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Nada: «Continuo ogni giorno a cercare di far brillare i pensieri anche se è sempre più difficile»

Venerdì torna sulle scene con un nuovo album la grande cantautrice/attrice/scrittrice, che ha sempre un’enorme voglia di mettersi alla prova e riflette sul presente e il passato
Nada, foto di Simone Cecchetti
Nada, foto di Simone Cecchetti

Molto di ciò che Nada racconta oggi è contenuto già nel titolo del suo nuovo album che esce venerdì 7 ottobre. La paura va via da sé se i pensieri brillano. «I miei collaboratori mi hanno fatto notare che era troppo lungo. È vero eh, però mi sembrava che si adattasse perfettamente a questi tempi. Io credo che la paura sia fondamentale. Dobbiamo averne un po’ se no non saremmo protetti però non si deve esagerare perché può trasformarsi in angoscia e ansia. Quindi ogni giorno bisogna fare un po’ di allenamento per sviluppare i pensieri migliori: è necessario!». Ci ha raccontato la cantautrice toscana che è anche in tour.

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Dopo una ventina di album, 5 libri autobiografici e non, una serie tv che la vedeva protagonista, Nada è tornata con il suo nuovo lavoro. Ancora con John Parish come collaboratore in veste di polistrumentista e produttore.


«Gli ho mandato molto materiale via mail ma poi ho preferito andare io nel suo studio a Bath e fare poi il mixaggio a Bristol. Prima veniva lui da me ma poi abbiamo capito quanto fosse più comodo il contrario perché lui ha tutto lì».

La paura va via da sé se i pensieri brillano sembra vada a chiudere il discorso iniziato 3 anni fa con È un momento difficile tesoro. Sembra che ci sia uno spiraglio di speranza?

Mi piacerebbe. Speriamo. Provo a far brillare i pensieri tutti i giorni ma è parecchio difficile. È tutto molto complesso ma bisogna provarci. Quella del titolo sembra anche una frase zen, sicuramente c’è un pizzico di spiritualità e di misticismo. L’importante comunque è esserci, starci.

Questo concetto torna anche in Io ci sono: che cosa significa esserci oggi?

Rimanere aggrappati, anche in qualche modo, a un’idea di se stessi e sostenerla. Nonostante magari gli eventi ci portino da tutt’altra parte. Rimanere come aggrappati a un ferro.

Nel brano In mezzo al mare parli di buttarsi nel mare, nella mischia e nell’umanità. Con tutto quello che hai fatto nella tua carriera sembra assurdo chiedertelo ma pensi di esserti buttata abbastanza?

Sì, credo di sì. Il mare di cui parlo non è ovviamente quello della spiaggia e dell’abbronzatura ma quello della vita. Significa cercare di trarre il meglio dalle situazione della vita anche se questa ci mette alla prova. È una sfida potente e reale. Penso di averla affrontata.

Chi non ha sembra riecheggiare molto A tratti dei C.S.I: è un omaggio a loro?

No, è un riferimento casuale anche se ovviamente li ho ascoltati molto.

Ti pare che il tema dell’ingiustizia sociale sia peggiorato in questi anni?

Parecchio. Credo che la disparità umana sia il male peggiore che ci sia. Si porta dietro poi ingiustizia, avidità, arroganza.

Che cosa pensi della recente vittoria della destra in Italia?

Io voto secondo le mie idee. Dico solo: stiamo a vedere e auguriamoci il meglio.

È un album dalle atmosfere diverse anche se è chiaramente tuo: che cosa vorresti che gli ascoltatori capissero e percepissero di questo lavoro?

Spero che pensino che si tratti di buona musica. È vero che ci sono dei suoni differenti però c’è sempre la mia voce e il mio modo di scrivere a legare il tutto. Io mi sono impegnata come se si trattasse del mio primo lavoro. Mi piace sempre sperimentare e cercare nuove vie nella musica.

The Young Pope di Sorrentino aveva fatto riscoprire alla grande Senza un perché. Immagino che questa cosa ti avesse stupito anni fa, ora invece ci pensi che qualche tua canzone potrebbe essere inserita in qualche colonna sonora e avere lo stesso destino?

Magari! Anche perché trovare un regista come Paolo Sorrentino che è cos’ appassionato di musica non è così facile! Comunque era un pezzo che non avevo mai tolto dai miei live. Sono sempre rimasta affezionata.

Ci sono dei brani che ti pesa eseguire dal vivo perché li fai da troppo tempo?

Certo! Tanti, perché magari li faccio da 40 anni! È normale provare un po’ di noia. Però poi quando vedi che il pubblico è contento ti senti gratificato e cambia assolutamente tutto!

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