Eddie Van Halen: 5 tracce essenziali per ricordare il genio della chitarra elettrica

Il celebre chitarrista ha perso la sua battaglia contro il cancro. Con la sua leggendaria band ha influenzato generazioni di artisti, non solo rock. Ecco cinque brani per riscoprire la sua enorme eredità artistica
Eddie Van Halen - 2 - CC BY 2.0 Abby Gillardi
Foto di Abby Gillardi – CC BY 2.0

Alla fine Eddie Van Halen ha perso la sua battaglia contro il cancro. Il celebre chitarrista, fondatore dell’omonima band insieme al fratello Alex, si è spento nella serata di ieri (martedì 6 ottobre) all’età di 65 anni. Sono piovuti subito numerosissimi e trasversali attestati di stima dall’intero mondo musicale, non solo da quell’alveo rock di cui i Van Halen hanno rappresentato – fra la fine dei ’70 e l’inizio degli ’80 – una delle più alte espressioni, in senso sia artistico che commerciale.

I Van Halen, infatti, prima ancora che un genere incarnavano uno stile di vita e un modo di intendere la musica. Sfacciati, sempre al massimo dei giri, performer eccezionali e senza riserve pregiudiziali nei confronti degli aspetti più commerciali del music business. Per questa loro attitudine hanno rappresentato un modello valido per ogni tipo di aspirante star musicale, di ieri e di oggi. A voler lanciare una provocazione, in fondo erano rock and roll perché l’industria musicale dell’epoca ricercava ciò. E seguendo in pieno il modello delle grandi rock band venute prima di loro (Rolling Stones, The Who, Led Zeppelin, Aerosmith), la “prima linea” del gruppo era costituita dal carismatico tandem cantante-chitarrista: nel loro caso, David Lee Roth ed Eddie Van Halen.

L’impronta lasciata da EVH sull’evoluzione dei linguaggi della chitarra elettrica è inestimabile, paragonabile solo a quella di giganti come Jimi Hendrix, Eric Clapton, Ritchie Blackmore. Van Halen infatti è stato probabilmente il più grande innovatore dello strumento venuto dopo la generazione dei tardi anni ’60. Con la sua tecnica prodigiosa ha anticipato il virtuosismo (spesso poi portato all’eccesso) degli anni ’80: è stato l’archetipo della figura dello “shredder”, ma ha anche saputo osare con suoni e arrangiamenti.

Abbiamo selezionato dunque cinque tracce essenziali per ricordare l’eredità artistica di uno dei musicisti più influenti del secolo scorso.

Eruption

Se cercate un manifesto del linguaggio chitarristico di Eddie Van Halen, lo trovate qui: un concentrato di un minuto e mezzo di vertiginosi funambolismi di sola chitarra. Orgoglioso sfoggio di abilità (e di ego?) del chitarrista, che testimonia il grado di impeccabilità tecnica e di importanza all’interno della band che tale figura aveva raggiunto alla fine degli anni ’70. Per tutti i chitarristi, il perfetto manuale della tecnica del tapping.

Ice Cream Man

Brano forse secondario nell’economia della tracklist dell’album d’esordio, Ice Cream Man in realtà testimonia con rara efficacia quel gioioso “essere una rock band” che i Van Halen hanno sempre espresso nel corso della loro carriera. E infatti il pezzo è un classico rock and roll basato su un giro di blues. Partenza di chitarra acustica e voce, esplosione elettrica, assolo fulminante, finale blues strascicato. Memorabile.

Hot for Teacher

Con un’introduzione che omaggia implicitamente Quadrant 4 di Billy Cobham (contenuta nell’album Spectrum, 1973, analogamente basata su un virtuoso intreccio di batteria e chitarra elettrica), questo elettrizzante uptempo avrebbe fornito uno standard di riferimento per tutto l’hard rock e l’hair metal (nascituro di lì a poco) degli anni ’80. Il messaggio implicito è: “Vi facciamo vedere quanto siamo bravi”.

Jump

Il pezzo più celebre dei Van Halen, la loro super hit che tutti conosciamo, è probabilmente anche quello in cui è meno evidente – a parte un breve assolo – la componente chitarristica di Eddie Van Halen. Ma il marchio di fabbrica rimane sempre il suo: infatti è lui a suonare le riconoscibilissime parti di sintetizzatore che hanno reso il brano un classico della pop music senza tempo. Un’ulteriore prova del talento di EVH non solo come chitarrista ma anche come produttore e arrangiatore.

Beat It

Il classico di Michael Jackson vedeva una lineup di musicisti di primissimo piano: Steve Lukather e Jeff Porcaro dei Toto alla chitarra ritmica e alla batteria, Eddie Van Halen alla chitarra solista. Infatti è suo l’assolo che sentiamo a metà del brano. Come confonderlo, d’altra parte? Oggi i featuring si basano sulla riconoscibilità della voce di una pop star o del flow di un trapper. Allora bastava sentire poche note di chitarra per capire quale musicista stesse suonando. Erano senz’altro tempi diversi.

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