Un giorno con Ziggy Stardust: intervista al batterista Woody Woodmansey per i 50 anni dell’album

Parlophone Records fa uscire una doppia edizione dell’iconico album. E il 13 luglio Woodmansey, membro storico degli Spiders From Mars, sarà ospite alla nuova edizione del Medimex. L’abbiamo intercettato per celebrare assieme il ricordo di un disco pazzesco e indimenticabile (e non solo)
The Spiders from Mars (c) The David Bowie Archive - foto di Brian Ward
Gli Spiders from Mars nel 1972. Da sinistra a destra, Trevor Bolder, Mick “Woody Woodmansey”, David Bowie, Mick Ronson (foto di The David Bowie Archive / Brian Ward)

Quando si dice “una telefonata può cambiarti la vita per sempre”. Detto fatto per Woody Woodmansey di Driffield, che rifiutò un lavoro ben pagato in fabbrica per intraprendere la più grande avventura della sua vita, dopo aver risposto alla cornetta a un interessato David Bowie. Mick “Woody” Woodmansey è stato il batterista dei The Spiders from Mars, la band che ha supportato Bowie durante la sua esistenza come Ziggy Stardust, insieme al chitarrista Mick Ronson e al bassista Trevor Bolder, dal 1969 al 1973, contribuendo a lanciare il personaggio Ziggy che ha reso David Bowie un’icona della musica.


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I dettagli della ristampa di Ziggy Stardust

In occasione del cinquantesimo anniversario dall’uscita nel Regno Unito di Ziggy Stardust, il 17 giugno, Parlophone Records pubblicherà due edizioni speciali in edizione limitata, già disponibili in pre-order: Ziggy Stardust 50th Anniversary Half Speed Mastered LP, un disco su vinile contenente gli undici brani originali, con la stessa artwork e un poster promozionale dell’epoca; e Ziggy Stardust 50th Anniversary Picture Disc, un picture disc con Ziggy Stardust in posa, vestito con la tuta blu.


Un lavoro di fine accuratezza tecnologica, con un LP masterizzato in half-speed(realizzata da by John Webber agli AIR Studios). Significa che la musica, impiegando il doppio del tempo per essere incisa in ogni disco, produce un suono più corposo e nitido.

Ziggy Stardust è stato l’album rivoluzionario che ha catapultato David Bowie sotto i riflettori internazionali, raggiungendo la posizione numero 21 nella Billboard 200 e caratterizzando uno stile e un’epoca che tutt’oggi continuano ad essere fonte di ispirazione per i più rilevanti nomi della musica internazionale, da Lady Gaga agli Arcade Fire.

Woody Woodmansey
Woody Woodmansey

L’intervista a Woody Woodmansey

Woodmansey è anche l’ultimo membro sopravvissuto dei The Spiders from Mars. Prima di Bowie aveva suonato con i The Rats insieme a Tony Visconti. Vive a Londra, sin dai tempi di Haddon Hall (l’appartamento in cui gli Spiders furono ospitati, i primi tempi, da Bowie e sua moglie Angie). Sino al periodo pre-pandemia è stato in tour con gli Holy Holy, nati dalla benedizionedi Bowie, insieme a Tony Visconti. L’intento iniziale di questa band era proprio quello di andare in tour con The Man Who Sold the World, che non era stato mai suonato dal vivo durante il periodo Bowie.

Woody è anche autore del libro Spiders from Mars. My Life with Bowie (disponibile su Amazon), in cui regala al lettore i suoi racconti sulle sessioni dei vari album e sono descritti, con molta accuratezza, aneddoti del periodo, dai tour selvaggi ai personaggi eccentrici che gli Spiders e Bowie frequentavano, fino a tutti gli eccessi della vita da rockstar che portarono allo scioglimento della band.

Abbiamo intervistato Mr. Woodmansey, che sarà sul palco del Teatro Kursaal Santalucia di Bari il 13 luglio, uno dei tanti appuntamenti promossi dalla storica manifestazione pugliese Medimex. Il Medimex è un progetto Puglia Sounds, il programma della Regione Puglia per lo sviluppo del sistema musicale regionale e con il patrocinio della SIAE. Tutte le info su medimex.it.

Questa è una parte dell’intervista che verrà pubblicata nel numero di giugno di Billboard Italia.

