C’era una volta il sound di Sheffield

Il booklet racconta la scena musicale della “città dell’acciaio” dal 77 al 88. Un decennio che offrì molti spunti artistici nel panorama british e non solo
C'era una volta il sound di Sheffield

«Sheffield, I suppose, could justly claim to be called the ugliest town in the Old World». È così che George Orwell, nel 1937, si esprimeva sulla città di Sheffield. Certamente non è mai stata la meta ambita dai vacanzieri nella terra d’Albione – sarà per colpa di quei palazzoni brutalisti che hanno caratterizzato per decenni il landscape di quel territorio o dei toni di grigi uniformi tra cielo e terra. Ora esce Dreams To Fill The Vacuum, una raccolta perfetta per conoscere l’importanza della scena musicale di questa città.

La scena musicale di Sheffield

Se ci concentriamo sulla scena di Sheffield, infatti, che si sviluppò incredibilmente in quel decennio a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, troviamo una ricchezza di idee e intuizioni che hanno segnato per sempre il percorso della storia della musica, soprattutto elettronica britannica; visto che il sottogenere dominante era la musica industriale che nacque come musica dei rumori delle macchine. Non per niente un’etichetta importante per la musica elettronica inglese è poi nata qui: la Warp.

Finalmente Dreams To Fill The Vacuum, edita dalla Cherry Red Records, in quattro CD, corredata da un booklet, ci offre una visione completa di questa scena.

A essere portatrici del nuovo verbo punk nella città e quindi anche di stimolo per i teenager alternativi e rabbiosi dell’epoca, tra il 1977 e il 1979 sono le fanzine. Gunrobber o l’ottima MNX che pubblicava articoli e recensioni su band seminali per la scena post punk ed elettronica.

Un esempio sono i Cabaret Voltaire (incredibilmente assenti nel boxset!) o report dei live dei mancuniani Joy Division. Dentro le mura di un anonimo pub nacque il Blitz Club in onore dell’omonimo locale londinese (ironicamente, Sheffield Blitz era il nome dato alle peggiori notti di bombardamenti della aviazione tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale).

Il biennio cruciale per la scena musicale della città

Per la cronaca non possiamo non ricordare un altro locale importatissimo per la scena. Nel 1980 aprì i battenti da un ex mulino per farina il The Leadmil (ancora oggi in piena attività). Il biennio 1977/ ’78 divenne cruciale nell’evoluzione della scena musicale di Sheffield.
Un’ondata di creatività, innovazione e coraggio prese forma.

È come se la scena locale avesse saltato di netto tutti gli stimoli glam che erano presenti a Londra, inventandosi un indigeno post punk: metallico, apocalittico ma in altri casi incredibilmente arty e iridescente.

Impossibile accostare lo stile di un Martin Fry, futuro leader di una band tremendamente anni ’80, come gli ABC, tenutari di un sound ricco e orchestrale, con le idee sonore di Adi Newton dei Clock DVA, artista, intellettuale e multi strumentista la cui musica poteva essere improvvisata, distorta e dilatata, lacerata da dissonanze e frammentata in cacofonie.

Sono tante le chicche presenti in Dreams To Fill The Vacuum, come il bellissimo singolo dei Thompson Twins She’s in Love With Mystery.
Un brano lontano anni luce da quel pop edulcorato che venne in seguito prodotto dalla band di Tom Bailey. Oppure, il primo singolo dei Pulp di Jarvis Cocker, addirittura del 1983, Everybody’s Problem.

Un viaggio nel tempo che sembra una favola, così tanto il mondo musicale è cambiato anche in questa città (che nel frattempo è anche molto più attraente per i visitatori, dopo un restyling urbanistico fatto in questi ultimi 15 anni). Ma alla fine tutto torna e anche Sheffield presto ritroverà il suo momento retromaniaco.

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