Denis O’Regan, il fotografo dei Queen: «Mick Jagger si esibisce per il pubblico, Freddie lo possedeva»

Inaugurata allo Spazio Murat di Bari la mostra “Denis O’Regan with Queen”, comprendente 60 fotografie che ritraggono Mercury e soci negli anni dell’apice della loro carriera. Il fotografo ha condiviso i suoi ricordi di quello straordinario periodo in un incontro pubblico targato Medimex
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Dalla mostra “Denis O’Regan with Queen” allo Spazio Murat di Bari (fonte: Medimex)

Dietro una grande band, potremmo dire, c’è sempre un grande fotografo. Perlomeno il discorso è valido per i decenni d’oro del rock e del pop, quando – lungi dalla pervasività dei social media di oggi – la fotografia musicale ricopriva un ruolo cruciale nel divulgare l’immagine pubblica degli artisti. Talvolta rendendoli delle vere e proprie icone. Nel caso di un gruppo fondamentale come i Queen, l’uomo dietro l’obiettivo porta il nome di Denis O’Regan.


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La mostra Denis O’Regan with Queen allo Spazio Murat di Bari (fonte: Medimex)

Denis O’Regan e i Queen

Classe 1953, londinese (anche se il cognome tradisce chiare origini irlandesi), O’Regan è stato fra i grandi della fotografia rock nella stagione dei maxi-concerti fra anni ’70 e ’80. Lavorò per l’influentissima rivista musicale NME e la sua macchina fotografica catturò le performance dal vivo di tante leggende dell’epoca, da David Bowie ai Rolling Stones.


Il suo lavoro è legato in modo speciale alla band di Freddie Mercury e soci, che seguì in tour a più riprese assistendo a tutte le tappe più memorabili, dal Live Aid agli storici concerti del The Magic Tour del 1986, fra cui Wembley (due date da 85mila spettatori ciascuna), Budapest (all’epoca un fatto eccezionale, in quanto oltre la cortina di ferro) e il gran finale ancora a Londra a Knebworth Park (115mila persone), che i Queen raggiunsero in elicottero. Sarebbe stato l’ultimo tour della band con Freddie Mercury.

Tanti di quegli scatti sarebbero passati alla storia: per esempio quello in cui Freddie indossa la sua famosa corona d’oro, un braccio alzato al cielo, e il suo mantello regale drappeggiato sulle spalle. Si tratta di una delle 60 fotografie esposte alla mostra Denis O’Regan with Queen, aperta fino al 28 agosto allo Spazio Murat di Bari e inaugurata dal fotografo stesso in occasione del Medimex.

Gli esordi di O’Regan

Inizialmente avviato verso una carriera come broker, Denis O’Regan abbandonò gradualmente la City di Londra per dedicarsi alle sue due grandi passioni: musica e fotografia. Da sempre amante del rock (a 11 anni sua madre lo portò a vedere i Beatles all’Hammersmith Odeon di Londra), furono i grandi concerti di inizio anni ’70 a indirizzarlo definitivamente verso la sua nuova professione.

«Ascoltavo e vedevo in concerto band come i Led Zeppelin e i Rolling Stones», ha raccontato ad Ernesto Assante in un incontro pubblico promosso dal Medimex. «Poi un amico mi suggerì di andare a vedere David Bowie: era l’epoca di Ziggy Stardust. Mi aspettavo di assistere a un normale concerto rock, invece c’era di tutto: musica, teatro, mimo… Questo ha cambiato la mia percezione della musica. Decisi allora che volevo catturare tutto ciò fotograficamente».

I suoi primi contatti con i Queen cominciarono molto presto, ben prima della loro fama planetaria: ai tempi del loro album d’esordio. «Io volevo andare in tour», ricorda O’Regan. «Nel 1973 andai a vedere i Mott the Hoople: i Queen aprivano il concerto, e dominarono l’evento. La band era gestita dal manager di Elton John, John Reid. Così andai nel suo ufficio per cercare di vendergli delle foto, ma sbagliai stanza e mi trovai davanti allo stesso Elton. Fui sul punto di chiedere indicazioni a lui…».

