Il 23 luglio del 2011 ci lasciava per sempre Amy Winehouse. La cantautrice inglese dall’animo soul è stata trovata morta nel letto della sua casa a Camden Square, a causa di uno shock dovuto all’assunzione di una grande dose di alcol dopo un lungo periodo di astinenza. Da quel giorno, il mondo si è reso conto (ancora di più) di aver perso una delle voci più particolari e uniche del panorama musicale.

A tredici anni, quando ha ricevuto la sua prima chitarra, Amy non avrebbe sicuramente pensato di avere una carriera di questo tipo. È a vent’anni che esce il suo album di debutto Frank ed è proprio in quei mesi che inizia la sua ascesa professionale. Il picco, però, arriva con Back to Black, pubblicato il 27 ottobre 2006 (primo nella classifica di vendite in Inghilterra e addirittura settimo nella Billboard 200). Il singolo apripista del progetto è Rehab. Con questa canzone Amy ammette di avere grossi problemi con l’alcol.



E, in realtà, con l’arrivo del grande (grandissimo) successo, non c’è più stato bisogno di ulteriori racconti da parte della cantante per spiegare questa cosa. I tabloid si riempiono di immagini dell’artista, spesso ubriaca e sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. I giornali, il mondo dell’informazione e alcune conoscenze personali di Amy Winehouse non sembrano preoccuparsi degli effetti terribili di questo trattamento sul suo viversi come donna. Tutto questo crea discussione e interessi. E mentre la Winehouse gridava al mondo la propria fragilità, con lucida sincerità, nessuno sembrava interessarsene.

Da questo punto di vista, è impressionante il documentario Amy – The Girl Behind The Name (diretto da Asif Kapadia e uscito nel 2015). La narrazione – che comprende numerose immagini della stessa Winehouse, tratte da video amatoriali di amici e conoscenti – è diretta. Non ha alcun filtro. E dimostra che, tramite la sua musica, l’artista non solo trovava la modalità per esprimersi, con uno stile tutto suo. Ma voleva essere semplicemente compresa. E amata. Ça va sans dire: la famiglia di Amy si è dissociata dal docufilm, che mostra senza filtri responsabilità di famiglia e, ad esempio, del fidanzato storico Blake Fielder-Civil.

Questo angolo del soggiorno è diventato il luogo perfetto per la batteria e per tutti gli strumenti di Amy. Prowse Place, Camden, Londra 2008 - Credit Blake Wood (2018)

Questo angolo del soggiorno è diventato il luogo perfetto per la batteria e per tutti gli strumenti di Amy. Prowse Place, Camden, Londra 2008 – Credit Blake Wood (2018)

La sua musica, oggi, è un patrimonio di enorme valore. E ci insegna che non servono a nulla Grammy o riconoscimenti, se non ci diamo il permesso di amarci noi stessi per primi.

Il libro fotografico dedicato a Amy Winehouse

In occasione dell’anniversario della morte della cantante, oggi esce un libro (edito da Taschen) contenente 150 fotografie a colore e in bianco e nero di Blake Wood, accompagnate dai testi della critica Nancy Jo Sales.

La cover del libro "Amy Winehouse - Blake Wood" in libreria per Taschen

La cover del libro “Amy Winehouse by Blake Wood” in libreria per Taschen

Gli scatti di Wood (caro amico della cantautrice) vogliono focalizzarsi sui momenti di luce della Winehouse. Tutto ciò che di più lontano esiste dalla morbosità del male di tante riviste inglesi che, a lungo andare, hanno ferito la stessa cantante.

Amy Winehouse by Blake Wood

Edizioni Taschen www.taschen.com

30 €

Blake Wood ha raccontato: «Questa non è una storia del tipo “tragedia-e-disperazione-e-alla-fine-lei-muore”. Ci sono stati momenti incredibilmente luminosi, in mezzo a tutto il caos: ed è questo che voglio vedere in queste immagini».

Le canzoni di Amy Winehouse