Cristiano Godano: «Saranno eroi i giovani che suoneranno il rock»

Cristiano Godano pubblica Mi Ero Perso Il Cuore, il primo album solista senza i Marlene Kuntz, dove richiama il grandi cantautori americani da Dylan a Cohen
Cristiano Godano, esce il suo primo album solista "Il cuore su tutto", foto di Guido Harari
Cristiano Godano, esce il suo primo album solista “Il cuore su tutto”, foto di Guido Harari

C’è voluto il richiamo del cuore e una gran voglia di recuperare le antiche passioni mai sopite, nei confronti di alcuni songwriter come Dylan, Cohen e Young, per veder nascere il primo e prezioso album da solista di Cristiano Godano senza i suoi Marlene Kuntz.

Mi ero perso il cuore ci offre un lato inedito di Cristiano che ci affascina con un sound placido e a volte indolente, segnato dal suono delle spazzole sulla batteria e da sofisticati tocchi nell’arrangiamento.

Sono canzoni spesso dal sapore country che narrano le dinamiche opposte e contrarie del cuore e della mente di Cristiano cercando di sopire – anche se non è del tutto possibile – quella sua potente coscienza critica, spesso furiosa ma che abbiamo imparato ad apprezzare con la sua band.

Partirei citando il tuo modo di definire l’atto creativo, che ho conosciuto leggendo il tuo libro Nuotando nell’aria, ovvero il “backstage del processo creativo”. Com’è nato questo tuo primo album da solista dopo tanti lustri passati con i Marlene?

Da un punto di vista creativo sono sicuro di aver portato le mie canzoni nel luogo in cui si trovano adesso, cercando un certo tipo di mood. E sapevo quanto sarebbe stata delicata e importante la scelta dei musicisti che mi avrebbero portato in quella direzione. Il mio obiettivo fortunatamente  è stato raggiunto ma il risultato non è mai scontato.

Ero certo dei miei passi perché mosso da ciò che amo, ovvero suonare e cantare. Ma non potevo chiedere ai Marlene di seguirmi questa volta, non potevo pretendere di suonare in un modo che non appartiene al resto della band. Se parliamo invece della parte testuale, ho preso la chiara decisione di non mettere filtri tra me e l’io narrante. C’è una linearità e una nuova essenzialità, un intenso lirismo che per certi versi è una novità per me. 

Hai sempre voluto sottolineare la tua consapevolezza critica. Perché allora è sotto processo la mente ed esalti il cuore?

(Ride di gusto, ndr) Questa è una domanda che mi lusinga. Quando la mente ha prevaricato, è andata spesso oltre i suoi compiti di aiutarmi, di essere il giusto tramite per esprimermi in maniera possibilmente intrigante anche se sottolineo che tuttora sono convinto che un processo artistico sia legato alla mente. Ma nel mio album racconto di quel tipo di sconfinamento della mente quando con i suoi inviluppi prende troppo spazio e comincia a diventare ossessiva e a creare problemi a chi la subisce.

Dietro le parole ha un qualcosa che richiama i Western e non so che di “ventoso”.

Quello che mi piace sottolineare, a parte la tipologia di testo che ha una sua piccola parte narrativa in fondo, è una riflessione sul mio mestiere di scrittore e sulla sua parte più umana, mostrando quella vulnerabilità e fragilità che è comune a tutti noi. Venendo al sound, ho apprezzato il tocco di Enrico Gabrielli che ho ospitato in qualche brano, con quelle suggestive note di una melodica suonata da lui: ha reso particolare l’atmosfera. Quando ho ascoltato il brano finito mi sono venute in mente alcune atmosfere a là Paolo Conte…

Quando inizierai il tour per questo tuo album da solista, chi ti porterai sul palco?

Vediamo che succede questa estate e speriamo che i segnali di abbassamento dei colpiti dal virus nel nostro Paese siano costanti. Detto questo la line up sarà di sicuro quella presente in studio, sperando di portarci anche in tour due coriste.

Un tocco alla Leonard Cohen, questo.

Davvero! Me ne rendo conto ma è bello che ci sia.

Ma il rock è finito?

Io provengo da quell’area ed è per questo che me lo chiedi. È chiaro che oggi non è il momento del rock. La musica è andata in una direzione che non mi appartiene e si è trasformata in qualcosa di differente rispetto al tempo in cui io iniziai. Saranno degli “eroi” quei giovani – in Italia – che si cimenteranno con questo genere: troveranno molta difficoltà, a partire dagli spazi fisici dove esibirsi, per non parlare poi dei ricavi dalla vendita del loro prodotto.

La versione integrale dell’intervista la potrete leggere nel prossimo numero di Billboard Italia.

Guarda la diretta di Billboard Calling con Cristiano Godano.

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