Caro Bob Dylan, auguri per i tuoi 80 anni e grazie per tutte le sorprese

Una lettera accorata per ricordare l’enorme rivoluzione compiuta da Bob Dylan, nel giorno del suo compleanno
Bob Dylan nel 2015, Jeffrey R. Staab/CBS via Getty Images
Bob Dylan nel 2015, Jeffrey R. Staab/CBS via Getty Images

Caro Bob Dylan,

e così sei arrivato agli ottant’anni, un gran bel traguardo per chi, come te, non si è mai risparmiato. Di questi anni vissuti intensamente e non sempre serenamente, cinquantanove li hai trascorsi pubblicando dischi; tanti dischi, almeno una decina dei quali reputati urbi et orbi “classici” e/o “capolavori”. Del resto, hai composto centinaia di canzoni (spesso accantonate in un cassetto) che ti sei divertito a stravolgere, fino a renderle irriconoscibili, su quei palchi che hai calcato con un’assiduità da vero stacanovista.

Hai raccolto critiche quando ti sei presentato al Newport Folk Festival in veste elettrica e non acustica, ma la Storia ti ha dato ragione: hai segnato una svolta nel cammino del folk e del rock e, da quel marzo del 1965, nulla è stato più come prima. Quell’atto rivoluzionario sarebbe stato sufficiente a renderti leggenda. Ma non ti sei fermato lì e hai continuato a fare quello che ti andava, senza curarti delle chiacchiere della gente.

David Bowie definì la voce di Bob Dylan “di sabbia e di colla”

Spiazzando, come con lo scherzo datato 1970 di Self Portrait. E poi con la trilogia cristiana in chiave gospel presentata tra il 1979 e il 1981; nonché con il lancio, nel 1991, della Bootleg Series, monumentale collana di registrazioni provenienti dai tuoi immensi archivi che ancora procede; con il concerto davanti a Papa Wojtyla a Bologna, nel 1997; infine con l’apparizione, nel 2004, in uno spot TV di Victoria’s Secret sonorizzato dalla tua Love Sick.

Sfidando quanti denigravano la tua voce non esattamente armoniosa o accattivante – “di sabbia e colla”, la definì David Bowie – con i tre album di estratti dal Great American Songbook inanellati fra il 2015 e il 2017. Non presenziando alla cerimonia di consegna del Nobel per la letteratura che ti era stato conferito nel 2016, primo musicista a ricevere tale onore. Affidandone il ritiro in tua vece a Patti Smith; con la vendita nel 2020 dei diritti sul tuo intero catalogo alla Universal per circa trecento milioni di dollari. Solo per fare alcuni illuminanti esempi.

Non ci sono altri che vantino un così ampio, eclettico corpus di testi come Bob Dylan

Non sei un tipo facile, e su questo hai costruito una parte della tua personale mitologia. A dispetto del tuo metro e settanta scarso, sembri guardare tutti dall’alto, forte di una “presunzione” tanto naturale e giustificata da indurre chiunque ad accettarla, se non a lodarla; sei l’unico del Grande Circo Rock che, se ne capitasse l’occasione, avrei paura di intervistare, e una ragione ci sarà. Per via del tuo carattere spigoloso, è ovvio, ma soprattutto per la straordinaria pregnanza della tua opera di artista, che non può non mettere in soggezione.

Non ci sono altri che vantino un così ampio, eclettico corpus di testi – da seguire senza separarli dalle (non meno policrome) trame intessute dagli strumenti. L’hai detto tu – che spaziano tra innumerevoli temi: dall’ambito sociopolitico in ogni suo aspetto, forse quello per cui sei più celebrato (Blowin’ In The Wind, Masters Of War, A Hard Rain’s A-Gonna Fall, Hurricane).Ai sentimenti terreni (Sara è una delle dichiarazioni d’amore più meravigliosamente disperate mai scritte) e ultraterreni, alle fasi dell’esistenza, alla natura umana nelle sue più varie sfaccettature.

Caro Bob Dylan, azzardiamo l’elenco delle pietre miliari

Testi ricchi di metafore e termini inusuali, che possono sfociare in un ermetismo comunque dotato di una forza immaginifica dalla quale è inevitabile rimanere impressionati, ammirati, sedotti. Non temendo il tuo eventuale, probabile dissenso, perché è inverosimile che tu possa leggermi, azzardo addirittura un elenchino delle tue pietre miliari delle quali non potrei fare a meno e che tutti dovrebbero approfondire.

The Freewheelin’ Bob Dylan (1963), Bringing It All Back Home (1965), Highway 61 Revisited (1965), Blonde On Blonde (1966), John Wesley Harding (1967), Blood On The Tracks (1975), Desire (1976), Oh Mercy (1989), Time Out Of Mind (1997), Love And Theft (2001) e Rough And Rowdy Ways (2020).

E allora ottanta volte “auguri”, caro Bob, con sincera, infinita riconoscenza per le emozioni, gli spunti di riflessione, le epifanie, i momenti di stupore e quelli di disappunto offertici durante questo tuo lungo e avventuroso viaggio che ti ha portato là dove nessun cantautore è mai giunto prima. E dove nessun altro riuscirà a giungere, nei secoli dei secoli.

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