Zero Assoluto: «Noi e Gazzelle uniti dalla voglia di raccontare la vita quotidiana»

15 anni fa esplose il fenomeno Zero Assoluto. Sono tornati, con altri progetti paralleli, ma con le idee ben chiare sul passato e sul presente
Zero Assoluto, fonte: Instagram
Zero Assoluto, fonte: Instagram

In un’estate in cui la targa di “tormentone estivo” se la giocano Alessandra Amoroso insieme ai Boomdabash, Baby K, Elettra Lamborghini e Giusy Ferreri, Fred De Palma con Anitta, Rocco Hunt e Ana Mena, ecco il ritorno che non ti aspetti, quello del duo conosciutosi tra i banchi di scuola al Liceo Classico Giulio Cesare di Roma insieme ad uno dei cantautori indie più apprezzati degli ultimi anni, Gazzelle. Parliamo degli Zero Assoluto.


Sono passati 15 anni dall’uscita di Semplicemente, il singolo che ha decretato il vostro successo e che rappresenta tutt’oggi uno dei vostri cavalli di battaglia. Come sono cambiati Matteo e Thomas nel tempo e cosa è rimasto degli Zero Assoluto degli inizi?


È rimasta la stessa passione e lo stesso approccio alla musica, non è obbligatorio scrivere canzoni quando non ne senti la necessità profonda. Quello che arriva al pubblico è l’onestà e la semplicità di quello che stai scrivendo che poi è la bellezza di tutto quello che funziona nella musica di oggi, e che è quello che regala il mondo dell’indie.

Penso siano quelli che ti raccontano in qualche modo uno stato d’animo attraverso una fotografia, o attraverso la musica, e a cui ci sentiamo forse da sempre più vicini.

Oggi non possiamo fare altro che raccontare quelli che siamo, dopo 15 anni in cui è tornata la voglia di continuare a raccontarci.

Avete intrapreso percorsi collaterali a quello musicale, tu per esempio Matteo sei manager di YouTuber e TikToker di successo, Thomas è agente di gamer. E comunque legati al mondo del web. In che modo le due carriere si sono contaminate a vicenda e quanto è importante oggi per un musicista capire e parlare il linguaggio digitale?

Oggi capire il linguaggio digitale per un musicista è necessario e fondamentale. Se tu facessi questa domanda ad un artista che ha vent’anni non sarebbe una domanda corretta per il semplice fatto che è nato dentro questo tipo di linguaggio, quindi è uno strumento che utilizza come noi utilizzavamo qualsiasi altro mezzo di comunicazione quando avevamo vent’anni.

Credo che la cosa importante sia non recitare la parte degli adolescenti e non scimmiottare quelli che fanno gli influencer. È uno strumento di comunicazione in cui bisogna raccontare tutti gli spin off degli aspetti musicali. Per un gruppo come gli Zero Assoluto uscire senza fare comunicati stampa, ma semplicemente caricare sui nostri profili e sulle piattaforme digitali la nuova canzone è l’unica modalità che trovo coerente per ricominciare a parlare e a dire qualcosa. Ovviamente è inevitabile il confronto col digitale, ed è la prima domanda che ci siamo posti al momento dell’uscita, ma è un mondo che ci piace tantissimo e che gestiamo in due agenzie diverse, con altri ragazzi che vivono appieno questo sistema. È un sistema con cui noi flirtiamo tutti i giorni e che rispettiamo pur arrivando inevitabilmente da un’altra era, meno digitale e più analogica.



Il 24 luglio è uscito Fuori noi, il vostro nuovo singolo con Gazzelle, tra i protagonisti della nuova generazione di cantautori italiani che rappresentano il cosiddetto indie-pop. A primo impatto mi verrebbe da dire che siete stati i precursori di questo genere e che l’affinità tra voi è tangibile dalla prima strofa. Come dialogano le vecchie e le nuove generazioni? Qual è il fil rouge che le unisce?

