Novelo: «”Caro Mostro” è una critica a me stesso, ma anche un incoraggiamento»

Esce oggi il primo album dell’artista napoletano per Island Records, dieci tracce per conoscere, affrontare e sconfiggere le parti di sé che più gli fanno paura
Novelo. Foto: Giorgio Eliseo
Novelo. Foto: Giorgio Eliseo

Novelo è l’anagramma di No Love, il nome d’arte scelto dal giovane Andrea Leone, classe ’96, per il suo debutto nel mondo della musica. Debutto che non avviene oggi, anzi: bisogna tornare indietro di qualche anno, a quella scena di SoundCloud su cui si muoveva il sottobosco dei giovani artisti, da cui sono uscite tante nuove e particolari proposte.


Per il primo grande salto il passo è stato breve: Novelo entra nel roster di Island Records sotto l’ala di Maciste Dischi lo scorso anno, e fra un singolo e l’altro arriva al suo primo vero album d’esordio. Caro Mostro esce venerdì 3 dicembre ed è una lettera in dieci brani, a cui si uniscono alla sua anche le penne di Psicologi, Ariete, Tommy Dali, Lil Busso e lo stesso Drast, che è anche producer dell’album.


A questo mostro di cose da dire ce ne sono parecchie: sul punk un po’ urban che anima le produzioni, con guizzi pop anni ’90 di matrice americana, una scrittura urgente, rapida, trasparente, intima si sorregge per esprimersi a cuore aperto. Su ansie, insicurezze, sogni, quelli che abbiamo tutti, e con cui, prima o poi e volenti o nolenti, bisogna imparare a convivere, proprio come insegna Novelo.

Come nasce artisticamente Novelo?

Nasce tutto come per la maggior parte degli autori, dal bisogno di esprimermi, di dire qualcosa che non riuscivo proprio a dire. Tutto questo, onestamente, parte per amore. Poi, grazie a un collettivo di amici che avevo in quel periodo, abbiamo creato un nome, un sound, che non era questo all’inizio, erano solo idee. Da lì in poi, passo dopo passo, siamo arrivati a questa intervista. Quando ho iniziato mi sono detto “devo fare questo percorso concentrandomi”. Ho lasciato il lavoro e ho iniziato a farlo seriamente. Non studiando, almeno non ancora, però è quello che voglio fare, studiare bene la musica, conoscerla a pieno. Continuare, quindi, sicuramente.

Ci sono delle influenze importanti che hai avuto, soprattutto del panorama musicale napoletano, visto che sei di lì?

Attualmente no! Ma sono cresciuto con la musica napoletana vera, grazie ai miei genitori soprattutto. Mi è servita per esprimermi (Pino Daniele è il mio guru in tutto). Non dico che adesso la musica napoletana sia quella in cui mi rispecchio, ma sì, c’è tantissima musica napoletana nella mia vita.

E c’è anche Napoli, immagino. Che rapporto hai con la tua città?

Come la maggior parte dei napoletani come me, ho preso il “peggio” da questa città, perché il “meglio” va agli altri. È stupenda Napoli, ci puoi fare i film, le canzoni, ma io ad esempio non vedo l’ora di andarmene. Il modo di vivere dei napoletani non mi va giù, ci sono tanti lati positivi, certo, ma tutti quelli negativi si vedono, sono quelli che mi danno il motivo per stare in camera a registrare. Come anche le poche possibilità, soprattutto per il lavoro. Ho lasciato il lavoro proprio per intraprendere la mia strada, ma l’avrei tenuto se avessi avuto la possibilità di averne uno che non fosse sfruttamento, cosa che qui è impossibile.

Da una parte la musica è un’alternativa, anche, a un lavoro normale…

So che ho bisogno di fare scuola e gavetta per chiamarlo lavoro, ma sì, è quello a cui ambisco.

