Milano Music Week, arriva “I Wanna Rock”, il nuovo programma su Radiofreccia con Sony Music

Già denominazione di una playlist e di una pagina Instagram dedicata, durante la Milano Music Week è stato annunciato il progetto radiofonico con lo stesso nome, parte di una strategia crossmediale messa in campo da Sony Music per valorizzare il ritorno del rock nelle classifiche
I Wanna Rock - Foto di Mike Beaumont - Unsplash
Foto di Mike Beaumont / Unsplash

Che il linguaggio rock sia tornato palpabilmente nelle produzioni musicali a tutti i livelli non è più un mistero per nessuno, specialmente dopo lo straordinario exploit di un progetto come quello dei Måneskin. Come vi raccontavamo più dettagliatamente in questo approfondimento, oggi “rock” costituisce un ecosistema di esperienze artistiche, che vanno dal patrimonio del rock classico alle nuove leve (pensiamo ad artisti come Royal Blood, Idles, Yungblud, Sam Fender…) passando per quegli artisti giovani di estrazione pop o hip hop che lo contaminano con forme musicali più contemporanee: i casi di Post Malone, Billie Eilish e Olivia Rodrigo sono i più evidenti a livello internazionale.


È sulla base di queste premesse che Sony Music Italy ha lanciato il progetto I Wanna Rock: prima come playlist su Spotify e Apple Music e pagina Instagram, adesso come vero e proprio programma radiofonico. Per la Milano Music Week si è tenuto oggi un incontro omonimo in cui sono stati annunciati i dettagli dell’iniziativa, che partirà a gennaio. Sono intervenuti Luca Fantacone (direttore dell’international frontline di Sony Music Italy), gli speaker di Radiofreccia Cecile B e Nessuno e il fondatore di Rockin’ 1000 Fabio Zaffagnini, con moderatore Luca De Gennaro (curatore artistico della MMW).


Il programma “I Wanna Rock” a gennaio su Radiofreccia

«Il progetto I Wanna Rock ruota intorno a un paio di considerazioni», spiega Fantacone. «Una è di tipo artistico: la consapevolezza che, dopo un lungo periodo in cui il rock era dato per scomparso, in realtà ci sono chiari segnali di rinascita. Segnali dati anche dalla comunità hip hop americana, che ha ridato vita a stilemi rock importanti, ma anche dalla generazione “post urban”, degli artisti più giovani, che hanno iniziato a scrivere pezzi con una scrittura simile da un lato ai Blink-182, dall’altro a Seattle. L’altra osservazione è che il consumo di rock in ambito digitale ha una dimensione quantitativa molto maggiore di quanto si pensi».

Il programma debutterà su Radiofreccia a gennaio, condotto da Cecile B e Nessuno, e andrà in onda ogni giovedì dalle 14:00 alle 14:30. Sarà un contenitore dedicato all’attualità delle proposte musicali di ambito rock (non legate ai soli artisti Sony Music, precisano gli interessati). L’obiettivo è quello di delineare un nuovo “ecosistema” per la musica rock in Italia.

Matteo Campesi, aka Nessuno, ha commentato: «Questo genere ha il pregio dell’immediatezza. La musica ha sempre rappresentato un modo di identificarsi: se dici “you rock” a qualcuno, quello la prende bene. Credo che la radio abbia sofferto dello stesso pregiudizio del rock. Ma a mio avviso la radio è l’unica cosa che è ancora più veloce di internet». Gli fa eco Cecile B: «La speranza è che su uno accende RadioFreccia – a prescindere dalla generazione a cui appartiene – possa scoprire qualcosa di nuovo. Se il rock non va mai via è perché c’è la necessità di declinarlo in varie forme».

Gli headliner del futuro

«Il rock non è fatto solamente di canzoni: è fatto di nome, immagine, attitudine, credibilità», osserva Fantacone. «I Foo Fighters sono una band che ha una decina di pezzi fondamentali che però non sono negli ultimi tre album. Ma hanno una credibilità talmente inossidabile che il loro seguito non molla mai».

Su quali possano essere i nuovi “headliner”, Fantacone risponde: «Quelli che riusciranno a sintetizzare maggiormente il passato e il presente, più che il futuro. La produzione rock contemporanea significa essere eccezionalmente liberi di sintetizzare ciò con cui sei cresciuto e ciò che ascolti. Il rock non deve essere com’era prima, ma come i suoi interpreti vogliono che sia. Sette anni fa il camerino dei Kasabian era un camerino in cui si suonava a volume impossibile il meglio dell’hip hop storico. Era chiaro che quelle cose prima o poi le avrebbero portate nella loro musica».

Campese: «Secondo me comunque i nuovi headliner saranno band, più che solisti. Anche per il periodo che abbiamo vissuto. La collettività e il senso di appartenenza – che sia in una sala prove o su un palco – che dà il rock, non te la dà nessun altro».


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