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Amadeus condurrà Sanremo 2020: la nostra intervista

Amadeus ricoprirà anche il ruolo di “Direttore artistico” di Sanremo 70. «L’ospite internazionale che mi piacerebbe portare? Madonna»

Amadeus condurrà Sanremo 2020: la nostra intervista
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Il suo nome girava già da un po’ ma la conferma ufficiale della Rai è arrivata venerdì 2 agosto. Amadeus sarà il conduttore e il direttore artistico della settantesima edizione del Festival della Canzone italiana.

Dopo il bis di Claudio Baglioni, infatti, il cast di Sanremo si rivoluziona con l’arrivo di quello che può essere considerato come uno dei conduttori televisivi più apprezzati dal pubblico italiano. Amadeus (all’anagrafe Amedeo Umberto Rita Sebastiani) ha un background musicale di gran rilievo. Dalle prime esperienze radiofoniche come DJ con Claudio Cecchetto a Radio Deejay alla conduzione di programmi musicali storici (sono cult le sue edizioni del Festivalbar).

Ieri, sabato 3 agosto, abbiamo raggiunto telefonicamente Amadeus per farci raccontare le sue emozioni di questo momento.

Buongiorno Amadeus, come sta?

Molto bene. Sono ore intense.

Immagino… Intense ma belle, no?

Bellissime. Un’adrenalina pazzesca. Tra messaggi e telefonate non avrei mai immaginato una forza del genere. Sono veramente provato. Me l’avevano detto ma la realtà è maggiore del racconto.

Ha dormito questa notte?

Tre ore e mezza. Mi sono addormentato alle 3:30 e mi sono svegliato alle 7:00 perché dovevo prendere un aereo. Sono in Spagna ora: dovevo spostarmi da Madrid in un’altra città. Mi sono addormentato a quell’ora perché la conferma della conduzione l’ho avuta ieri mattina e nella giornata di ieri ho ricevuto 300 messaggi, oltre alle telefonate. Volevo rispondere a tutti. Sono stato sveglio fino alle 3:30: a quell’ora avevo risposto a 240 messaggi. Poi, però, sono crollato. Quindi gli altri 60 li ho recuperati questa mattina.

C’è una persona che sente di voler ringraziare in modo particolare per questo traguardo?

Ringrazio in primis la Rai perché ha creduto in me in un’edizione che è particolare. Sanremo in sé è un evento, ma quando devi fare il settantesimo anno diventa un evento moltiplicato, per molte ragioni. Ieri mattina ho ricevuto la telefonata dell’amministratore delegato Fabrizio Salini che mi ha dato il compito di conduttore e di direttore artistico. Ma poi penso al direttore Teresa De Santis, con la quale ho un rapporto quotidiano: facendo il presentatore su Rai1, ci sentiamo spessissimo. Penso a Rai Pubblicità, al presidente Marcello Foa, ecc. Ringrazio loro per aver creduto in me e perché hanno deciso di affidarmi un’edizione che è estremamente importante per la Rai. Per me è una grandissima responsabilità: Sanremo è proprio di tutti.

Cosa intende con quest’ultima frase?

Sanremo è patrimonio della Rai, ma è anche un patrimonio della TV in generale. Di tutto il pubblico. Appartiene al nostro costume, alle tradizioni. Ognuno di noi ha un ricordo del passato di Sanremo. Fa parte della nostra storia.

È verissimo. Quali sono i punti sui quali è necessario lavorare di più? Magari pensando alle ultime edizioni…

Io in genere tendo a non fare mai un punto di partenza da ciò che mi ha preceduto. Lo faccio con tutti i miei programmi. Devo dare una mia idea, una mia impronta, tenendo conto che quello che è stato fatto, è stato fatto molto bene. Dalla musica alle innovazioni che sono venute man mano negli anni. Compreso l’ultimo Festival. Poi ogni direttore artistico e conduttore cerca di vestirsi addosso un abito nel quale crede. Io in genere cerco di mettere del mio. Ovviamente questo si fa insieme a una squadra di autori che andremo a formare a breve. Anche perché sarà la squadra che dovrà partorire le nuove idee di questo Sanremo.

Ha parlato di «tradizione» ma non solo…

Cercheremo di fare un Sanremo che sia una celebrazione (perché i settant’anni vanno celebrati) ma che guardi anche alla novità. La storia del Festival lo insegna: è sempre stato vincente il far coesistere novità e tradizione. Era così anche anni fa. Guardi quando arrivarono Zucchero o Vasco Rossi all’epoca: erano iper innovativi. O anche Celentano quando andò e cominciò a ballare dando le spalle al pubblico. Sono cose che fecero storia all’epoca. Parliamo di mostri sacri della musica, oggi, ma all’epoca erano “la novità” rispetto a cantanti che erano più tradizionali. Quindi questo mix di novità e di tradizione appartiene alla storia del Festival.