Al contrario di molti tuoi colleghi del panorama urban, ti presenti con un approccio nuovo sulle sonorità, che in certi casi sono molto vicine al punk. Pensi sia una delle direzioni che l’urban prenderà, soprattutto per l’approccio dei nuovi artisti come te?

Ho iniziato anch’io dall’hip hop, facendo musica un po’ più di “strada”, ma proprio perché volevo indirizzarmi, capire cosa potesse piacere alle persone. Magari è un discorso banale o egoistico ma volevo capire se fosse quella la strada giusta (che poi è anche piaciuta abbastanza). Però sono cresciuto in modo diverso, l’hip hop non è sempre stato nella mia vita. Non è che ho deciso di non fare urban, anzi, volevo solo rispecchiare anche altre fasce d’età, non volevo fare solo rap romantico per un certo target. Ho provato anche chitarre, batterie più vere. Vorrei affermarmi nel rock o comunque in quei generi e sottogeneri.

Quindi dovrei inserire questa intervista fra quelle di genere rock.

Esattamente.

Bene! Almeno sei tu a dirlo.

Ma non ne sono nemmeno sicuro! Io sceglierei il rock, anche per comunicarlo alle persone che magari sentono il rap dalle mie canzoni, è anche uno stimolo in più per l’ascoltatore.

Novelo. Credits: Giorgio Eliseo

Questo infatti fa parte di una transizione che ha caratterizzato il rap di questa generazione. Con Drast, che ha prodotto il disco, vi siete anche scambiati questi pensieri?

Lui è sempre stato dell’idea che io avessi bisogno di sonorità diverse dalla strada che stavo prendendo. Mi ha sempre consigliato di schierarmi da un’altra parte, e fu lui a consigliarmi di ascoltare alcuni artisti che mi hanno abbastanza fatto aprire gli occhi su certe cose. Gli devo molto per questo cambio di prospettiva. Per esempio mi fece ascoltare circa un anno e mezzo fa Dominic Fike, che magari per me non era nessuno, ma usava un po’ le melodie come lo faccio io e ho preso lui come spunto per arrivare ad altri generi e altri artisti ancora.

Ci sono infatti anche tracce in cui ti avvicini al pop americano, quello anni ’90. Sbaglio?

Sì, giustissimo, volevamo un mood morbido su alcuni pezzi, senza ricercarlo troppo però, è semplicemente capitato e l’abbiamo tenuto.

Hai detto anche che hai scritto Caro Mostro in cameretta. Ma sei riuscito a vedere comunque le immagini di cui è ricca la tua scrittura?

Sì, o sono flussi di coscienza e mi vengono subito, altre volte invece nemmeno tutto l’impegno in una cameretta può darmi quello che mi dà scrivere all’esterno. Ma è comunque una protagonista, stare qui è stato utile. Ho scritto anche un album stando solo con gli amici per strada, ma ora è un altro mondo, e il lockdown l’ha segnato tantissimo. Penso che tanti capiranno la sofferenza che ho provato dentro quattro mura.

E anche da questo nascono autoanalisi come questo album. E infatti lo intitoli come un incipit di una lettera a un mostro, ma come si conclude? Diventi amico del mostro, ci parli…?

Il titolo doveva essere Caro Mostro, dedicato a una parte di me, quindi il mostro sono sempre io. Probabilmente la concluderei con “sta’ attento, guarda cosa hai combinato, ascolta questo album: questo è quello che è successo, e tu sei così, quindi cerca di ravvederti”. È una critica ma anche un incoraggiamento: è un “fa schifo tutto, fai schifo tu, ma le cose migliorano”.

Questa stessa esigenza di parlare a dei lati diversi di te l’hai ritrovata con i ragazzi che ti affiancano nel disco? Anche loro sono della tua stessa generazione…

Qualcuno è anche più piccolo, quindi magari queste cose le sta vivendo un po’ più con “pressione”. C’è Tommy Dali, ad esempio, con cui non siamo per niente simili. Quando abbiamo parlato mi disse “io faccio musica, ma a volte non posso rispondere ai manager perché ho una mia vita”. E gli risposi “fra’ ti capisco, facciamo un feat”. Infatti sono contento di chi ha collaborato con me nel disco.

