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Måneskin: il ballo della vita continua

Abbiamo incontrato i ragazzi dei Måneskin in occasione del loro live al Core Festival a Treviso. Ecco cosa è successo dopo l’uscita de “Il Ballo della Vita”

Måneskin: il ballo della vita continua
Davide Carrer

Prima di X Factor 2017, i Måneskin conoscevano già gli ingredienti del loro successo: prove, impegno e concentrazione sull’obiettivo. Con la partecipazione al programma, il loro talento li ha portati al grande pubblico, rivelando una formazione già matura nonostante la giovanissima età. Oggi, tra una data e l’altra del tour, i singoli platino e il debutto in major con Il Ballo della Vita, la formazione è in ottima forma e ha tutte le carte in regola per continuare a stupirci ancora in futuro.

Facciamo un rapido aggiornamento dall’ultimo singolo a oggi. Come va?

Damiano: Tutto benissimo, più grande di quanto potevamo pensare nelle nostre più rosee aspettative. Siamo partiti da X Factor con lo scopo di allargare un po’ il nostro bacino d’utenza (almeno questa era la nostra idea), poi ne siamo usciti quasi vincitori. Da lì in poi si è evoluta in meglio: tutti i singoli sono andati bene, l’album anche. Quindi siamo felici già solo per questo e per avere la possibilità di fare una cosa del genere.

In base al vostro discorso, quindi, possiamo dire “secondi a nessuno”, senza nulla togliere al vincitore. Ve l’aspettavate come risvolto dopo la finale?

Victoria: In realtà quando siamo arrivati secondi non abbiamo quasi dato peso alla cosa, eravamo già con il focus su ciò che sarebbe accaduto dopo. Era da lì che sarebbe iniziato davvero il gioco, sapevamo che dovevamo metterci sotto. Siamo sicuramente contenti di aver avuto quell’occasione, di averla sfruttata al meglio per concentrarci poi oggi solo sul presente e fare il meglio che possiamo.

Voi siete “nati” come band relativamente presto rispetto a tanti gruppi che magari hanno alle spalle tanti anni di gavetta prima di ottenere un contratto con una major. A volte ci vuole del tempo per trovare il proprio sound e la propria identità come formazione: siete stati aiutati in questo, visto il poco tempo, o avevate già le idee chiare su cosa dovevate essere?

Thomas: Diciamo che prima ancora di X Factor e di tutto quello che è venuto dopo, già suonavamo molto, soprattutto in sala prove. Abbiamo quindi avuto il tempo necessario per ricercare il nostro sound e trovare già quella coesione che ci serviva. Provavamo (e proviamo tuttora) praticamente sempre, anche se qualcuno di noi stava male.

D: Dal mio punto di vista, anche se penso di poter parlare a nome di tutti, la nostra grande forza all’interno del talent è stata portare non dico un prodotto “finito”, ma un qualcosa che comunque fosse già a buon punto. Avevamo le idee chiare sia dal punto di vista musicale che da quello estetico, oltre che attitudinale. Quando poi si è concluso quel percorso e si è trattato di portare fuori la nostra identità non è stata poi questa grande fatica: quello era solo il continuo di uno sviluppo partito da prima, da quando avevamo 16 anni, suonando, ma anche un po’ casualmente, e che aveva un punto di arrivo ben preciso. In ogni caso la chimica e la coesione tra noi ci sono sempre state.

Ethan: Sì, avevamo comunque le idee molto chiare su cosa volessimo suonare e su come volessimo in qualche modo proporci.

A proposito di idee chiare, per un nuovo disco c’è già qualcosa?

D: Diciamo che abbiamo tante idee e che ora dobbiamo solo schiarirle. C’è tempo, non abbiate fretta!

Dalla sala prove h24 al music business, dal produrre, comporre, suonare al firmare contratti e confrontarsi con la burocrazia. Com’è affrontare tutto questo?

D: Abbiamo la fortuna di avere un team che ci evita tutta questa parte noiosa del nostro lavoro! Noi ci concentriamo sulla musica, siamo musicisti e moriremo come musicisti, se così si suol dire. È chiaro che c’è anche la parte burocratica, ma quello su cui noi come band dobbiamo concentrarci è scrivere musica, ideare i video, i look… e andare in tour!

Tour e risposta del pubblico: come vedete l’evoluzione di tutta questa favola?

V: La parte del tour è decisamente quella che preferiamo, quella che ci permette di entrare realmente in maggior contatto col nostro pubblico e di esprimerci al cento per cento. È anche una parte che ci permette di far uscire la nostra creatività: modificare dei brani per il live rispetto a come li abbiamo fatti in studio, improvvisare, inventare sempre nuove cose ci dà tanti stimoli. Lo scambio col pubblico è la parte fondamentale ed è la parte migliore.

D: Quando hai finito un disco pensi subito: «Ok, ora devo portarlo live, devo creare dei momenti e tutto il resto…», quindi ci sprona nella parte creativa, che poi appunto è quella che ci piace di più.

E: La parte del tour è anche quella che a livello di creatività ci crea delle reference con cui poi produrre altra musica. Molti brani de Il Ballo della Vita sono stati scritti proprio durante i live.

Al Core Festival abbiamo visto esibirsi anche Salmo, che sul palco ha detto che la musica è sempre meno suonata nei concerti più recenti (parlando di rap). Voi, da band, come vivete questa tendenza? Avete un po’ il timore che il pubblico venga abituato in maniera sbagliata a vivere la parte live, senza però sentir suonare davvero la musica?

D: In realtà, da quello che vedo recentemente, molti rapper stanno scegliendo di esibirsi piuttosto che solo con la base, anche con una band, mixando le due cose. Che poi è quello che facciamo anche noi con la parte elettronica. Non c’è una formula universale, secondo me ogni artista deve essere intelligente nel trovare “l’impacchettamento” giusto per il suo live, per avere la resa massima del suo prodotto.

Siamo in un periodo in cui gli artisti non fanno solo dischi. Vi abbiamo visto anche al cinema con un documentario, quale potrebbe essere il vostro prossimo “supporto” artistico?

D: Ologrammi, quadri che prendono vita, scale che si muovono… oppure ci vedrete arrivare dal cielo! A parte gli scherzi, cercheremo di inventare qualcosa che possa sempre stupire e che possa portare al massimo le nostre esibizioni, e soprattutto che possa migliorarci di giorno in giorno.

Articolo di Cristiana Lapresa

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