Perché Andrew Weatherall era l’outsider geniale della musica dance

Un ricordo a caldo dell’enorme importanza di Andrew Weatherall, DJ e producer inglese scomparso ieri a Londra a soli 56 anni
Perché Andrew Weatherall era l'outsider geniale della musica dance
Hayley Madden/Redferns

Si firmava come The Outsider quando pubblicava – con la sua calligrafia! – i suoi articoli per una delle fanzine più seminali della club culture: Boy’s Own.

Eravamo tra il 1986 e il 1992 a Londra e quel periodo fu cruciale per la scena dance/elettronica britannica. Boy’s Own era essenzialmente un gruppo di ironici collezionisti di dischi che volevano portare nella Terra d’Albione quello che stava succedendo a Chicago o NYC, era una “acid house gang”, che fondò anche un’omonima etichetta discografica. I protagonisti di quell’avventura erano proprio Andrew e poi Terry Farley, Pete Heller, Cymn Eckel. Si ritrovavano tutti poi a suonare allo Shoom, un buco di club, insieme a Paul Oakenfold, Danny Rampling, Carl Cox… Insomma, il futuro gotha della musica dance.

Penso che il termine “outsider” sia perfetto per definire Andrew Weatherall, grande tabagista e collezionista compulsivo di vinili, morto a 56 anni per embolia. In fin dei conti non ha mai voluto – nonostante l’enorme conoscenza e la raffinata tecnica – diventare una superstar DJ, ammiccando e “prostituendosi” al mondo commerciale.

Il suo approccio musicale era eccentrico per le masse ma seminale per molti producer. La curiosità mai persa per il rock’n’roll primitivo, il dub dei ’70, l’acid house e il krautrock erano il segreto di un gusto dance che ha saputo – con un tocco alchemico geniale – proporre. Tutti questi generi, sebbene siano lontani tra loro avevano una caratteristica che affascinava il nostro. Ossia una sorta di crudezza produttiva che lasciava spazio all’improvvisazione, allo “spazio vuoto”, che rendeva tutto tremendamente crudo e veritiero, autentico. Andrew paragonava spesso questa commistione a una tavolozza del pittore Francis Bacon.

Ogni artista ha il suo momento aureo e probabilmente Andrew Weatherall lo ha avuto proprio quando era ancora coinvolto nella fanzine/label Boy’s Own e seppe intuire che band come i Primal Scream e i My Bloody Valentine, i St. Etienne e gli Happy Mondays erano i “cavalli vincenti” su cui puntare. E in quel momento storico, tra il 1990 e il ’94, Weatherall produsse remix spettacolari. Raggiungendo l’apice produttivo con Screamdelica, il meraviglioso album del 1991 dei Primal Scream, quando mise mano su ben cinque tracce e fece dei remix immortali.

Lo abbiamo visto spesso – per fortuna – suonare in Italia e qui a Milano grazie all’amico Lele Sacchi che ha sempre avuto un debole per il buon Andrew che girava con i suoi pantaloni a coste di velluto, i mustacchi d’antan e un paio di Doc Martens. Non certo una mise da superstar DJ, ma in fin dei conti lui era “The Outsider”.



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