Eddie Vedder, con “Earthling” il respiro universalistico di un maestro del rock

Il frontman dei Pearl Jam pubblica oggi il suo terzo album solista. Lo affiancano musicisti favolosi e tre leggende come ospiti: Elton John, Stevie Wonder e Ringo Starr
Eddie Vedder - Earthling - 2
Eddie Vedder (fonte: ufficio stampa)

Eddie Vedder fa ancora scuola? Sì e no. La bontà di Earthling (Seattle Surf / Republic Records / Universal Music), il terzo album solista del frontman dei Pearl Jam, è anche il suo limite: è senz’altro un disco che verrà apprezzato dai fan “storici” di Vedder e dei PJ, ma probabilmente ha il difetto di rivolgersi in pratica solo a costoro, invece che cercare di intercettare un pubblico più ampio.


Ci sono comunque dei pregi indubbi: per esempio la grande capacità di adattarsi al mondo musicale portato dagli ospiti (e ce ne sono di stellari) e l’intensità emotiva di diversi brani in tracklist.


Il precedente lavoro solista, Ukulele Songs, risaliva al 2011, oltre un decennio fa. Per questo il nuovo album – è il caso di dirlo – era particolarmente atteso, sia per un panorama rock mainstream affamato di release di rilievo sia per la crescente aura di Vedder come “padre nobile” della scena. Analizziamolo meglio.

Il “dream team” di Earthling

Partiamo dai dati di fatto. Per la realizzazione dell’album, Eddie ha messo insieme una squadra favolosa. Una band, gli Earthlings, composta da: Josh Klinghoffer alla chitarra (ex Red Hot Chili Peppers, ormai turnista fisso dei Pearl Jam nei live); così come il cantautore irlandese Glen Hansard; il versatile Chris Chaney (Jane’s Addiction) al basso; e Chad Smith (sempre RHCP) alla batteria. Dopo il tour americano, la band arriverà in Europa ed è attesa a Imola il 25 giugno.

Firma la produzione Andrew Watt, producer di estrazione pop ed EDM (Avicii, Kygo, Marshmello, Selena Gomez, Justin Bieber, Camila Cabello…) ma con il mito dei Pearl Jam. Completano il quadro tre leggende viventi: Stevie Wonder (che suona l’armonica in Try), Ringo Starr (batterista in Mrs. Mills) e Sir Elton John come featuring vero e proprio in Picture.

I temi

Earthling, ovvero “terrestre”, “essere umano”. Una delle qualità di Eddie Vedder come songwriter che i fan hanno sempre amato è appunto la capacità di esprimere emozioni umanissime in maniera diretta, viscerale. È quello che continua a fare – con una freschezza creativa invidiabile – anche con la sua nuova prova solista.

Al netto di un afflato universalistico un po’ naif (“You are, we are / All part of this everything”, da Invincible; “We need what’s above / We’re always reaching / For something above”, da The Haves; espressioni che oggi suonano in stile Greta Van Fleet) o del manicheismo schematico – buoni o cattivi – di Good and Evil (“I wish you well, I wish your death and witness your karma / Change your ways and change your aim, don’t live in denial”), molti brani dell’album fanno commuovere.

Per citarne un paio, Brother the Cloud affronta il tema del suicidio di Chris Cornell, amico di una vita e protagonista della medesima stagione grunge. Mentre la conclusiva On My Way (più un outro che una canzone vera e propria) è un brano sul perdono e un ideale duetto col padre biologico Edward Severson Jr. (“fantasma” che compare qua e là sin dai tempi di Alive dei Pearl Jam).

Eddie Vedder - Earthling - 1
Eddie Vedder (fonte: ufficio stampa)

La musica

Earthling convince soprattutto dal punto di vista sonoro: produzione, arrangiamenti, varietà di stili musicali. Si nota subito, vista la posizione iniziale di Invincible, una certa “nostalgia” del rock anni ’80. Operazione di revival che caratterizza un progetto come quello degli War On Drugs ma che per Vedder suona piuttosto nuova.

Lo conferma Klinghoffer in un’intervista a Billboard: «Fino ad ora non conoscevo questa passione di Eddie per la seconda metà degli anni ’80. Pensavo che preferisse gli Who, i Minutemen, i Fugazi. […] Ha un vero rispetto per quel sound. Non mi ero mai immaginato che ascoltasse quel tipo di produzioni».

Ci sono anche i momenti “rabbiosi”, gli sfoghi alt-rock che – come sperimentato a partire dall’album No Code del 1996 – spiazzano l’ascoltatore con la loro improvvisa aggressività. Power of Right, Good and Evil, Rose of Jericho rientrano nella categoria.

Ma gli episodi più interessanti rimangono quelli che coinvolgono le “guest star”, nei quali Vedder dimostra di sapersi adattare benissimo al mondo musicale dell’ospite. Try è un pezzo punk reso unico dai soli di armonica del grande Stevie Wonder. Picture, con i contributi di Elton John, potrebbe non stridere all’interno di un album come Honky Chateau.

Evidentissime, poi, le pose beatlesiane (suggellate dalla presenza di Ringo Starr) di Mrs. Mills, sia nel testo che nell’arrangiamento con archi e fiati. Sempre Klinghoffer racconta l’origine del brano a Billboard: «Agli Abbey Road Studios c’è un pianoforte che usarono i Beatles. […] Fu portato lì da questa cantante easy listening inglese degli anni ’40 e ’50 chiamata Mrs. Mills. Sembrava una maestra di scuola. […] Era uno Steinway del 1905, un tipo particolare di pianoforte verticale».

Ascolta Earthling di Eddie Vedder


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