Con “Unfollow the Rules” Rufus Wainwright volta pagina (e ritorna al pop)

Unfollow the Rules è quasi un’opera in tre atti che chiude una fase nella vita e nella carriera del poliedrico e inafferrabile cantautore e al contempo ne inizia una nuova. Ecco un estratto dell’intervista che troverete in versione integrale prossimamente sul magazine
Rufus Wainwright - Unfollow the Rules - intervista

Dopo uno stacco lungo otto anni Rufus Wainwright è tornato al pop, cambiato e rinvigorito. Il merito va sicuramente al matrimonio con Jörn Weisbrodt, alla nascita della figlia Viva (avuta dall’amica d’infanzia Lorca, figlia di Leonard Cohen) e a una ritrovata consapevolezza su cui molto hanno influito le vibrazioni positive di Laurel Canyon. È in questo bel quartiere di Los Angeles, infatti, che da alcuni anni si è trasferito a vivere con la sua famiglia e cui ha dedicato uno dei due singoli che hanno preceduto l’uscita del disco. Di questo e altro ancora parla Unfollow the Rules, quasi un’opera rock in tre atti che chiude una fase nella vita e nella carriera del poliedrico e inafferrabile cantautore e al contempo ne inizia una nuova. Ecco un estratto dell’intervista che troverete in versione integrale prossimamente sul magazine.

Cosa ti ha spinto a tornare al pop dopo la lunga parentesi operistica di Prima Donna e Take All My Loves seguita alla tua collaborazione con Mark Ronson con Out of the Game?

Prima di tutto ci tengo a dire che questo mio amore per l’opera e la musica classica in generale lo coltivo da sempre. Nasco da una famiglia di musicisti e la musica, in ogni sua forma ed espressione, è sempre stata al centro della mia vita. Il mio legame con la tradizione e con il passato è fondamentale. È per questo che ci tenevo a confrontarmi con Judy Garland, Shakespeare, Maria Callas. Quando ho deciso di voltare pagina con Prima Donna e Take All My Loves, l’ho fatto perché volevo distanziarmi dalle logiche di mercato e tornare a essere finalmente me stesso. Però in questi otto anni ho anche capito che in fondo il pop non solo mi appartiene, ma è una cosa seria.

Non puoi negare, comunque, che l’esperienza con Mark Ronson ti abbia un po’ segnato e che i risultati di quel disco, a livello commerciale, siano stati al di sotto delle tue aspettative. Se non sbaglio ne parli anche nel documentario Unmaking Unfollow the Rules che ha preceduto l’uscita del nuovo album.

Non fraintendermi, con Mark Ronson non ho mai smesso di essere amico e non sono affatto deluso del risultato. Anche se ha venduto meno del previsto, è un ottimo disco. Ne sono convinto. Però è vero che il fatto che non sia stato capito ha contribuito ad allontanarmi da un mondo che mi ha fatto sentire un disilluso. Adesso, però, sono tornato e quello che sto ricevendo da Unfollow the Rules è la dimostrazione che prendermi una pausa era proprio ciò di cui avevo bisogno.

Pensi che sia cambiato nel frattempo il tuo rapporto con fama, successo e pubblico?

Sicuramente. Più che altro ho capito che se ho deciso di fare questo lavoro non è per i soldi o per la celebrità, ma per potermi esprimere artisticamente, dando sfogo alla mia creatività.

Unfollow the Rules è idealmente suddiviso in tre atti di quattro brani ciascuno. Questa struttura era premeditata o l’hai maturata mentre lo registravi?

Me ne sono reso conto a registrazione conclusa. Segue l’andamento di un processo evolutivo. Si passa da una prima parte che mescola il mio passato da cantautore al musicista che sono oggi, una seconda più elettrizzante e schizofrenica che rispecchia la mia personalità più folle, fino alla terza che si confronta invece con il mio lato più serio, meditativo e riservato. Considero questo disco un rito di passaggio, un viaggio iniziatico che apre a nuovi orizzonti. Inoltre ho sempre auspicato un ritorno al vinile. Siccome non era possibile pubblicare solo su vinile, perlomeno la struttura e il packaging sono perfetti e gli amanti del vinile non possono che essere soddisfatti.

Intervista a cura di Marco Cacioppo

Ascolta Unfollow the Rules di Rufus Wainwright in streaming

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