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Jack Savoretti: il suo racconto di “Singing to Strangers”

Jack Savoretti ha pubblicato il suo nuovo progetto discografico “Singing to Strangers”: ecco cosa ci ha confessato a riguardo

Jack Savoretti: il suo racconto di "Singing to Strangers"
Stefano Masselli

È finalmente uscito Singing to Strangers (BMG), il nuovo progetto discografico di Jack Savoretti. Questo disco contiene undici inediti ed è stato anticipato da brani come Candlelight, Youth and Love, What More Can I Do? e Singing to Strangers (Interlude). «Sono andato via da Londra e mi sono trasferito in campagna. Ho due figli e una moglie. Ho tutto quello che ho sempre voluto e ho trovato casa», ci ha spiegato. «La libertà l’ho trovata rimanendo fermo, con l’amore. Quindi volevo fare un album che celebrasse questo feeling, questa sensazione di romanticismo».

E in effetti in Singing to Strangers di amore ce n’è. Un esempio? Il testo di Touchy Situation è di Bob Dylan. «Tramite il mio manager avevo l’opportunità di lavorare con Steve Earl, uno dei padrini del country americano vero, “cattivo”. Ma poi non è successo. Il suo manager per scusarsi ci ha detto: “Se volete abbiamo trovato questa valigia con dentro dei testi di Bob Dylan inediti”. Ovviamente ho detto di sì, pensando che non sarebbe successo niente. Invece qualche giorno dopo mi arriva un’email personale di Dylan con in fondo scritto “Bob”».

Ha continuato Savoretti: «Erano due testi scelti da lui. Il secondo era come se avesse letto nella mia posta, spiegava tutto quello che stavo vivendo. Ero molto eccitato all’idea di scrivere una canzone di Dylan. Poi ho avuto terrore perché mi mettevo alla chitarra e scrivevo come Dylan. Ho visto lo sguardo di mia moglie, che sembrava dire: “Non ammazzare una canzone di Bob Dylan”».

L’artista anglo-italiano ha fatto tappa a Roma per la registrazione di Singing to Strangers: «La città ti cambia. Ci sono stati momenti difficili, perché lavorare a Roma non è facilissimo se arrivi lì con cinque scozzesi abituati a fare le cose in una certa maniera… Però sono arrivati cinque scozzesi e sono andati via cinque Mastroianni. Roma ha un caos elegante».



Ma quali sono state le sonorità che hanno ispirato Savoretti per questo nuovo progetto? «C’è moltissima musica italiana che mi ha influenzato, soprattutto proveniente da mio nonno. Poi c’è tanta musica francese, per esempio Serge Gainsbourg. Anche Marvin Gaye. Fra gli anni ’50 e ’60 è successa una cosa nella musica – in America nel soul e in Italia e in Europa col cantautorato: i cantanti si presentavano con delle orchestre e a un certo punto in un angolo iniziarono a comparire anche batteria, basso e chitarra elettrica. Cercavano di stare al passo coi tempi».

E ha concluso: «Quindi c’è stata questa “collisione” fra il classico sound da crooner e le band rock che davano questi groove pazzeschi. Se ascolti bene è quello che senti negli album di Patty Pravo, Mina, Lucio Battisti. In America questo l’ha fatto il soul».

Da aprile Savoretti sarà impegnato in una tournée europea che attraverserà anche il nostro Paese con tre date: il 16 aprile a Padova, il 17 aprile a Milano e il 18 aprile a Roma. Qui tutte le informazioni.

Ascolta qui Singing to Strangers di Jack Savoretti

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