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Rolling Stones in studio col batterista Steve Jordan per completare il nuovo album

«Eravamo a metà della realizzazione di un album quando Charlie Watts è morto», ha detto Keith Richards in un’intervista a Rolling Stone
Rolling Stones - foto di Rich Fury - Getty Images
Foto di Rich Fury / Getty Images

I Rolling Stones quest’anno celebrano 60 anni di carriera musicale. E cercano di mandare avanti l’attività in studio, anche dopo la morte del batterista Charlie Watts avvenuta l’anno scorso. In un’intervista con il podcast Music Now di Rolling Stone, Keith Richards ha rivelato che il turnista Steve Jordan siederà alla batteria durante le sessioni per il loro nuovo album di inediti. Ancora senza titolo, il progetto sarebbe dunque il seguito di A Bigger Bang del 2005.

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«Abbiamo molto materiale di Charlie Watts ancora nel cassetto», ha detto Richards parlando dell’azzimato “metronomo” della band scomparso il 24 agosto scorso all’età di 80 anni. «Eravamo a metà della realizzazione di un album quando è morto. Ovviamente, se vogliamo proseguire, abbiamo bisogno di un batterista, e sarà Steve Jordan». Jordan è amico e collaboratore di lungo corso della band. Iniziò a sostituire Watts, già malato, durante il No Filter Tour dell’anno scorso, e sarà il batterista anche del tour europeo di quest’anno.


Nonostante l’indiscutibile esperienza di Jordan, Richards ha detto a Rolling Stone che inizialmente non era sicuro di voler continuare senza l’amato compagno di band. «Mi dicevo: “Oh, non posso farlo senza Charlie”. Ma Charlie mi ha detto: “Puoi farlo con Steve. Può prendere il mio posto in qualsiasi momento”. Così mi ha convinto… Dio, quanto gli volevo bene». Al momento la band non ha ancora rivelato titolo e data di uscita del nuovo album.

All’inizio di questa settimana i Rolling Stones hanno annunciato quattordici date europee per quest’estate per celebrare il loro 60° anniversario di carriera.

Richards ha anche rivelato che gli Stones hanno ricevuto un messaggio personale da Paul McCartney dopo che il loro vecchio amico l’anno scorso fece scalpore definendoli una “cover band blues” in un articolo del New Yorker. «Paul mi ha scritto spiegando che era stato del tutto decontestualizzato», ha raccontato Keith. «Era semplicemente ciò che pensò la prima volta che ci sentì. Io e Paul ci conosciamo piuttosto bene, ho capito subito che si trattava di una forzatura. Il giorno dopo ho ricevuto un suo messaggio che diceva: “Se avete letto queste cazzate, credetemi, ragazzi, è tutto fuori contesto”… Paul è una bella persona. Voglio dire, che diamine, pensiamo alle canzoni che ha scritto!».

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