The Killers hanno perso la patina glam. 5 brani in attesa del nuovo album

La band di Las Vegas torna domani con “Pressure Machine”. Nell’attesa, ripercorriamo la loro carriera attraverso cinque canzoni che raccontano perfettamente la loro storia
The Killers
The Killers, foto di Danny Clinch

Il 15 giugno 2004 esce in tutto il mondo Hot Fuzz, album di debutto dei The Killers destinato ad entrare nella storia della musica indie rock. I primi anni ’10 del 2000 sono sicuramente tra i momenti di massimo fermento per la scena musicale americana. Basti pensare a band come Editors, The Strokes e Arctic Monkeys, per citarne solo alcune.

L’indie rock è un genere che, oltre alla musica, influenza anche il modo di vestire. Non a caso è il periodo in cui si cominciano a intravedere, anche in Italia, i primi cappelli a tesa larga, ispirati a quelli di Pete Doherty, i beanies (cappellini), i jeans a vita alta con i risvoltini (perché sì, c’è stato un periodo in cui non erano apprezzati solo dai tamarri) e le magliette bianche o delle band.

Tra i brani di Hot Fuzz spicca un vero e proprio inno a questo genere: Glamorous Indie Rock & Roll, traccia aggiuntiva del disco inclusa nell’edizione europea. Ancora oggi, nonostante siano passati più di 17 anni, quel brano e il debut album dei The Killers suonano ancora contemporanei e riescono a raccontare il grande successo della band. I The Killers, ad oggi, hanno pubblicato sei album in studio. Da Hot Fuzz a Sam’s Town, dall’iconico Day & Age a Battleborn, la band di Brandon Flowers è cresciuta nel tempo, sperimentando sonorità diverse e diventando così uno i gruppi più amati al mondo.

Domani The Killers pubblicheranno il loro nuovo progetto, Pressure Machine. Un disco che, per molti, arriva dopo un periodo non troppo fortunato per la band. Gli ultimi due album in studio, Wonderful Wonderful e Imploding the Mirage, uscito meno di un anno fa, non hanno fatto breccia nel cuore dei fan, nonostante abbiano ricevuto recensioni generalmente positive.

I Killers sono cambiati ed è giusto così

Rispetto a lavori come Day & Age, ad esempio, i The Killers sembrano aver perso quella patina “glamorous indie rock & roll”. Del resto, però, il cambiamento è tutto, tranne che stupefacente. Nel 2004, quando la band muove i primi passi nello scintillante mondo musicale americano, Brandon Flowers ha solo 23 anni. E, nonostante sia già una tra le penne e voci più riconoscibili del suo mondo, la strada che lo attende davanti a sé è ancora piuttosto lunga.

Per questo, nonostante i Killers abbiano sempre raccontato anche in modo introspettivo e delicato le loro storie, il fatto che Pressure Machine sia stato definito come “l’album più sobrio e profondo della band” non ci stupisce. Brandon Flowers, che oggi di anni ne ha 40, ha deciso insieme al gruppo di raccontare le storie della sua cittadina d’origine, Nephi, nello Utah, e per farlo, chiaramente, la patina glam deve essere lasciata indietro.

Nonostante questo, però, siamo convinti che la scena indie rock debba ancora ringraziare i The Killers, per aver dato il “la”, insieme ovviamente ad altre band, ad un periodo musicale che ha rinvigorito la scena americana e non solo.

Quindi, nell’attesa di ascoltare Pressure Machine, abbiamo deciso di ripercorrere la carriera di Brandon e compagni attraverso cinque brani che raccontano perfettamente la loro storia.

Smile Like You Mean It – Hot Fuzz (2004)

In un disco che racchiude alcuni brani divenuti ormai iconici, come Somebody Told Me e Mr. Brightside, a spiccare tra i grandi successi dei Killers è Smile Like You Mean It. Terzo singolo estratto da Hot Fuzz, era originariamente inserito nel B-side di Mr. Brightside. Il brano parla dell’importanza di guardarsi indietro e accettare le scelte fatte. Alla fine, nonostante tutto, si può tornare a sorridere, anche se il dolore rimane ancora lì.

When You Were Young – Sam’s Town (2006)

“You sit there in your heartache / Waiting on some beautiful boy to / To save you from your old ways”. Questi sono probabilmente alcuni tra i versi più belli, e celebri, dei Killers. Scritta da tutti e quattro i membri della band, When You Were Young parla di come sia difficle crescere e lasciarsi il passato alle spalle. Il brano, infatti, si focalizza su come le percezioni cambiano crescendo e guardando alla propria gioventù.

Tranquilize Sawdust (2007)

Nel 2007, a soli tre anni dal loro debut album, i Killers pubblicano Sawdust, compilation contenente alcuni dei loro primi grandi successi e diversi inediti. Nel disco, composto da 20 tracce, troviamo anche Tranquilize, brano realizzato in collaborazione con un’icona della musica rock: Lou Reed. La canzone, piuttosto cupa, mescola perfettamente la voce grave di Lou Reed a quella più morbida di Brandon Flowers. I cori dei bambini, poi, sono la ciliegina sulla torta di un pezzo che sembra portarci in un’altra dimensione, tra realtà e sogno.
Piccola curiosità su Sawdust: nel disco sono contenute due cover, Shadowplay (Joy Division) e Romeo and Juliet (Dire Straits).

A Dustland Fairytale Day & Age (2008)

I Killers sanno essere anche dei gran romanticoni. Una prova? A Dustland Fairytale, brano contenuto in Day & Age, fortunatissimo album del 2008 che li ha fatto arrivare ad un pubblico più mainstream, con successi come Human e Spaceman. Questo è sicuramente uno dei brani più intimi della band, scritto da Brandon Flowers quando sua madre, Jean, stava lottando contro il cancro. Il brano, infatti, racconta proprio di come lei e suo padre si sono incontrati, quando avevano 15 e vivevano nello stesso parcheggio per roulotte. Un modo per esorcizzare il dolore e per provare a capirli. Tra l’altro, di recente, è uscita una nuova versione del brano, realizzata in collaborazione con Bruce Springsteen.

Tyson vs. Douglas Wonderful Wonderful (2017)

Tra i brani degli ultimi album dei Killers una menzione speciale va sicuramente a Tyson vs Douglas, contenuto in Wonderful Wonderful. Brandon Flowers e compagni hanno deciso di dedicare una canzone allo storico incontro tra Mike Tyson e Buster Douglas. La particolarità di questa scelta sta nel fatto che il frontman della band, che all’epoca aveva solo otto anni, ha visto dal vivo questo incontro ed è rimasto incredulo. Infatti, questa è stata la prima volta in cui l’imbattuto campione dei pasi massimi Tyson ha perso in carriera per KO contro Douglas, dato per sfavorito da subito, tanto che anche gli allibratori si rifiutavano di accettare scommesse. Il brano racconta così un incontro storico visto dagli occhi di Flowers, tra salti nel passato e sprazzi di presente, con il cantante adulto che ricorda questo evento per lui (quasi) sconvolgente.

Articolo Precedente
1520 Sedgwick Avenue - Hip Hop Boulevard

Buon compleanno Hip Hop! 48 anni di Cultura immortale

Articolo Successivo
Maria Antonietta. Foto ufficio stampa

Maria Antonietta: «Dante ci insegna la musicalità e il potere delle parole»


Articoli correlati
Total
49
Share