CloudFlare, le major ottengono l’interruzione dei servizi legati ai BitTorrent

La piattaforma di hosting e servizi digitali ha 30 giorni di tempo per adottare tutti i mezzi necessari per bloccare i siti illegali: lo ha stabilito il Tribunale di Milano
Cloud Flare - foto di Mike MacKenzie - CC BY 2.0 - Flickr
Foto di Mike MacKenzie / Flickr – CC BY 2.0

La piattaforma di hosting CloudFlare dovrà interrompere la fornitura di servizi agli utenti per l’accesso a tre siti di BitTorrent che violano i diritti d’autore. AGCOM aveva precedentemente già ordinato il blocco online di tali siti.


È quanto ha stabilito un provvedimento cautelare emesso dal Tribunale di Milano. L’azione legale era coordinata da IFPI (l’organizzazione che rappresenta l’industria discografica nel mondo), intrapresa dalle aziende sue associate in Italia (Sony Music Entertainment Italy, Universal Music Entertainment Italy, Warner Music Italia) e supportata da FPM (il gruppo italiano antipirateria) e FIMI (il gruppo italiano della rete IFPI).


CloudFlare ha ora 30 giorni di tempo per impedire agli utenti di accedere ai siti identificati tramite il suo servizio DNS pubblico. Il mancato rispetto di tale termine comporterà una sanzione giornaliera. CloudFlare è inoltre tenuta a bloccare eventuali domini futuri da cui questi siti potrebbero operare.

Frances Moore, CEO di IFPI, commenta: «I servizi di CloudFlare rendevano possibile agli utenti l’accesso ai siti web in violazione del copyright che AGCOM aveva bloccato. Questi siti sottraggono entrate ai servizi musicali licenziati e, in definitiva, a coloro che investono e creano musica. Ordinando a CloudFlare di interrompere l’accesso a questi siti, il Tribunale di Milano ha emesso un’importante sentenza. Riteniamo che invii un chiaro messaggio ad altri intermediari online. Essi a loro volta potrebbero andare incontro ad azioni legali se i loro servizi venissero utilizzati per la pirateria musicale».

Enzo Mazza, CEO di FIMI, aggiunge: «Accogliamo con favore la decisione del Tribunale, che rafforzerà ulteriormente il programma di blocco dei siti in corso svolto dall’AGCOM in Italia, aumentando al contempo l’efficacia delle azioni esecutive attuate dai titolari dei diritti per proteggere i loro contenuti online».


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