“Have You Lost Your Mind Yet?”, Fantastic Negrito alle prese con gli spettri del presente

Dopo il fortunato Please Don’t Be Dead del 2018, il portabandiera del migliore blues rock contemporaneo torna con un nuovo album di inediti che risuona in perfetta sintonia con questi tempi caotici
Fantastic Negrito - Have You Lost Your Mind Yet - intervista - foto di Lyle Owerko
Foto di Lyle Owerko

C’è uno spettro che si aggira per il mondo ed è quello della salute mentale. Oggi più che mai. Lo sconcertante susseguirsi di eventi di questo concentrato di storia contemporanea che è l’anno 2020 – la pandemia, la chiusura delle frontiere, la crisi economica, le rivolte in America, le sciagure del Medio Oriente – mette letteralmente a dura prova la tenuta psicologica di milioni di persone già alle prese con i propri demoni personali. Il politico e il privato sono di nuovo vicinissimi. Ecco perché pare quanto mai calzante il titolo del nuovo album di Fantastic Negrito, che dopo il fortunato Please Don’t Be Dead torna ora con Have You Lost Your Mind Yet?, fuori per Cooking Vinyl dal 14 agosto.

Vincitore di due Grammy (categoria “Best Contemporary Blues Album”) e portabandiera di un blues rock che non guarda al passato ma si misura con le contraddizioni e le spigolosità del presente, alla soglia dei cinquant’anni Xavier Dphrepaulezz si è guadagnato un largo seguito internazionale nell’ambito di un contesto rock sempre più povero di nuove proposte degne di nota. Lo premiano l’autenticità della formula musicale, la schiettezza dei contenuti e un innato senso dell’umorismo capace di vedere la luce anche nei momenti più bui. Rispetto alla potenza rock del precedente album (prendiamo una Plastic Hamburgers, praticamente in stile Led Zeppelin), Have You Lost Your Mind Yet? ricerca maggiormente le “roots”, e lo fa anche in compagnia di graditi ospiti. Ci spiega tutto lui stesso, collegato telefonicamente dalla sua Oakland.

Hai detto che la differenza principale fra Have You Lost Your Mind Yet? e Please Don’t Be Dead è che questa volta ti sei concentrato maggiormente sulla tua esperienza personale e sulle vite delle persone che ti circondano. Cos’è che hai trovato alla fine di questa sorta di ricerca?

Senz’altro ho scelto di optare per il “micro” piuttosto che per il “macro”. Sai, quando ho deciso di pubblicare l’album molte persone avevano davvero “perso la testa”. La cosa più terapeutica per me era fare quello che so fare meglio: scrivere, annotare, produrre, scoprire, nella direzione di una catarsi musicale. Le persone sono danneggiate da questa informazione di massa che è sempre disponibile, la quale ripetendo costantemente notizie terribili ci ha reso insensibili. Insensibili, per esempio, alle sparatorie oppure alle esecuzioni arbitrarie di afroamericani da parte delle forze di polizia.

Nella nostra ultima conversazione due anni fa, parlavamo di razzismo e violenza della polizia in America. Due anni dopo, è evidente che le cose non sono migliorate da quel punto di vista. Pensi che le recenti proteste abbiano ottenuto qualcosa?

È sempre bene, quando scrivi un album, mettere una mano sul battito del cuore della società, del tuo vicino. Tutti i miei album sono nati come testimonianze sociali, una cosa di cui vado molto orgoglioso. Le recenti proteste? Hanno ottenuto di essere ascoltate da parte dell’establishment politico ed economico. Perché le grandi aziende hanno un solo interesse. A loro non importa nulla del razzismo, o se è presidente Trump piuttosto che Obama: gli importa solo che noi compriamo. Abbiamo ceduto il potere alle corporation e ai miliardari molto tempo fa.

Quello che possiamo ottenere oggi è un cambiamento tangibile, sistematico, concreto? No. Ma se vogliamo ricevere l’attenzione dei miliardari allora sì, quella la stiamo avendo sicuramente. Quindi ora le persone devono capire che cosa vogliono esattamente da queste proteste. La fine del razzismo e della violenza della polizia non avverrà se non c’è un piano tangibile, strumenti che la gente possa utilizzare per navigare attraverso il sistema in cui viviamo. Solo allora potrà funzionare.

Non ho ancora visto tutto ciò, ma penso che sia una buona cosa che ci siano tutti questi giovani per le strade a protestare. È il momento giusto, oltre che il loro diritto. Io sono un po’ più grande e quindi ho una visione diversa e comunque legata al discorso artistico. Non sono un artista giovane ma sto facendo un’intervista con un giornalista italiano: questo per me è un grande risultato personale. Fare musica e comunicare con le altre persone è un mezzo fantastico per combattere il fascismo, il razzismo, l’omofobia.

