Ed O’Brien dei Radiohead debutta come solista: «Mi ispiro al primo Yorke»

È uscito Earth, debutto come solista di Ed O’Brien, chitarrista della band dell’Oxfordshire. Nel numero di maggio di Billboard Italia l’intervista integrale
Ed O'Brien
Ed O’Brien

È uscito da poche settimane in tutti i formati (degna di nota la versione in vinile) Earth, il debutto come solista di Ed O’Brien, chitarrista dei Radiohead, «in esilio voluto» nelle campagne del Galles. «Sai, ho bisogno di stare lontano dalle grandi città in questo periodo di pandemia e peraltro il mio album è una celebrazione stessa del nostro pianeta», racconta.

L’intera intervista a Ed O’Brien la potrai leggere sul numero di Billboard di maggio. Intanto ti anticipiamo alcune chicche che ci ha raccontato Ed O’Brien, tra ricordi del primo Thom Yorke, notti a Glastonbury e la visione celestiale di Jeff Buckley.

Te lo chiedo senza alcun filtro… a chi ti sei ispirato per il tuo canto?

Sai, per certi versi proprio a Thom Yorke, e ti spiego il motivo. Mi ricordo bene il Thom degli inizi, quando ancora non era quello che tutti voi conoscete, ovvero un fenomenale cantante e performer. Quando noi iniziammo a suonare al college (si chiamavano ancora On a Friday, ndr) Thom aveva un fratello, Andy, con una gran bella voce che poi avrebbe formato gli Unbelievable Truth.

Thom non voleva essere da meno, voleva migliorarsi. Concerto dopo concerto e session dopo session, la sua voce diventava sempre più completa e più bella. È stato un lavoro duro e lungo, fatto con estrema dedizione. Con la sua costanza e perseveranza, Thom è un modello a cui mi sono ispirato.

Shangri-La è sicuramente la canzone più “pop” del disco, anche se al primo ascolto mi ha ricordato I Can’t Escape Myself dei Sound ma senza il pathos nel cantato di Adrian Borland.

Molto interessante questo paragone. Shangri-La è stata scritta una settimana dopo che siamo andati al festival di Glastonbury. Ho cercato di ricreare quelle belle sensazioni che si provano lì, desideravo fare qualcosa che fosse celebrativo di quell’evento con delle liriche incisive e dirette.

Ho cercato quello spirito gioioso. Shangri-La è un luogo immaginario dove cercare pace e felicità, ma il suo significato sta anche nello stato mentale che ti porta spesso a fare quel tipo di viaggio. Partendo da luoghi oscuri o dai momenti difficili che l’umanità vive, per poi arrivare alla luce.

Vuoi ricordare perché Jeff Buckley ispirò la realizzazione della bellissima Fake Plastic Trees?

Avvenne questo. Noi stavamo realizzando le prime sessioni dell’album nei grandiosi RAK Studios nel quartiere di St. James Wood a Londra (le session avrebbero dovuto iniziare nel gennaio 1994 ma furono posposte a fine febbraio dopo che Leckie finì di produrre Carnival of Light dei Ride, oxfordiani come i Radiohead, ndr).

Una sera uscimmo dagli studi e decidemmo di andare a sentire Jeff: se ne parlava benissimo, era una data promozionale per il lancio di Grace e lui avrebbe suonato da solo al Garage.

Oh! Voi l’avete visto suonare il primo settembre del 1994. Fece la stessa cosa a Milano il 16: suonò in un piccolo club, fuori diluviava e una volta entrati al Rock Planet lui era lì, da solo, con la sua chitarra e la sua meravigliosa voce. Una magia.

Noi eravamo al piano superiore del locale, neanche nella sala da concerti, e c’era pochissimo pubblico. E quello che successe fu uno shock: non avevamo mai visto niente di simile. In quel momento Thom è rimasto… (ci pensa su, ndr) sai, quando vedi un talento così ti fa venire voglia di “fare qualcosa”. Stai sicuro che Thom non lo ammetterà mai (ride di gusto, ndr), ma penso che quel frangente lo abbia davvero influenzato.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa Thom. Fatto sta che il giorno seguente lui e Leckie si chiusero in studio lasciandoci sull’uscio e registrarono solo la voce e la chitarra acustica di Fake Plastic Trees. Quando la sentimmo rimanemmo incantati!

Ascolta qui Earth di Ed O’Brien

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