Avresti voluto includere artisti anche più consolidati?

Avrei tanto voluto Rkomi ma era impegnato, non è stato possibile. Lo volevo includere perché ammiro il modo in cui usa le parole per parlare della sua parte interiore. Per me è un grande. E poi mi piacciono i suoi dischi con sonorità più accese, più pop.

Al centro dell’album poi ci sono tanti temi che riguardano i rapporti con le persone, le amicizie, la famiglia. Mi hai detto che hai lasciato il lavoro per fare musica. Come l’hanno presa?

Per i primi anni la mia famiglia sperava finisse questa cosa, con un figlio che aveva già lasciato un lavoro per l’ennesimo sogno. Anche alcuni amici mi dicevano “meglio andare a lavorare”. Ma c’era anche chi nonostante tutto, nonostante la povertà e le difficoltà, credeva in me, e mi è servito tantissimo persino fino a qualche settimana fa. Se non mi sostengono vado completamente “sotto”. Mi auguro che con l’album riesca a far capire che vale la pena soffrire, qui si dice: mantené ‘o carro p’ ‘a scesa (mantenere il carro per la discesa).

E dopo Caro Mostro?

Ho già delle tracce pronte che devono solo essere registrate. Sono sempre al lavoro, scrivo tutti i giorni, sono quasi sempre a casa con la chitarra o il computer. L’album vorrei portarlo live nel 2022, non so come succederà o quando ma non vedo l’ora, anche se ho un’ansia tremenda.

Brano da consigliare a chi non ti conosce?

Per capire bene Novelo e il suo genere, forse Psicologo. Ma consiglierei l’intro, è me stesso al 100%. È corto, ma mi esprimo al massimo. Basta che non ascoltino brani miei in mia presenza, odio questa cosa! O evito quella persona o evito che ascolti un mio brano in quel momento! Già se dovessi ascoltarlo in un supermercato, per dire, è una bella soddisfazione perché sei in radio, ma se dovessimo uscire fra amici e ascoltare un mio pezzo, no! Non perché io odi la mia voce, ma perché uno ci ha lavorato così tanto che non ce la fa più ad ascoltarlo. E poi se lo metti in giro in una città come Napoli sembra che lo fai apposta per vantarti, cosa che detesto, perché sono super timido e mi imbarazzerei.

Com’è il rapporto con altri artisti emergenti di Napoli? C’è tanta competitività? Lo chiedo sempre se incrocio un artista della tua città.

Per ora non ho subìto questa cosa. Con tanti altri abbiamo chiacchierato, abbiamo parlato di collaborazioni, siamo pure andati in studio ma poi scema quasi sempre tutto. Credo sia perché stiamo tutti inseguendo un obiettivo e non riusciamo a collaborare come prima cosa. Poi ne conosco pochi della mia età di artisti napoletani, quindi non lo so. Anzi, per quanto vedo, conosco gruppi di Caserta, artiste come Vale LP che collabora con un sacco di persone che io conosco.

Be’ come vedi c’è il modo di far vedere la scena campana. Anche grazie a serie come Gomorra, in cui fa da colonna sonora…

Sì, questo sì, si dice da un po’ che Napoli sta rinnovando la scena musicale. Se parli di Napoli credo che la gente vada subito a pensare a Luchè, Geolier, magari MV Killa, che per me sono fortissimi, ma non potrei collaborarci perché siamo mondi diversi! Quanto a Gomorra, sì, è vero, anche se non so se sarei felice che un mio brano fosse preso come sigla di una serie del genere, ma per un’altra serie, sì!

Ascolta Caro Mostro di Novelo in streaming


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