Quando avevamo vent’anni non avevamo la presunzione di poter ispirare qualcun altro ma la bellezza della musica pop è che alcune canzoni poi diventano colonna sonora di qualche tuo ricordo e non c’è cosa più potente del mondo dei ricordi. Il dialogo è immediato e l’approccio alla scrittura che ha Flavio (Gazzelle), fatta ovviamente di un suo stile, è il medesimo come lo è l’affinità e il desiderio di raccontare piccoli o grandi stati d’animo. La differenza rispetto a quando uscirono gli Zero Assoluto è stata proprio quella, e me ne sono accorto dopo.

Non cercavano concetti estremamente alti ma diretti, di vita quotidiana.

Pensate che i giovani cantautori di oggi si siano dunque ispirati anche a voi? La commistione tra rap e pop, la romanità, lo spaccato di vita quotidiana incastonato nei vostri testi e il minimalismo dei titoli nei vostri pezzi, ricordano il lavoro di molti sulla scena romana, una quasi copia di quello che fanno Carl Brave e Franco 126?

Quella è una casualità. La scuola romana è sempre stata patria del rinnovamento per diversi generi musicali. Roma ha questa grandissima capacità di rinnovare un trend che poi va oltre la regione, si modella e diventa anche più mainstream, quando poi sbarca a Milano. Però è vero, ci siamo resi conto che il nostro modo di proporre musica quando abbiamo iniziato a farla, e tutto il nostro repertorio, in qualche modo ha influito. In tanti ragazzi ritrovo tantissime cose nostre e mi fa molto piacere.

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Le estati sono immagini e canzoni che prima o poi ritornano. Foto da rivedere, musica da riascoltare. Magari quando farà freddo o in un momento di malinconia. Magari invece in un attimo di euforia improvvisa. Le estati, quelle passate, quelle di oggi, e di domani, quelle che sembra tutto diverso lontano da qui, anche se non è vero. Buona estate a tutti voi. Dove siete? Con chi la state passando? Vi sentiamo, da qui.

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È cambiato il favore del pubblico nei confronti di questo genere secondo te?

Sì, è cambiato. All’epoca noi eravamo pop mainstream, anche se siamo sempre stati indipendenti nelle nostre uscite discografiche. Però il risalto che avevamo a livello di pubblico è sempre stato molto popolare e di massa. Oggi questa cosa è cambiata completamente. Il rap di successo un tempo era una cosa che bisognava gestire e comunque se avevi grande successo ti creava grandi problemi sulla scena. Oggi il successo ti garantisce la presenza sulla scena. Un tempo c’erano i film di Federico Moccia. Oggi ci sono le serie Netflix su Riccione. Ma il contenuto è sempre lo stesso.

Nel brano cantate “voglio scrivere una frase sul muro ma con un coltello che non lasci nessun dubbio che ogni dubbio è tempo perso”. Vi è capitato nel corso della vostra carriera di essere tormentati da un dubbio che vi ha fatto perdere tempo inutilmente?

Sì, come a tutti, perché la vita è questo. Chi ha vissuto una vita senza dubbi presentamelo che gli stringiamo la mano. Non mi sono mai posto il problema se avessimo perso treni o no. Probabilmente di treni ne abbiamo persi 1 miliardo, però siamo anche saliti su 1 miliardo di treni. Ho sempre creduto che poi alla fine la vita è un equilibrio tra salti al momento giusto e cose su cui hai sbagliato le tempistiche. Su tutto in generale, nella vita personale e professionale.

Lo zero assoluto in fisica è il limite inferiore delle temperature, il freddo più freddo che ci sia sotto al quale alcuni gas si comportano come se fossero estremamente caldi. Esiste un parallelismo tra la scelta del vostro nome e l’anima dei vostri brani?

Quando abbiamo trovato questo nome non abbiamo riflettuto sulla definizione specifica. Le canzoni che amo di più sono quelle in equilibrio funambolico tra la malinconia e la felicità, sono quelle canzoni che ti danno la libertà di poterci fare quello che ti pare con gli stati d’animo.

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