Qual è il tuo ricordo più vivido legato all’album Ziggy Stardust?

Ziggy Stardust inizia con il mio assolo alla batteria su Five Years, la canzone sulla fine del mondo. Ken Scott (famoso per aver lavorato al Magical Mystery Tour dei Beatles, ndr) aveva trovato un fantastico sound per me. C’erano delle piccole nuances un po’ qui e un po’ là, che magari si poteva pensare che non fossero essenziali, ma queste sfumature mi hanno consentito di creare dinamismo e di tenere l’ascoltatore incollato al brano. Quando ad un programma televisivo David la cantò per la prima volta dal vivo, c’erano molte luci nello studio puntate su di lui. Fu tutto molto emozionate, al punto che fu difficile finire il brano.

Hai definito Hunky Dory “un classico, magnificamente suonato e registrato, pieno di idee”. Ritieni che questo album ti rappresenti maggiormente, come musicista?

Sì, eravamo in un periodo di cambiamenti individuali, con molti lavori in attivo, contemporaneamente. Lavori come Hunky Dory sono semplici e diretti. Un po’ come l’album da solista di John Lennon: sono molto comunicativi. Ma è stato un duro lavoro con David. Non era paziente, voleva fare tante versioni delle canzoni durante The Man Who Sold the World, almeno venti volte (ride, ndr)… Mentre per Hunky Dory suonavamo il brano solo un paio di volte, erano molto dirette.

Mentre Aladdin Sane era una storia diversa…

Sì, al tempo pensai che Aladdin Sane fosse una specie di compromesso per lui. Poi capii che per lui era un modo per venire fuori da Ziggy Stardust e ritornare ad essere David Bowie.

Nel tuo libro parli di tre aspetti dell’essere il batterista dei The Spiders from Mars: la musica, in primis; la magia, perché, come sostieni nel libro, Ziggy Stardust non era neanche umano; poi c’è l’aspetto legato all’abbigliamento, al make up e alle acconciature. Raccontaci qualcosa di curioso…

Un giorno guardavamo un film, Bowie mi mostrò i vestiti e mi disse: “Che ne pensi?”. Andammo da Liberty (a Londra, ndr) e David disse: “Compriamo tutto il piano!”. Acquistammo delle scarpe da donna con dei tacchi molto alti e altre cose. Cominciammo a tingerci i capelli. Quando suoni hai bisogno di indossare abiti non convenzionali. Mi ricordo il primo show che facemmo eravamo vestiti da vere rockstar! Riguardo al make up, mettevamo tutto: dal fondotinta al blush al mascara. Negli studi di Top of the Pops, pronti a entrare in scena, David si girò verso di noi e disse: “Ma come, non mettete su il make up?”. E noi eravamo tutti concordi nel dire di no! Ma lui cercò di farci capire: “Ci sono molte persone che ci guardano stasera, amici, fan, parenti… Le luci televisive sono molto forti e in video vi faranno sembrare verdi!”. Così scegliemmo di iniziare a truccarci!

Andrai anche alla David Bowie World Fan Convention a Liverpool, a giugno?

Sì, assolutamente. Lo faccio quasi ogni anno.

Raccontaci di Holy Holy: è una sorta di tribute band di Bowie?

Non proprio. Holy Holy è iniziata per caso, circa sette anni fa. Mi hanno proposto, in un locale londinese, di suonare con alcuni degli Spandau Ballet, il chitarrista di Bob Geldof per un festival ed altri. Chris Stein dei Blondie mi proposto di suonare un brano dei nostri e io ho detto che non avevamo mai suonato dal vivo, prima di allora, The Man Who Sold the World… così abbiamo pensato di suonarla e poi di fare qualcosa dopo il festival. Un tributo a David ma non una tribute band.

Sarai ospite al Medimex: puoi anticiparci qualcosa di quello che racconterai?

Sai che abbiamo suonato in tutte le parti del mondo, anche in Europa, ma non siamo mai venuti in Italia come Spiders? E questo è un vero peccato. Sì, verrò a Bari: non vedo l’ora di vedere il posto! Al Medimex farò una conversazione sulla mia vita professionale con David Bowie, rivelando tanti aneddoti. Sarà come una lunga intervista, molto interessante e da non perdere se si ama Bowie.

Articolo di Luana Salvatore


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