Maneskin all’Arena di Verona: tutto quello che è successo

La band romana, dopo le settimane negli Stati Uniti e il festival di Coachella, ha tenuto la prima data ufficiale nel nostro Paese. Cover, bandiera dell’Ucraina e Manuel Agnelli: ecco come è andata
I Maneskin all'Arena di Verona, foto di Francesco Prandoni per gentile concessione Vivo Concerti
I Maneskin all’Arena di Verona, foto di Francesco Prandoni per gentile concessione Vivo Concerti

E buonasera, signore e signori. This is Maneskin. Al basso, Victoria detta il ritmo. Thomas fa i suoi signor assoli di chitarra. I due si incrociano più e più volte sul palco. Damiano è il perfetto frontman rock. Ethan impeccabile alla batteria.


Sembrano cose banali e scontate. Anzi lo sono. Ma ogni tanto occorre ricordarle. Soprattutto dopo tutto quello che è successo ai Maneskin in quest’anno da quando hanno vinto Sanremo. Fino ad arrivare a oggi, che hanno tenuto la loro prima data italiana all’Arena di Verona, nel giorno del compleanno di Vic. In mezzo un mondo, un successo planetario impensabile che dall’Eurovision è sbarcato al Coachella, a Indio, California, e continuerà senza sosta per tutto l’anno. La musica sembra sempre in secondo piano rispetto alle provocazioni e ai gossip, ma per il pubblico non lo è affatto.


L’Arena è ampiamente sold-out, appena i biglietti sono stati messi in vendita. 12mila persone e una prevalenza femminile, certo con un’età media piuttosto bassa, ma non solo. In molti si sono organizzati anche dalle terrazze vicino all’Arena, ambitissime anche quelle. “Tanto si sente benissimo anche da lì, anche se non si vede niente”, racconta una ragazza di Verona che non è riuscita a comprare il biglietto.

I Maneskin sono sempre i Maneskin. Decisamente eleganti in total look Gucci, non deludono affatto dal vivo ma nemmeno lasciano sbalorditi. Partono con Zitti e buoni, il successo sanremese e dell’Eurovision. Damiano urla: “Illuminatemi il pubblico per favore. Ciao Verona. Ma quanti cazzo siete?”. Non parla moltissimo dal palco e infatti a un certo punto ci tiene a precisarlo. “Ma quanto è difficile dire qualcosa di intelligente? Riesco a dire bene le parolacce, quindi dai, cazzo, Verona!”.   

Più che parlare sul tema più caldo al momento, la guerra in Ucraina, Damiano porta la bandiera giallo-azzurra sul palco, come al Coachella. “Abbiamo il privilegio di fare quello che vogliamo e dobbiamo usarlo per gli altri”, le parole prima di intonare Gasoline. Anche a Verona come in California, Damiano recita un pezzo del monologo del Dittatore di Charlie Chaplin ma non dice nessun “Fuck Putin”.

Le cover sono sicuramente uno dei momenti più interessanti. Anche Damiano ricorda come dopo X Factor nel 2017 in molti li avessero bollati solo come un fenomeno da cover che non sarebbe andato molto lontano. E invece. Però gli è rimasta la capacità innegabile di aggiungere un qualcosa in più. Partono con Womanizer, uno dei pezzi (anno 2008) sicuramente dal retrogusto più aspro del repertorio di Britney Spears, e ci mettono tutta la loro carica.

Poi arriva Beggin, il loro brano che – non a caso – ha più stream su Spotify ma che è di Bob Gaudio e Peggy Farina. Il pubblico dell’Arena stra-esulta.

Un’altra cover davvero sentita è quella di Amandoti dei CCCP, uno dei brani d’amore più sofferti della musica italiana che già dovrebbe far paura solo a pronunciare il titolo. Per questo momento sale sul palco Manuel Agnelli, il loro giudice a X Factor, come già era successo per la serata delle cover nel Sanremo 2020. Incredibile come le ragazzine urlino tutte in coro a squarciagola il suo nome.

L’altra cover azzeccata è ovviamente quella del nume tutelare dei Maneskin, Iggy Pop, ovvero I Wanna Be Your Dog. Mentore che, come tutti sanno, ha anche cantato con loro per I Wanna Be Your Slave, che ovviamente segue la prima canzone.

Indovinato anche il momento in cui la band sale sul palco reale (di fronte a quello principale). Damiano ci scherza sopra: “Sembriamo sempre perfetti e fighi ma in realtà non abbiamo mai provato prima da qui”. Lì suonano in acustico Torna a casa e Vent’anni. Poi tornano sul palco principale e concludono con gli ultimi pezzi. Per Lividi sui gomiti chiamano anche decine e decine di fan sul palco a cantare e ballare insieme a loro. Naturalmente la parola fine la scrive I Wanna Be Your Slave.

È tutto al suo posto, forse troppo. Pare sempre uno spettacolo con il filtro perfezione spettacolo rock, dove tutti gli elementi sono dosati q.b. Ecco forse sarà molto meglio quando non ci sarà più quel filtro. Perché loro hanno tutte le carte in regola per aggiungerne altri nel corso della loro carriera.


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