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ROCK

The Who, il nuovo album fuori il 6 dicembre: ecco cosa sentirete

Esce domani, venerdì 6 dicembre, il nuovo album degli Who a distanza di 13 anni dal precedente lavoro di inediti. Lo abbiamo ascoltato in anteprima

The Who

Esce domani, venerdì 6 dicembre, il nuovo album dei The Who. Intitolato semplicemente Who, è il primo lavoro di inediti della band dai tempi di Endless Wire, il precedente album pubblicato nel 2006. Il disco contiene undici tracce nella versione standard e quattordici in quella deluxe. Lo abbiamo ascoltato in anteprima: ecco cosa sentirete.



Classico con orgoglio

Come si produce un disco rock nel 2019? Quasi esattamente come nel 1979, ed è una benedizione. Evidentemente il tempo non arrugginisce la coppia Daltrey/Townshend, che anzi sfodera un rock muscolare che non arretra rispetto al sound fissato una volta per tutte negli anni ’70, concedendo poco o niente al contemporaneo (giusto qualche soffio folk rock à la Mumford & Sons). In un periodo storico della pop music in cui il rock ha perso molta della sua capacità d’impatto sulle classifiche, lavori come questo ci ricordano che esiste ancora una “vecchia scuola” – nei termini delle professionalità legate a songwriting, interpretazione, produzione – che non si vergogna di farsi sentire.

Roger Daltrey ha affermato senza esitazioni di aver fatto “il miglior album dai tempi di Quadrophenia“. Più prudente Townshend, che inquadra così la natura dell’album: “Quasi tutti i pezzi sono stati scritti l’anno scorso. Non c’è nessun tema, nessun concetto, nessuna storia: solo una serie di canzoni che io e mio fratello Simon abbiamo scritto per dare a Roger Daltrey la giusta ispirazione per far rendere al meglio la sua voce. Roger ed io siamo entrambi vecchi ormai, quindi ho cercato di stare lontano dal romanticismo e dalla nostalgia, se possibile”.

Le tracce di Who

Si tratta, dicevamo, di un album che non intende osare ma che recupera tutto su un piano di credibilità della proposta artistica e di alto livello di produzione. Si caratterizza per una notevole omogeneità di suoni – quasi tutti i pezzi hanno in comune gli stessi ingredienti, variamente modulati: piano, chitarra acustica, chitarra elettrica, archi, armonie vocali – con qualche strizzatina d’occhio alla grandeur anni ’70 (vedi i suoni di sintetizzatore che ricordano Won’t Get Fooled Again o Baba O’Riley).

Apre la tracklist All This Music Must Fade: classici Who, un pezzo segnato dal tandem acustico-elettrico tipico del lavoro ritmico di Townshend. Grosso ritornello e chiusa un po’ giovanilistica, con un sonoro “Who gives a fuck?”. Simile attitudine da eterni ribelli in I Don’t Wanna Get Wise: titolo che suona ironico, detto alla loro età, per un pezzo dominato dai decisi vocalizzi di Daltrey. Ball Chain e Detour sono fra gli episodi più “prodotti”, con la loro complessa stratificazione di partiture. Soprattutto il secondo, un pezzo basato su un fondamentale impianto blues rock in cui un solido basso semi-distorto fa da contrappunto all’ampia modulazione dinamica (pieno-vuoto, veloce-lento) e ai frequenti suoni di synth.

Beads on One String è il pezzo melodico del disco, anche se non una ballad vera e propria. Sintetizzatori sul registro acuto, handclap, armonie molto aperte: Daltrey e Townshend si lasciano andare a un facile sentimentalismo. Su Hero Ground Zero torna il Townshend “strummer” con la chitarra acustica. Intro e accompagnamento di violini, ritornello robusto, complessivamente uno dei momenti più “Who” dell’album insieme alla successiva Street Song. Fra gli ultimi brani in tracklist, sono degni di nota Break the News, che risente di quella contemporaneità folk rock di cui sopra, e She Rocked My World, traccia conclusiva della versione standard, con il suo portamento vagamente tango sulla strofa.

Il team che ha lavorato all’album

Who è stato registrato principalmente a Londra e Los Angeles durante la primavera e l’estate di quest’anno. È stato co-prodotto da Pete Townshend e D. Sardy (già al lavoro con Noel Gallagher, Oasis, LCD Soundsystem, Gorillaz) con la produzione vocale di Dave Eringa (Manic Street Preachers, Roger Daltrey, Wilko Johnson). Oltre a Roger Daltrey e Pete Townshend, al nuovo album hanno lavorato il batterista Zak Starkey (figlio di Ringo Starr), il bassista Pino Palladino insieme a Simon Townshend, Benmont Tench, Carla Azar, Joey Waronker e Gordon Giltrap.

La copertina dell’album

L’artwork di Who è stato creato dall’artista pop Peter Blake, che incontrò la band per la prima volta nel 1964 durante una registrazione dello storico show televisivo Ready Steady Go. Blake aveva già disegnato la copertina dell’album Face Dances (1981), oltre a quella iconica di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles.

Ascolta Who in streaming

Le date del tour UK 2020

Nella primavera dell’anno prossimo la band sarà in tour nel Regno Unito accompagnata da un’orchestra di quaranta elementi. Ecco le date confermate (i biglietti sono disponibili qui):

16 marzo – Manchester Arena
18 marzo – Dublino, 3 Arena
21 marzo – Newcastle, Metro Radio Arena
23 marzo – Glasgow, SSE Hydro Arena
25 marzo – Leeds, First Direct Arena
30 marzo – Cardiff, Motorpoint Arena
1° aprile – Birmingham, Resorts World Arena
3 aprile – Nottingham, Motorpoint Arena
6 aprile – Liverpool, M&S Bank Arena
8 aprile – SSE Wembley Arena

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