Eddie Vedder:«Non riuscivo ad accettare la morte di Chris Cornell»

Nel corso di una lunga chiacchierata con Howard Stern, Eddie Vedder ha toccato vari temi, tra cui le morti del fratello e del collega Chris
I Pearl Jam al Fenway Park a Boston nel 2016, Kevin Mazur/Getty Images
I Pearl Jam al Fenway Park a Boston nel 2016, Kevin Mazur/Getty Images

La morte nel 2017 del cantante dei Soundgarden Chris Cornell ha scosso il panorama musicale nel profondo. Un momento tristemente significativo anche per Eddie Vedder, amico del compianto collega. Da quel momento, anche lui è stato costretto a rivedere tutta una serie di certezze e visioni, e a confrontarsi con un solco ancora visibile.

Di questo ed altro ha parlato il frontman dei Pearl Jam durante un’intervista concessa a SiriusXM, in cui il cantante ha affrontato uno dei bienni più complicati della sua vita.

Appena un anno prima della morte di Chris Cornell era infatti scomparso anche il fratello più piccolo di Vedder, a causa di un incidente durante un’arrampicata: «Quell’evento ha sconvolto me, i miei fratelli, mia madre, seriamente non avevo idea di come ne sarei uscito… Non riuscivo ad affrontare la realtà».

Pochi mesi dopo l’altro duro colpo, molto difficile da elaborare. Lo stesso Eddie Vedder non ha nascosto ad Howard lunghe fasi di negazione dell’accaduto:

«Credo che fossi come terrorizzato sul dove sarei potuto finire se avessi permesso a me stesso di sentire quello che avevo bisogno di sentire o quello che volevo istintivamente provare. Non l’ho visto molto spesso negli ultimi dieci anni, probabilmente solo quattro, cinque volte, di solito a un concerto o in occasioni simili».

Col passare del tempo, il cantante di Evanston è riuscito a fare i conti con le proprie reazioni:

«Diventerò più forte col passare del tempo. Ma c’era molto feeling tra di noi, e non solo perché eravamo colleghi. Eravamo vicini di casa. Beccavo più volte lui che gli altri componenti della band. Non conoscevo molte persone a Seattle, insieme abbiamo fatto delle gite folli e avventurose, andavamo in mountain bike, inseguivamo il cane sotto la pioggia bevendo della birra di merda. È stato bello perché non aveva niente a che fare con lo stare insieme ad altre persone dell’ambiente o il condurre una vita in stile L.A.»

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