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Denis O’Regan (fonte: Medimex)

L’avvento del punk

Denis O’Regan fu anche testimone della travolgente parabola del punk londinese, che contribuì alla sua crescita professionale dandogli molte opportunità: era un fenomeno di cui tutti parlavano e facilmente accessibile. Spiega: «Era complicato fotografare le grandi rock band, mentre con i gruppi punk era molto semplice, anche perché i biglietti dei concerti non costavano niente. I giornali erano interessati al fenomeno, volevano quelle foto e le pubblicavano tutte. Così il mio nome era lì sotto».

Ovviamente un movimento come quello, nato apposta per fare tabula rasa rispetto a ciò che era venuto prima, era impietoso con i grandi gruppi rock della generazione precedente: «I Queen erano intimiditi dal punk», dice O’Regan. «I punk chiamavano gruppi come loro “vecchi scorreggioni”, anche se si riferivano a musicisti che all’epoca erano appena trentenni…».

Comunque fu proprio uno di quei concerti a dare al fotografo una delle prime opportunità di seguire una band in tour. «Nel 1976 a un concerto dei Damned, il mio primo concerto punk, c’era pochissima luce e non riuscivo a fare foto decenti», ricorda. «Allora chiesi in prestito il flash a un altro fotografo, che mi suggerì di provare a vendere le foto a NME. Scoprii che viveva insieme al cantante dei Thin Lizzy, Phil Lynott. Andai poi a trovarli e Lynott mi disse che stavano per andare in tour in Scandinavia. Spontaneamente gli chiesi di partire con loro e lui accettò».

I grandi: David Bowie, Rolling Stones, Queen

«Ogni volta che i Queen suonavano a Londra li fotografavo, perché mi piacevano moltissimo», racconta O’Regan. «Li seguii anche in Scandinavia. Così intorno al 1982 iniziai a lavorare molto con i Queen. L’anno dopo lessi su Billboard che il loro accountant avrebbe organizzato un grande tour di David Bowie (il Serious Moonlight Tour, in supporto all’album Let’s Dance, ndr). Semplicemente gli chiesi di fare da fotografo ufficiale del tour».

Con il suo lavoro Denis ebbe modo di conoscere da vicino anche una delle coppie artistiche più celebri di sempre: Mick Jagger e Keith Richards, il cui rapporto conflittuale era noto a tutti. «Erano come marito e moglie: bisticciavano in continuazione», ricorda. «Una sera Keith era molto arrabbiato e decise di rendere le cose difficili per Mick: in mezzo a una canzone andò a sedersi alla fine della passerella e si mise a suonare un assolo che non finiva più. Mick restò lì impacciato sul palco a fare balletti. Ronnie Wood si avvicinò per chiedergli chiese cosa stesse succedendo e lui rispose: “Ti manda lui? Se è così, digli di andare affanculo”. Così Ronnie andò da Mick a riferirgli ciò, e questo succedeva davanti a 80mila persone… Anche se probabilmente nessuno ci fece caso: pensavano solo di ascoltare un grande assolo di Keith Richards».

Comunque, se O’Regan dovesse esprimere una preferenza sul frontman migliore, non avrebbe dubbi: «Freddie Mercury era il miglior performer che avessi mai visto. Mick Jagger si esibisce per il pubblico, Freddie lo possedeva. L’esempio migliore è proprio il Live Aid. Anche se c’erano tanti artisti in programma, quando lui salì sul palco l’intero stadio diventò il pubblico dei Queen».

FREDDIE MERCURY SLANE CASTLE, 1986 - Denis O’Regan 2022
Freddie Mercury allo Slane Castle (Irlanda) nel 1986 (foto di Denis O’Regan)

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