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