Pussy Riot: «Il nostro punk è uno schiaffo al  totalitarismo di Putin»

Il gruppo russo arriva a Milano domenica, al teatro Arcimboldi, per la loro unica data italiana. Hanno incontrato la stampa per raccontare la protesta che portano avanti da tanti anni
Pussy Riot, foto: ufficio stampa
Pussy Riot, foto: ufficio stampa

«Agli Arcimboldi vedrete i video delle nostre azioni di protesta negli anni, sentirete le nostre canzoni, ma soprattutto sarà una chiamata alla rivoluzione, a dare uno schiaffo al regime di Putin. La Russia ha avuto cento anni di totalitarismo e solo 10 anni di libertà, non sono stati abbastanza per dare una coscienza all’intera nazione». Le Pussy Riot hanno una missione chiara e la presenteranno anche domenica sera al Teatro Arcimboldi di Milano, per la loro unica data italiana.


Oggi hanno incontrato la stampa italiana via Zoom. Tanta è la curiosità per i giornalisti nel sentire il terzetto Maria (Masha) Alyokhina, Diana Burkot (Kot) e Taso Pletner (si sarebbe poi collegata, senza parlare, la book editor e cantante Olga Borisova).


Per una volta la mia categoria si è prodigata in domande socio-politiche ma era inevitabile, visto il periodo storico che stiamo vivendo. Certamente l’aspetto antagonista nei confronti delle azioni belliche di Vladimir Putin ha prevalso rispetto agli altri temi dello show Riot Days.

Ovvero un insieme di live music, teatro, video per sensibilizzare su temi importanti: fluidità di genere, inclusività, matriarcato, amore, decentramento, anarchia ed etica punk. Lo show nasce alla fine del 2016 dalla collaborazione fra Maria Alyokhina e il produttore musicale Alexander Cheparukhin ed è un’opera teatrale basata sul libro Riot Days di Alyokhina (pubblicato nel Regno Unito, negli Stati Uniti, in Australia, in Germania, in Francia, in Giappone, in Brasile, nella Repubblica Ceca, in Ungheria). Riot Days è diretto da Yury Muravitsky, uno dei principali registi teatrali russi, ora direttore artistico del leggendario Teatro Taganka a Mosca.

Nate nel 2011, le Pussy Riot sono note in tutto il mondo per le provocatorie e non autorizzate performance di guerriglia punk rock trasformate poi in video musicali diffusi sulla rete. Nei loro testi parlano di femminismo, dei diritti LGBT e dell’opposizione al presidente russo Vladimir Putin, che considerano un dittatore. A parlare soprattutto Masha che ci ha tenuto anche lei a sottolineare – vista la tremenda contingenza storica – che Riot Days è un manifesto punk. Parla della storia delle Pussy Riot ma è soprattuto adesso una forma di loro supporto per l’Ucraina.

«Guidare la nazione “con le mani forti”, secondo noi non è il modo giusto per governare. Putin è lui stesso portatore di ipocrisia parlando di patriarcato mentre si comporta da libertino e nasconde le sue figlie. Abbiamo portato questo spettacolo in qualunque spazio, dai club ai teatri e in ogni luogo la reazione del pubblico è stata appassionante anche in contesti più conservatori come in Svizzera. Contiamo sul calore degli italiani, dei milanesi, domenica» si è augurata Taso Pletner.

Pussy Riot: Pussy Days è sinonimo di lotta per indipendenza

Maria Alekina avverte: «Riot Days è anche sinonimo di lotta per l’indipendenza che riguarda anche l’Europa. Perché i prossimi target della strategia di Putin potrebbero essere i Paesi Baltici e l’intera Europa. Se qualcuno anche da voi crede a questi ideali da Seconda Guerra Mondiale: combattere i nazisti e l’ingerenza degli americani, beh cade nella sua trappola. Perché a Putin invece interessa avere solo più potere».

Una guerra che è una chiamata alle armi anche per chi non è consapevole di quello che sta succedendo realmente. «Molte persone in Russia sono povere e vanno in guerra per soldi e non sono da considerare degli eroi ma dei disperati», incalza la Alekina. «Senza contare che la leva militare è a 18 anni e così tanti giovani inconsapevoli vengono richiamati al fronte e finiscono per essere carne da macello. Le persone davvero coraggiose cono chi si rifiuta di andare in guerra e per questa ragione vengono arrestati, torturati e uccise».

Il punk in tutto questo? «Non è solo un genere musicale ma è sinonimo di antagonismo. Di essere coraggiosi a far domande scomode in un Paese dove c’è una figura come Putin senza dimenticare che è sinonimo anche di una certa forma di femminismo. Il punk da sempre veicola le rivendicazioni dei diritti civili e la lotta contro le disuguaglianze».

E il concetto di “no future” che veicolavano i Sex Pistols? «Dimenticatelo. Il futuro è adesso, è azione». Sentenzia laconicamente e giustamente Maria (Masha) Alyokhina. Qui per tutte le info.


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