Ho letto nelle prime dichiarazioni che anche quest’anno si partirà con un’edizione di Sanremo Giovani «che avrà un’apertura ancora maggiore alle nuove tendenze». Questa attenzione sarà riservata anche alla scelta dei Big in gara?

Non potrebbe essere altrimenti. Io ovviamente non ho sentito ancora nulla. Non vedo l’ora di ascoltare le canzoni: spero di ascoltarne il maggior numero possibile. Bisogna sentire tutto. Sa cosa mi diceva sempre il buon Pippo Baudo?

Cosa?

«Quando facevo Sanremo io, quando venivano cantate le canzoni sul palco io le conoscevo già talmente bene che mi sembrava di conoscerle da un anno». Le aveva ascoltate talmente tante volte prima che le conosceva benissimo. Il mio primo compito sarà quello di ascoltare e di cercare di conoscere perfettamente le canzoni che poi andranno sul palco, nelle radio, nelle piattaforme. Se ci pensiamo bene, fondamentalmente la mission di Sanremo è quella di trovare canzoni di successo.

Poi tutto il resto viene di conseguenza…

Esatto, poi c’è la parte “spettacolo” e tutto il resto. E questo fa parte di Sanremo, chiaramente. Però bisogna partire dalla musica, dalle canzoni. Questo è fondamentale secondo me.

Ha fatto parte della giuria di qualità del Festival 1999 di Fazio (con presidente di giuria Morricone). E quest’anno si è parlato molto del peso delle varie giurie nel conteggio finale delle percentuali. Si è già fatto un’idea su questo dibattito? 

Mahmood e Ultimo sono due vere conferme dell’ultimo Festival di Sanremo. Non ho ancora pensato alla questione della giuria di qualità, ad esempio. Un’eventuale giuria di qualità dev’essere formata da persone che di musica se ne intendono. Quando fai qualcosa (vedi i talent) devi essere giudicato da qualcuno che ti può insegnare, che ha un’esperienza. Se facessi un talent di danza, mi piacerebbe che colui che mi giudica fosse una persona con il diritto di dirmi «Hai ballato bene» o «Io non avrei ballato così». È fondamentale. Non sopporto vedere un ballerino che viene giudicato da uno che fa il comico. Parlo anche dal punto di vista televisivo, a prescindere da Sanremo: o perlomeno, accetto la presenza di un comico in giuria solo se prima ha avuto una grande esperienza come ballerino e solo dopo ha deciso di buttarsi sulla comicità (ride, ndr).

Come Joe Bastianich, che si è fatto conoscere come personaggio TV nel mondo della cucina, ma in realtà ha anche un background musicale importante…

Io non lo conosco personalmente e non sono in grado di giudicare. Ma sa che mi hanno detto che è molto bravo a suonare e che ha una grande esperienza musicale?

Confermo. L’ho visto esibirsi dal vivo. A proposito: parliamo di musica. Cosa ascolta Amadeus in questo periodo? 

Io ascolto veramente di tutto. Mi piacciono molto il pop, il rap, la musica trap italiana. Tutto questo mondo mi affascina tantissimo. Sarà che ho due figli (di 22 e 10 anni) che ascoltano continuamente questa musica. Ascolto di tutto: da Tiziano Ferro a Jovanotti o Guè Pequeno. E poi io sono uno che divora musica internazionale. La mattina mi sveglio e accendo subito la radio: per me questo è fondamentale. Il fatto, poi, di aver fatto radio dai miei 16 anni, probabilmente mi ha aiutato ad avere una sorta di orecchio allenato. Una volta, quando ci mandavano i dischi, tu dovevi essere in grado di capire quale era il pezzo destinato ad avere successo.

Ci può fare qualche esempio?

Ricordo gli 883 al Festivalbar 1993: presentavo io. Fui io a dire a Cecchetto che il singolo dell’estate doveva essere Nord Sud Ovest Est, e non un altro pezzo che avevano in mente di lanciare. Si fidò e venne cambiato il singolo: Nord Sud Ovest Est vinse il Festivalbar di quell’anno. A me piace prendere un album e ascoltarmelo tutto, un po’ come si faceva una volta. Io ancora oggi mi compro i CD fisici, me li ascolto più volte e mi chiedo quale pezzo può funzionare e quale no. È una cosa che ho sempre avuto. E che mi diverte.

Un’ultima domanda. Prendiamoci il permesso di sognare un po’. Chi le piacerebbe avere come ospite al Festival?

Non è facile, così a bruciapelo. Amo Eminem, Robbie Williams (mi piace tantissimo: è uno glam). Ma anche Shawn Mendes, Lady Gaga, Ed Sheeran, Ariana Grande. Mi piacciono artisti che, come vede, spaziano da un mondo all’altro. Non saprei scegliere. Ma sa cosa? Una come Madonna mi piacerebbe tantissimo averla. Lei è sempre al passo coi tempi.

Potrebbe essere un bel modo per superare l’assenza dell’Italia dal suo tour…

Esattamente. Chi lo sa? (ride, ndr).

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