In principio era il rock and roll. I californiani Black Rebel Motorcycle Club (il nome della band, ça va sans dire, è ispirato al film Il Selvaggio del 1953 con Marlon Brando) raggiunsero il successo con una formula musicale che mescolava fuori tempo massimo chitarre anni ’60 e cupezza new wave, Jefferson Airplane e The Cure: una bizzarra – e riuscitissima – forma di “psichedelia dark”. Ma erano i primi anni Duemila e anche questo era possibile: il rock alternativo conosceva allora una nuova grande ondata di vitalità, rivelatasi poi assai effimera. Da allora i BRMC resistono incorruttibili al cambio dei tempi, alle variazioni di line up e alle pieghe oscure della vita: nel 2015 la batterista Leah Shapiro subì un’operazione al cervello per la Malformazione di Chiari, un raro disturbo che restringe il flusso del liquido spinale tra cervello e spina dorsale. Il nuovo album Wrong Creatures è il lavoro maturo di una band autenticamente “fedele alla linea” che, come ci racconta il bassista e chitarrista Robert Levon Been, a dispetto delle apparenze intende tradurre in musica la vita.

Avete cominciato a lavorare a questo album nel 2015, un periodo molto particolare della vostra esistenza come band. Cosa pensi che abbia influenzato maggiormente l’ottimo risultato finale: la lunghezza della produzione o le vostre esperienze di vita negli ultimi 2-3 anni?

In realtà mi sto ancora riprendendo da entrambe le cose, quindi non saprei dire esattamente cosa diavolo sia successo all’epoca.

I brani dell’album riflettono spesso su un senso di precarietà dell’esistenza espresso in una maniera così lucida da spiazzare l’ascoltatore. Parlare della morte può essere una forma di terapia?

Beh, gli studi di registrazione e gli psicoterapeuti si fanno entrambi pagare a ore. Ma fanno così anche la maggior parte delle prostitute, così i musicisti si trovano probabilmente da qualche parte lì in mezzo. Tuttavia non ho mai pensato che le nostre canzoni riguardassero la morte – e non sono mai stato morto, quindi non ho molta esperienza in materia. Credo che la nostra musica riguardi la vita e tutto ciò che rimane impigliato in essa. Sono sicuro che avrò un sacco di roba da scrivere sulla morte quando sarò morto, ma non ho particolare fretta.

Black Rebel Motorcycle Club live al Fabrique di Milano (foto di Stefano Masselli)

Black Rebel Motorcycle Club live al Fabrique di Milano (foto di Stefano Masselli)

Ci sono anche sprazzi di luce e amore nel corso dell’album (per esempio in Echo e All Rise). Per molti decenni il rock and roll ha espresso un messaggio di “pace e amore”: pensi che possa svolgere lo stesso ruolo oggi?

Mi stavo giusto chiedendo perché così tante persone sputino sugli anni ’60, gli hippy e l’amore libero. In vita mia non ho mai capito l’avversione a pace e amore. Ma penso che artisticamente e spiritualmente gli anni ’60 in particolare siano stati il punto più alto, davvero ci si aspettava che avrebbero cambiato tutto. Era come una guerra con i migliori soldati da entrambe le parti, ma alla fine l’amore ha perso. E io credo che l’abbiamo compianto da allora, indurendo noi stessi per sopravvivere e non sognare troppo in grande. Ma non sono sicuro di saper rispondere alla tua domanda: io faccio solo del mio meglio per scrivere di cosa sia rimasto là fuori e per mantenere in vita con un sussurro un pochino di quel sogno, finché le persone non saranno di nuovo pronte ad amare veramente e cantare tutte insieme.

Nei testi dell’album ci sono pochissimi riferimenti al mondo contemporaneo: se fossero stati pubblicati negli anni ’70 o ’90 non avrei notato la differenza. È una specie di rifiuto dei difetti del presente?

Sono abbastanza sicuro che i difetti siano sempre lì, sono senza tempo. A volte quando proviamo intenzionalmente a scrivere qualcosa su specifiche tematiche contemporanee, le cose cominciano a sembrare piuttosto piccole. Forse è perché non siamo molto bravi in quel tipo di scrittura. Comunque la maggior parte della musica che è rimasta con me negli anni ha caratteristiche simili – eccetto qualcosa come Waiting for My Man (dei Velvet Underground, ndr) che ti trasporta nelle strade di New York in quel preciso posto e in quel preciso momento. Ma non lo sento mai come qualcosa di vecchio. Penso che quello sia il trucco.



In Little Thing Gone Wild affrontate Dio direttamente. Qual è il vostro rapporto con la religione o la spiritualità in generale?

Ahah, oddio. Il mio unico vero rapporto con la religione sta nell’essere sempre certo di avere più domande che risposte. Little Thing Gone Wild semplicemente chiede perché siamo gravati dal concetto di avere un’anima quando la maggior parte del tempo quell’idea sembra fare a pugni con ogni altra parte naturale di ciò che siamo.

Voi siete diventati famosi con una canzone intitolata Whatever Happened to My Rock and Roll: cos’è successo al rock and roll negli ultimi 10-15 anni? Che spazio vedete per questo tipo di musica oggi?

In realtà solo adesso sta ricominciando a essere una vera “minaccia” e un vero sfavorito. Perché oggi per qualsiasi scopo o intenzione il rock and roll è stato quasi spazzato via. Nel 2001 ebbe un nuovo periodo sotto i riflettori ma durò molto poco. Comunque la maggior parte delle band indipendenti di adesso non lo fanno per fama o per soldi, e questo è ciò di cui dovresti essere preoccupato.


Ascolta Wrong Creatures dei Black Rebel Motorcycle Club in streaming