SONO Music Group, l’etichetta indipendente che va oltre i generi musicali

Da un piccolo pub di Roma alla nascita di SONO Music Group, etichetta indipendente che accoglie artisti da tutto il mondo. L’intervista
Sono Music Group
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Scegliere di avviare una qualsiasi attività, anche la più piccola, durante questo periodo può mettere una paura incredibile. Nonostante questo, però, Stefano Poillucci ha voluto comunque dare forma e vita a SONO Music Group, etichetta indipendente nata in periferia di Roma, in un piccolo pub.

E così, dal lockdown, è nata una realtà che riunisce artisti italiani e americani, senza distinzione di genere. Abbiamo raggiunto telefonicamente Stefano, per farci raccontare qualcosa di più sulla SONO Music Group, sulle difficoltà e i risultati raggiunti in questi mesi.

Com’è nata l’idea di fondare un’etichetta indipendente, soprattutto in un momento così particolare?

È nato tutto da un piccolo pub che ho con degli amici, dove abbiamo organizzati festival e concerti, cose molto locali. Organizzando questi eventi hanno iniziato a girare intorno al nostro locale artisti di tutti i generi, principalmente emergenti. Io poi ho sempre lavorato nella musica, quindi ho “rubato” tanto per cercare di portare qualcosa di interessante. Si è creato davvero un bel giro, peccato che poi è arrivata la pandemia. In questo momento mi sono ritrovato con tantissimi contatti, ma senza poterci fare nulla. Avevo bisogno di inventarmi qualcosa per non rimanere fermo e, sinceramente, non avevo mai pensato ad un’etichetta discografica. C’è stata però una sorta di fusione naturale delle mie passioni, per cui alla fine è nata SONO Music Group. In un secondo momento abbiamo contattato i ragazzi di Fuga e loro hanno deciso di credere nel nostro progetto e diventare nostri partner.

Quali sono state le difficoltà maggiori che hai incontrato nel dare forma a questo nuovo progetto?

All’inizio è stato davvero difficile unire le varie conoscenze. Una cosa, invece, che può sembrare una difficoltà e che invece mi ha “aiutato” è che durante il primo lockdown c’è stato una sorta di appiattimento delle differenze, perché eravamo tutti chiusi. Anche le label più grosse si sono fermate, eravamo tutti sulla stessa barca e da alcuni punti di vista è stato più facile raggiungere alcuni obiettivi. Sicuramente poi è stato complicato inventarsi un metodo per lavorare da remoto, perché abbiamo artisti sia italiani che stranieri. Per questo ho creato una piccola piattaforma, che si può trovare sul nostro sito, dove ci sono tutte le cose che possono servire agli artisti per un primo approccio con noi e con la gestione della parte comunicativa.

In Italia abbiamo tantissime realtà indipendenti. Quindi, cosa ti distingue dagli altri?

Penso che la nostra etichetta sia diversa perché è variegata, c’è una proposta di generi e nazionalità molto vasto. Molti si concentrano solo su un genere, ma a me piace troppa musica per potermi concentrare su una sola cosa (ride, ndr.). Non mi piace fare distinzioni di generi, la musica deve trasmettere qualcosa, al di là che sia rock o pop. Poi, la nostra etichetta è strutturata di modo che gli artisti “affrontino” tre step, così che l’artista cresca insieme a noi. Gli diamo tutti gli strumenti per un “fai da te” avanzato.

La partnership con Fuga mi sembra un primo ottimo obiettivo raggiunto. Quali altre soddisfazioni avete avuto dalla nascita di SONO a oggi?

Abbiamo raggiunto degli obiettivi per noi importanti con degli artisti internazionali, come gli inserimenti in diverse playlist ufficiali dei maggiori servizi di streaming. Sono piccole soddisfazioni, ma siamo all’inizio e siamo sicuri che presto ne arrivareranno molte altre.

Il vostro roaster è già molto ricco, ma se dovessi scegliere, con chi ti piacerebbe lavorare?

Per l’Italia ti direi Charles Muda, perché mi sembra sia davvero innovativo, mentre per l’estero Ferivand, perché a soli 20 anni ha un mood e un talento inconfondibili.

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