Bentornato, John Frusciante: 10 “gemme nascoste” con i Red Hot Chili Peppers

John Frusciante tornerà a suonare con i Red Hot Chili Peppers. Per celebrare la notizia inaspettata, abbiamo selezionato dieci “hidden gems” dal repertorio dei suoi anni con la band
John Frusciante - Red Hot Chili Peppers

È ufficiale: John Frusciante torna (di nuovo) nei Red Hot Chili Peppers. L’annuncio è arrivato ieri sera tramite il profilo Instagram della band. Una notizia inaspettata, che ha a dir poco entusiasmato i fan del gruppo e tutti gli appassionati di rock. Frusciante, infatti, è considerato non solo un membro “storico” a pieno diritto dei RHCP (benché non uno dei fondatori) ma anche, più in generale, uno dei chitarristi più influenti della sua generazione.

John Frusciante, artista in continua evoluzione

Nel corso della sua carriera ormai trentennale, Frusciante ha alternato più volte il lavoro con la band e i numerosi progetti solisti. Celebre fu il ritiro dai Red Hot nel 1992 per problemi di droga (fatto che ispirò il titolo del romanzo Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Enrico Brizzi). Vi era entrato nel 1988 dopo la morte per overdose di Hillel Slovak e vi ritornerà nel 1998, per dare alle stampe l’album Californication l’anno successivo. Nel 2009 la nuova uscita (questa volta più consapevole della prima), che cedette il posto a Josh Klinghoffer, chitarrista ufficiale della band fino a ieri sera.

Anche l’approccio musicale di John ha spesso cambiato pelle. Dallo stile sostanzialmente hendrixiano con venature punk rock e funky dei primi anni (Mother’s Milk e Blood Sugar Sex Magik) si sposterà al lo-fi avant-garde delle sue prime produzioni soliste (come il controverso capolavoro Niandra LaDes and Usually Just a T-Shirt del 1994) per approdare a un’attitudine elettrico-minimalista e a un songwriting più “classico” nei suoi lavori con la band da Californication in poi.

Per celebrare la lieta notizia e per rendere omaggio a un artista dalla straordinaria creatività, abbiamo voluto fare una selezione di dieci “hidden gems” di John Frusciante (i grandi successi li conosciamo tutti, vero?) nei suoi anni con i Red Hot Chili Peppers.

Good Time Boys (da Mother’s Milk, 1989)

L’esordio. Opening track del capolavoro punk funk Mother’s Milk, ci butta in faccia tutta la rabbia giovanile di un Frusciante 19enne ma con le idee già chiare. Spirito heavy e gusto funky/hip-hop trovano in questa traccia un perfetto equilibrio: è l’atto di nascita non ufficiale del filone crossover, che farà scuola negli anni successivi. Impossibile non muovere la testa a tempo.

Stone Cold Bush (da Mother’s Milk, 1989)

Come avrebbe suonato Jimi Hendrix se fosse cresciuto a pane e punk rock? Più o meno così. Introdotto da un riff che pare una versione all’anfetamina di Foxy Lady, questo pezzo è tre minuti di fulminante provocazione punk funk, con un memorabile assolo di basso e poi uno di chitarra con tanto di gemiti femminili che accompagnano quelli del wah-wah. Che aggiungere?

If You Have to Ask (da Blood Sugar Sex Magik, 1991)

Dimessa seconda traccia dell’album della consacrazione mondiale, If You Have to Ask mostra tutta la versatilità della chitarra di John Frusciante. Strofa basata su una semplice ma riconoscibile idea ritmico-armonica, ritornello fatto di note singole che corteggiano la lascività dei cori in falsetto, potente assolo col fuzz che conduce verso la chiusa di solo basso e chitarra ritmica. Da manuale.

Sir Psycho Sexy (da Blood Sugar Sex Magik, 1991)

Blood Sugar Sex Magik era anche discreto sperimentalismo. Questa lunga divagazione funky/psichedelica (oltre 8 minuti di durata) fa mostra dell’abilità di John Frusciante nel dare corpo e tiro anche ai pezzi più lenti (qui siamo sotto i 60 bpm). Tonnellate di wah-wah e tre minuti di coda memorabile ne fanno uno dei pezzi più coerenti con lo spirito di assoluta libertà creativa del loro album capolavoro.

Easily (da Californication, 1999)

Qui è il Frusciante “strummer” a dominare il marchio sonoro della band. Il songwriting si fa nettamente più armonico, alla chitarra “da elettroshock” dei primi anni si preferiscono accompagnamenti di semplici accordi in prima posizione. La trasformazione di John (come individuo, prima ancora che come artista) proietta la sua influenza sul sound della band tutta. L’assolo è minimale e melodico come mai prima di allora: è l’inizio del nuovo corso.

This Velvet Glove (da Californication, 1999)

Altro assaggio del John Frusciante da “schitarrate” di semplici giri armonici, questo brano meno conosciuto di Californication si basa su una complessa stratificazione di parti di chitarra. Dallo squisito intro di chitarra acustica, chitarra elettrica e basso ai calibrati interventi di elettrica sulla strofa fino al muro di suono del ritornello, ecco un’altra prova del songwriter “totale”.

Dosed (da By the Way, 2002)

By the Way segnò un’ulteriore evoluzione stilistica dei Red Hot. Il sound si fa decisamente melodico e il songwriting più classico, con rimandi che arrivano indietro fino ai Beach Boys. Dosed non è uno dei pezzi più ricordati dell’album ma dimostra ancora una volta la complessità degli arrangiamenti di Frusciante (oltre al suo ottimo lavoro sui cori), spesso “molteplici”: accordi, arpeggi e interventi di note singole, tutto insieme.

I Could Die for You (da By the Way, 2002)

Canzone atmosferica e introspettiva (come diversi altri momenti di By the Way), I Could Die For You trova il suo marchio sonoro nell’accompagnamento di chitarra, in questo caso basato su una semplice successione armonica con il vecchio approccio hendrixiano, cioè con abbellimenti di note singole intercalati fra gli accordi in un’unica esecuzione. Il sound è diretto, non sovra-prodotto, con quel “respiro” fra gli strumenti tipico del live.

Slow Cheetah (da Stadium Arcadium, 2006)

Chi conosce Road Trippin’ apprezzerà anche questo assaggio del Frusciante “arpeggiatore”. Pochi fronzoli: voce, chitarra acustica, basso, batteria, cori. Con un finale reversed che ricorda le sue sperimentazioni dell’epoca di Niandra LaDes and Usually Just a T-Shirt.

Make You Feel Better (da Stadium Arcadium, 2006)

Per far suonare potente un pezzo non c’è bisogno di troppi elementi di arrangiamento, e John lo sa bene. Accordi in prima posizione, una pennata per battuta, e poi si riempie tutto nel ritornello. Anche in questo caso con un efficace lavoro sulle seconde voci. Senz’altro uno dei momenti più gioiosamente “pop” di tutto il repertorio della band.

Bonus track: How Deep Is Your Love



Troppo bella l’interpretazione di John Frusciante del classico dei Bee Gees per non includerla in questa lista. Nella sua versione chitarra e voce – spesso eseguita dal vivo all’epoca di Stadium Arcadium – John rende omaggio a un capolavoro della pop music di tutti i tempi facendone risplendere tutte le qualità melodiche e armoniche. Commovente.

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