Fink a cuore aperto: intervista sull’ultimo album “Resurgam”

Fink si dedica ad album folk e blues intensissimi su cui si stagliano la sua voce e la sua chitarra, oltre a una produzione di suoni elettronici equilibrati al millimetro, come l’ultimo “Resurgam”
Fink - Resurgam - ph Tommy N Lance
Fink – Resurgam – ph Tommy N Lance

Fin Greenall è un grande musicista. Già da giovane si divertiva a mescolare sample della Mahavishnu Orchestra con la drum’n’bass, per poi flirtare con i beats house e l’elettronica berlinese. Poi un’illuminazione, quasi si fosse ritrovato in quell’iconico crocevia dove si vende l’anima al diavolo pur di essere un ottimo bluesman, e così Fink si dedica ad album folk e blues intensissimi su cui si stagliano la sua voce e la sua chitarra, oltre a una produzione di suoni elettronici equilibrati al millimetro, come nell’ultimo Resurgam. Amato dai musicisti (anche italiani, come leggerete), meriterebbe una consacrazione finale da parte del grande pubblico.



Per realizzare il tuo ultimo album, Resurgam, hai seguito il tuo abituale modus operandi o sei partito da una diversa ambizione personale?

Ho co-prodotto Resurgam insieme a Flood, che è diventato amico e mentore sin dall’album Fink’s Sunday Night Blues Club, Vol. 1. Questo è sicuramente il risultato della mia ambizione di lavorare con calma in uno studio di registrazione, passare del tempo lì, anzi mesi. Resurgam travalica le mie solite zone di comfort e sicurezza, ci sono alcuni momenti fantastici e alcuni anche discutibili – ad essere onesti – ma tracce come Day 22, Resurgam e This Is Not a Mistake rappresentano alcune delle mie cose migliori.

La tua carriera è ormai ventennale e hai sempre proposto un range variegato di ottima musica: abstact hip hop, folk/soul, elettronica, un album blues, un album sinfonico con l’olandese Royal Concertgebouw Orchestra. Cosa dovremmo aspettarci prossimamente?

Leggendo la tua lista la risposta giusta sarebbe: non mi viene in mente nulla ma sto seguendo il mio istinto in questo momento. Sono in tour, adesso mi trovo all’aeroporto di Riga in rotta dall’Ucraina a Berlino, sto anche scrivendo qualcosa del prossimo album che mixerò a Londra il giorno dopo il concerto al Lollapalooza, il nostro ultimo festival dell’estate. Il nuovo disco sarà molto profondo, coerente e molto “ampio”. Questo è l’unico modo in cui posso descriverlo in questo momento. L’anno prossimo ho in programma anche il secondo volume di Blues con alcuni grandi ospiti e forse un’avventura negli Stati Uniti e in Africa. Sto anche facendo da mentore ad alcuni studenti tramite un college di musica di Berlino: sono sempre immerso nella profondità della musica.

Hai collaborato con Paola Turci nel suo ultimo album Il Secondo Cuore: com’è nata questa sinergia?

È fantastica, ho trascorso un bellissimo periodo con lei a Roma e le sessioni di registrazione sono state stimolanti e belle. Il suo feeling guidava ad ogni momento le sessioni: Paola possiede un’apertura di idee e una classe naturali. Penso che sia successo perché venne a un concerto che feci tempo fa a Roma, quando il mio promoter mi disse: “C’è Paola Turci tra il pubblico”. Non seguo la scena italiana quindi risposi laconicamente: “Cool, ok”. Ci siamo incontrati, abbiamo parlato e alcuni anni dopo mi ha contattato. Poi mi sono ritrovato a Roma, sazio di cibo magnifico e registrando con Paola. Penso che mi piacerebbe rifarlo, è così facile lavorare con un’artista come lei.

E nel 2008 hai suonato a San Siro in supporto ai Negramaro: come ricordi quell’esperienza?

Davvero memorabile arrivare a San Siro: un concerto enorme per noi, essendo un piccolo trio acustico che viaggiava in furgoncino. Ne siamo stati sopraffatti e un po’ spaventati. Non avevamo idea di cosa stessimo facendo. Per fortuna eravamo tra i primi ad esibirci, quindi abbiamo suonato mentre migliaia di fan dei Negramaro entravano in questo enorme stadio. È stato un giorno così bello e per noi nessuna pressione. Poi i Negramaro hanno fatto uno spettacolo epico!


Ascolta Resurgam di Fink in streaming

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