Il miracolo dal caos: la storia di “Use Your Illusion” dei Guns N’Roses

A dispetto del folle disordine che li accompagnava, con quell’album nel 1991 la band si riaffermò come una delle massime forze del “classic (hard) rock” dell’epoca. L’ambiziosissimo progetto viene ora giustamente celebrato
img Guns N'Roses - foto di W. Axl Rose Archive - Robert John
Guns N’Roses (foto di W. Axl Rose Archive / Robert John)

Grazie ad Appetite for Destruction, il folgorante album di debutto del 1987, i Guns N’Roses divennero rapidamente un fenomeno mondiale. E ora quel lavoro viene giustamente celebrato da Universal che lo ripubblica con una serie di versioni estese. A certi livelli il successo è una bestia difficile da cavalcare. I cinque ragazzi – che già di fondo avevano una certa predisposizione alla dissolutezza – scivolarono in un maelström di alcol, droghe e comportamenti estremi di ogni genere. Con conseguenti gazzarre mediatiche e incidenti di percorso.

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Un esempio su tutti? Allora il politically correct non era ancora l’oppressione che è diventato da un po’ di anni. Ma nel 1988 la band di Los Angeles – Axl Rose alla voce, Slash e Izzy Stradlin alle chitarre, Duff McKagan al basso e Steven Adler alla batteria – e in particolare il suo frontman furono oggetto di forti critiche per un brano di quel G N’R Lies che non era il vero secondo album perché conteneva i quattro pezzi del primo mini-LP e altre quattro tracce acustiche. Il testo esplicito di una di queste ultime, One in a Million, attirò inevitabili accuse di omofobia e razzismo. Ci fu pubblicità negativa (ma, comunque, pubblicità) e qualche boicottaggio.


Tra assortiti eccessi, concerti che spesso degeneravano in intemperanze e beghe interne dovute per lo più al carattere assai poco malleabile di Axl, il gruppo si dedicò così alla preparazione dell’autentico secondo disco.

Un progetto monumentale

Tutto iniziò nel 1990 con Civil War. Era l’ultima incisione con Adler (“dimesso” per gravi problemi di tossicodipendenza e sostituito da Matt Sorum), destinata in origine a una raccolta-benefit per gli orfani rumeni. Proseguì fino all’estate dell’anno dopo con registrazioni effettuate in vari studi. Tra canzoni scritte già da tanto e materiale via via aggiunto, i Guns N’Roses si trovarono in mano addirittura trentasei brani. In un pur comprensibile delirio di onnipotenza, vollero convogliarli in un progetto esagerato e di conseguenza avversato dalla loro etichetta, la Geffen. Ovvero due album da settantasei minuti l’uno, con titoli e copertine “gemelli”, da immettere sul mercato separatamente ma nello stesso giorno.

La coppia di Use Your Illusion, con sei pezzi esclusi dalle scalette per ragioni di durata, arrivò nei negozi il 17 settembre 1991 e sedò da subito i timori dei discografici con il primo e il secondo posto nelle classifiche USA e UK e con risultati affini in molte altre nazioni; tre milioni ciascuno le copie vendute in tre mesi solo negli USA (nel 1997 il conto era salito a sette), e chissà quante di più sarebbero state se il grunge, di lì a pochissimo esploso con Nevermind dei Nirvana, non avesse indirizzato parte della platea rock verso ascolti sempre energici e duri ma meno “classici”.

La riedizione di Use Your Illusion

Seppure con un anno di ritardo sul trentennale, Universal ha voluto celebrare Use Your Illusion con labituale florilegio di versioni estese. La stravaganza è che non siano riemerse dagli archivi le sei outtake peraltro facilmente reperibili in bootleg e in rete. Ma l’offerta stuzzicherà di sicuro i fan più accesi e i feticisti dei nostri eroi. Eroi decaduti, va ricordato. Da allora hanno pubblicato appena due lavori di studio, The Spaghetti Incident? di sole cover e il discusso Chinese Democracy con una line up capitanata da un unico membro fondatore (Axl Rose, certo; unico altro superstite, il tastierista Dizzy Reed, entrato nel 1990).

Bizzarro che la super hit November Rain sia stata sostituita da una nuova versione del 2021 con un’orchestra di cinquanta elementi. Ma a parte il remastering le altre ventinove tracce sono quelle del 1991 in tutto il loro policromo ed eclettico splendore. Dalla You Could Be Mine affermata dalla colonna sonora di Terminator 2 alle due Don’t Cry (una assieme a Shannon Hoon degli indimenticati Blind Melon). Dalla Pretty Tied Up (The Perils of Rock N’Roll Decadence) che rimanda ai Rolling Stones alle riletture di Knockin’ on Heaven’s Door (Bob Dylan) e Live and Let Die (Paul McCartney). Dalla cupa The Garden in duetto con Alice Cooper alla lunghissima Coma, dalle travolgenti Back Off Bitch e Locomotive (Complicity) alle diversamente morbide Estranged e So Fine.

Di tutto e di più, insomma. Ma con una qualità di songwriting sempre alta se non altissima, esecuzioni brillanti e resa finale che non offre il fianco a critiche. Di fatto, gli Use Your Illusion furono il canto del cigno dei Guns N’Roses. Considerato anche il clima caotico in cui il sestetto li immortalò su nastro, uno più melodioso e stentoreo non si sarebbe stato immaginare.

I formati

Due doppi LP 180g venduti separatamente, due doppi LP colorati venduti assieme con un tappetino da giradischi come bonus, i due CD standard e i due CD “deluxe” doppi (ognuno con un secondo disco contenente brani tratti da più concerti del 1991/1992). Queste le versioni più economiche degli Use Your Illusion. Quelle parecchio costose sono invece le due “super deluxe” in cofanetto (dodici LP o sette CD, più un Blu-Ray). Ai materiali di studio aggiungono due concerti integrali dell’epoca (uno anche in video), un librone di cento pagine e un tesoretto di memorabilia.

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