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Perché siamo tutti debitori verso Andy Gill, eroe del post-punk

Andy Gill è morto sabato a Londra a 64 anni. Da Kurt Cobain ai Red Hot Chili Peppers, il mondo della musica ne è stato profondamente influenzato

Chi ha letto della morte di Andy Gill avvenuta sabato a Londra (già lo scorso anno il 64enne aveva lottato contro una grave infezione polmonare) – pur non conoscendo molto la musica dei Gang of Four – si sarà fatto un’idea di quando sia stato importante il sound della sua chitarra per molte icone del rock presente e passato.

Michael Stipe, Tom Morello, St Vincent, Carrie Brownstein e James Murphy. Sono solo alcuni dei nomi di chi ha immediatamente twittato una reazione alla triste notizia.

Un “Best of” piuttosto particolare

La storia dei Gang of Four è piena di episodi interessanti, illuminanti e alcuni anche unici. Come la decisione che la band prese di pubblicare nel 2005 una sorta di “best of” risuonando e riproducendo i propri brani. Il risultato, Return The Gift (il nome preso dal titolo di una traccia del loro primo album, Entertainment!), fu accompagnato da un secondo CD con i remix/riletture di diverse band di inizio millennio, tra cui spiccavano i nomi dei Dandy Warhols, Yeah Yeah Yeahs, The Rakes e Ladytron.

Una cosa simile non si era mai vista: una band che omaggiava se stessa risuonando pezzi della propria discografia. Eppure quel gesto – nato da una pragmatica esigenza di recuperare denari mai ricevuti nel passato dalla Warner USA– era un perfetto sintomo di quella spinta revivalista che stava pervadendo il mondo musicale.

Andy era tra le fonti d’ispirazione di Kurt Cobain

Nel 2005 eravamo anche alla fine di un ciclo super hype intorno al post punk, dovuto al fenomeno electroclash (Tiga, Miss Kittin, Felix The Housecat, Radio 4, tanto per fare qualche nome…) e all’esplosione degli LCD Soundsystem. Numerose band di quel periodo hanno apertamente fatto riferimento alle chitarre di Andy Gill. Tra questi anche Alex Kapranos dei Franz Ferdinand o Kele Okereke dei Bloc Party.

Era già successo lustri prima che i Gang of Four venissero dichiarati apertamente fonte d’ispirazione. Da Kurt Cobain al già citato Michael Stipe, senza parlare dei Red Hot Chili Peppers che si fecero produrre il loro omonimo album di esordio.

Il miglior prodotto sonoro di questa band, che nacque tra le mura del Dipartimento delle Belle Arti nell’università di Leeds, era stato concepito in realtà in un breve arco temporale, tra il 1978 e il 1982, con un meraviglioso EP d’esordio, Damaged Goods (che uscì per la seminale etichetta indipendente di Bob Last, la Fast Product). E a seguire i tre esplosivi album: Entertainment!, Solid Gold e Songs Of the Freedom.

Una pagina importante della storia del post punk

Andy Gill con la sua chitarra atonale, dai suoni spigolosi e ballabili, Dave Allen che emetteva ritmi dub con il suo basso e Hugo Burnham alla batteria sincopata, crearono uno stile sonoro fresco, potente e nuovo. Un punk funk che si avventava contro la società capitalista secondo una classica strategia agit-prop e una ficcante demistificazione della società britannica.

Un altro episodio illuminante dei Gang Of Four: la paga dei roadie era la stessa dei musicisti, tanto per ribadire un retaggio marxista.

Una band che ha saputo scrivere pagine importanti con quei “soliti tre accordi”, la semplicità come arma dirompente. A patto che alla semplicità si aggiungano idee illuminanti. Come è successo per l’album di esordio della band di Andy Gill, Entertainment!, che può tranqullamente stare a fianco dei tre capolavori del post punk: il Metal Box dei Public Image Limited, Unknown Pleasures dei Joy Division e Remain in Light dei Talking Heads.



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