Ci sono diversi ospiti in Have You Lost Your Mind Yet?, come E-40 e Tarriona “Tank” Ball. Ce li presenti?

Una delle cose più belle del progetto Fantastic Negrito è che posso saltare nel mondo rock con Chris Cornell (fu proprio l’ex Soundgarden a lanciarlo, ndr), nel mondo blues con Taj Mahal, nel mondo hip hop e R&B con artisti incredibilmente dinamici e talentuosi come i Tank and the Bangas. Come me, anche loro hanno suonato al Tiny Desk di NPR (celebre format video, ndr). È la prima volta che due artisti del Tiny Desk collaborano fra loro. E-40 è da trent’anni una leggenda del mondo rap. È un artista assolutamente originale, il suo flow è di un altro pianeta. La sua musica era rilevante trent’anni fa così come lo è oggi. Il mio obiettivo è sfidare costantemente me stesso e l’ascoltatore al fine di proporre qualcosa di diverso.

La band che suona con te in Have You Lost Your Mind Yet? è la stessa dello scorso album?

Sì, gli stessi. Ho suonato più parti di chitarra del solito, per via del carattere più funky di questo album. Il disco è debitore di Stevie Wonder, Sly Stone, James Brown… mi ero fissato con questo mood anni ’70. Le versioni demo le ho registrate suonando tutto io. Quei ragazzi hanno il feel giusto, adoro suonare con loro. Comprendono bene il mio songwriting e sono in grado di concretizzare in studio quella che è la mia visione. Nella canzone Your Sex Is Overrated c’è anche il chitarrista Masa Kohama: un fantastico featuring, lui suona un assolo pazzesco che è stato registrato in una singola take.

Foto di Lyle Owerko

Hai detto di aver scritto I’m So Happy I Cry dopo aver letto della morte di Juice WRLD. Cosa ti ha scosso di quell’evento in particolare?

Che spreco può essere la vita quando non la capiamo, che spreco può essere ogni respiro quando non capiamo quanto è prezioso… E quando non capiamo quanto siamo fortunati quando i nostri sogni diventano realtà. Questi ragazzi sono sempre in giro per il mondo e hanno tutta l’erba, i soldi, le ragazze che possono desiderare e tuttavia si sentono vuoti dentro e cercano di medicare se stessi con le droghe. Mi ha ispirato tutto ciò perché si tratta di persone così giovani. Non conoscevo molto la musica di Juice WRLD, mi ha semplicemente colpito la vicenda di questo ragazzo morto per niente.

Leggendo la storia dietro King Frustration si capisce come la tua musica sia in grado di parlare di situazioni drammatiche senza però perdere un fondamentale ottimismo, come una luce alla fine del tunnel.

Nella mia vita ho vissuto diverse tragedie ma non ho mai voluto sentirmi una vittima. E questa è la prospettiva con cui ho sempre scritto musica: “turn bullshit into good shit” (cita il suo brano Bullshit Anthem, ndr). È il mio modo di vivere. Crescendo non mi potevo permettere uno psicoterapeuta, dunque quella era la mia “terapia”: prendere situazioni negative e celebrarle attraverso la musica. C’è sempre un lato positivo in ogni evento, per quanto possa essere drammatico.

In Chocolate Samurai dici: “Back in my days, we used to put the syrup on pancakes / Now it’s mixing with Sprite”. Cosa significa?

È una cosa che viene dalla strada: faccio riferimento alla pratica di mischiare lo sciroppo per la tosse, contenente codeina (un oppiaceo, ndr), con la Sprite per addolcirne il sapore. È una cosa che devasta il fegato dei ragazzi. Questo è il mio modo per parlare ai ragazzi, per dire loro: “Sai cosa? Sei un giovane uomo, hai ancora tanta strada davanti. Pensa bene alle scelte che fai”. E lo faccio mettendoci un po’ di humour perché non voglio suonare come il vecchio bacucco che fa la morale.

Il tuo stile mi ha sempre ricordato molto quello di Sly Stone, a livello sia estetico che musicale. È una figura che ti ha attivamente ispirato?

Mi piacerebbe tanto essere come Sly Stone… (ride, ndr) Lui era tante cose insieme: rock, gospel, funk, soul, blues, tutto in un unico artista. Adoro Sly e se solo potessi essere l’1% di quello che era lui sarei felice! C’è così tanto feeling nella sua musica. Anche la mia musica si basa sul feeling, non cerco altro.

Ascolta Have You Lost Your Mind Yet? di Fantastic Negrito in streaming

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