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ROCK

Il ruolo del produttore: a tu per tu con Ale Bavo

Dall’underground torinese Ale Bavo è arrivato alla corte di X Factor insieme al suo amico e collega Samuel: “Da La Sierra e dai Booda enormi soddisfazioni”

Ale Bavo, foto di Ste Brovetto
Ale Bavo, foto di Ste Brovetto

Ale Bavo, torinese, musicista, classe 1974, è un nome molto conosciuto tra gli addetti ai lavori per il suo ruolo di produttore per molti artisti. In primo luogo per i Subsonica, ma anche per Mina, per Cristina Donà, gli Assalti Frontali, per Mudimbi e per tanti altri del sottobosco più underground.

L’anno scorso gli è arrivata un’imprevista proposta professionale. Ottima e non così scontata per un professionista dal suo curriculum: aiutare Samuel dei Subsonica, giudice nell’ultima edizione di X Factor, per la produzione artistica della categoria gruppi.

Quale è stata la prima cosa che hai pensato quando sei stato contattato?
Che dovevo studiare! Ammetto di non aver mai seguito il programma, anche perché non ho nemmeno la televisione. Quindi mi sono dovuto mettere a fare un grande ripasso, perché – non sembra forse – ma essendo un gioco ci sono tante regole che vanno studiate e rispettate.

E la prima impressione che hai avuto?
Sono rimasto piacevolmente colpito dal fatto che io e Samuel eravamo decisamente liberi nel poter fare le nostre scelte musicali. Nessuno ci ha mai fatto notare niente. A volte mi sono reso conto che i brani che volevamo far interpretare ai concorrenti potessero non essere così conosciuti dal pubblico televisivo. Penso a Elliphant, dj Fresh, Skrillex: per noi erano artisti quasi mainstream ma non è così per tutti. Invece siamo riusciti a proporre tutto.

Quale è stata la soddisfazione più grande?
Ce ne sono state tante ma forse due sono state particolarmente significative. La prima è stata la rivisitazione di un brano di Morricone da parte dei La Sierra. Far in modo che trovassero delle rime per un brano senza beat ovviamente è stata una grande sfida. Ma anche per noi stessi: io e Samuel dovevamo riuscire a confrontarci con due pischelletti che amano l’autotune, è stato un modo per avvicinare i due mondi.

E la seconda?
Aver realizzato il brano inedito dei Booda che non ha ritornello né una melodia catchy ma è più incentrato sul drop. È stato anche un riconoscimento per il mio background che è più elettronico.



Comunque siete anche riusciti a portare ben due band in finale, anche se ha vinto Sofia di Sfera Ebbasta.
Sì, infatti dico sempre perché arrivare primi quando puoi arrivare secondo e terzo? Nessuno dava 2 lire a La Sierra, lo dico senza nessuna offesa, invece sono stati amati da tutti. E anche coi Booda: noi non ci siamo mai allontanati dal loro background e, al di là della vittoria, vedere come ha risposto il forum alla loro performance è stato straordinario.

Come è la scena musicale torinese adesso?
È sempre forte, anche se non ci sono più i Murazzi, è tutto diverso ma c’è ancora spazio per tante cose. Per esempio, c’è Off Topic, uno spazio dove si uniscono arte e musica. C’è anche una nuova generazione di rapper meno attenti alle barriere e ai confini che amano mischiarsi più di quanto non facessero, o non facessimo, prima.

È sempre molto forte per la parte elettronica vero? Anche con festival sempre più importanti come il Club To Club, il Kappa, il Movement
Certo, continua ad andare benissimo da quel punto di vista. Magari un ragazzo partecipa a un festival, ne rimane influenzato e decide di produrre a sua volta anche lui musica elettronica: in questo modo si può creare una cosiddetta scena musicale. Mancano un po’ i club che propongano quel tipo di musica durante tutto l’anno.

Hai detto una volta che è difficile che gli artisti con cui lavori riescano a realizzare quanto siano originali.
Sì, trovo che gli artisti spesso facciano fatica a far nascere qualcosa che sia puramente loro. Sono troppo spesso condizionati o vogliono rifarsi a qualche modello che hanno in testa ma devono cercare di capire che quello che fanno deve essere davvero loro.

Stiamo chiedendo a tanti musicisti quali siano per loro gli album più importanti dell’ultimo decennio: per te quali sono stati i tuoi preferiti?
Spesso sbaglio indicando gli ultimi dischi che sto ascoltando. Se ci rifletto bene, però, direi: Kendrick Lamar, Nils Frahm, che ha aperto la strada proprio a un un certo tipo di elettronica berlinese, e poi l’ultimo album di uno degli artisti più importanti del secolo scorso. Se si asciugano le lacrime, Black Star di David Bowie, rimane uno degli album più belli del mondo.

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